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Arma a doppio taglio

A furia di indagare su Trump, scoprono tutti i peccati dell'Fbi e dei Dem

8 Dicembre 2017

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A furia di indagare su Trump, scoprono tutti i peccati dell'Fbi e dei Dem

Non era cosi’ che doveva andare, nei sogni dei DEM, un anno dopo la vittoria di Trump. Invece dell’impeachment del presidente per il supposto scandalo del Russiagate, un deputato democratico afro-americano di 88 anni, John Conyers, il parlamentare dalla piu’ lunga permanenza in Congresso, si e’ dimesso perche’ invischiato nello scandalo reale del momento, gli abusi sessuali. E un senatore democratico che aveva addirittura orizzonti di corsa presidenziale nel 2020, Al Franken, e’ pressato da un numero crescente di colleghi senatori del suo stesso partito perche’ si dimetta pure lui per lo stesso motivo.
Ieri, poi, a proposito di impeachment a Trump, c’e’ stata la conta alla Camera sulla risoluzione presentata con procedura d’urgenza da un deputato afro-americano DEM, Al Green. I parlamentari l’hanno respinta con la stragrande maggioranza di 368 a 58 voti, composta da tutti i repubblicani e da una maggioranza di democratici.

La capa della minoranza democratica alla Camera, Nancy Pelosi, e il numero due Steny Hoyer , sono tra coloro che hanno votato a favore della messa ai voti della risoluzione ma contro l’impeachment, con una motivazione tattica: “Ora non e’ il tempo di considerare articoli di legge per l’impeachment. Le commissioni congressuali continuano ad essere profondamente impegnate nelle indagini sulle azioni del presidente prima e dopo la sua inaugurazione. E anche l’investigazione del procuratore speciale Robert Mueller sta andando avanti. Si deve permettere a queste inchieste di continuare”, ha detto la Pelosi. Quattro DEM hanno deciso di astenersi sulla mozione di messa ai voti.

Il fatto e’ che, iniziate da oltre un anno e mezzo con l’obiettivo di scoprire la “collusione” della campagna di Trump con i russi, le indagini non hanno prodotto neppure un frammento di prove che questa “collusione” ci sia mai stata. Tante altre cose sono emerse, pero’, a partire dal famigerato dossier pagato da Hillary alla societa’ di PR di Washingon, che lo produsse con il concorso di una spia inglese e di sue fonti russe non propriamente affidabili. Siccome alle manovre oscure dietro il dossier, zeppo di falsita’ anti Trump che sono state a suo tempo smascherate, c’e’ lo zampino dell’FBI (di Obama e di James Comey) che avrebbe partecipato al finanziamento e poi usato il dossier per spiare illegalmente persone legate alla campagna di Trump, la posizione di Mueller diventa giorno dopo giorno sempre piu’ insostenibile. Mueller e’ amico di Comey ed e‘ stato direttore dell’FBI prima di lui. Dovrebbe quindi indagare l’operato dell’FBI, sua e del suo amico, e il conflitto di interesse che lo riguarda e’ evidente. Le sue dimissioni da procuratore speciale sono la condizione minima affinche’ l’intera indagine su Russiagate, e sulla Hillary, abbia ancora senso e possa essere accettata dal popolo americano con serenita’.

L’ultima clamorosa rivelazione e’ di qualche giorno fa, e concerne la figura e il ruolo di Peter Strzok, un agente di primo piano dell’FBI che ha partecipato attivamente alle inchieste su Hillary prima e su Russiagate poi. Il Washington Post e il New York Times hanno scritto qualche giorno fa che Strzok era stato rimosso questa estate dal team di Mueller dopo che erano emersi suoi messaggi email all’amante in cui sparlava esplicitamente di Trump. Mueller e il Dipartimento di Giustizia, che avevano scoperto le email, tennero pero’ queste informazioni segrete e solo per se’ stessi, senza cioe’ farle avere ai parlamentari della Commissioni di indagine su Russiagate, come era loro dovere, e per di piu’ anche dopo che la Commissione sui Servizi aveva fatto una richiesta giudiziaria ufficiale, specifica, per avere l’intera documentazione sul caso.

Oltre a nascondere queste email imbarazzanti che mostravano la partigianeria di Strzok anti Trump, Mueller non diede risposta alle domande dei membri della Commissione sui Servizi sul perche’ l’agente Strzok fosse stato rimosso dall’inchiesta su Trump, e dirottato ad un incarico di nessuna importanza politica all’ufficio del Personale. Inoltre, Mueller non rese disponibile Strzok per una audizione della Commissione sui Servizi della Camera, anche se i membri volevano interrogarlo. Le notizie su Strzok, ricorda il WSJ in un editoriale in cui ha chiesto le dimissioni di Mueller, sono state fatte uscire dal Dipartimento di Giustizia solo quando quest’ultimo ha concluso che non poteva trattenerle piu’ a lungo. Peraltro, sono state presentate alla stampa amica con le lodi a Mueller per aver agito “velocemente” rimuovendo il compromesso agente anti Trump.

Il Dipartimento, a questo punto, ha anche accettato di far testimoniare Strzok davanti agli inquirenti della Camera. Sara’ un’audizione interessantissima, poiche’ Strzok era un ‘capo luogotente’ dell’ex direttore James Comey che svolse una parte decisiva nelle indagini del 2016 sulla campagna di Trump e la “collusione” con la Russia durante le elezioni. Mueller, appena nominato procuratore speciale su Russiagate, gli ha affidato un ruolo guida. Nel 2016, sempre Strzok aveva guidato le indagini su Hillary e aveva partecipato all’intervista alla candidata DEM appena prima che Comey la “assolvesse”. E’ proprio Strzok che avrebbe sostituito la formula “grossa negligenza” con “estremamente senza cura” nel discorso assolutorio di Comey sul comportamento della Clinton. La prima espressione avrebbe portato alla incriminazione di Hillary, essendo quelle due parole quelle che per legge definiscono criminale il modo in cui un funzionario pubblico gestisce informazioni classificate.
Quanto all’amante con cui Strzok ha scambiato i messaggi email, la avvocatessa dell’FBI Lisa Page, aveva lavorato sia con Mueller sia con il vicedirettore dell’FBI Andrew Cabe, che era stato a sua volta accusato di conflitto di interesse nella indagine sul server e le email della Clinton quando si scopri’ che alleati politici di Hillary avevano finanziato lautamente la campagna della moglie di Cabe, che correva come democratica per diventare senatrice della Virginia.

Il contenuto delle email non e’ stato finora reso pubblico, ma se ha costretto Mueller all’allontanamento del suo braccio destro vuol dire che le frasi contro Trump, e pro Hillary, erano inequivocabili e indifendibili, la prova di NON indipendenza nel lavoro di indagine. Il che porta a un’ulteriore considerazione. Se a gestire l’inchiesta e’ stato per tutto questo tempo un personaggio cosi’ fazioso e cosi’ interessato ad affondare Trump, il fatto che non sia uscito finora nulla di nulla, sul New York Times o sul Washington Post, in qualche modo direttamente compromettente sul presidente rafforza quanto Donald ha sempre sostenuto: non esiste alcuna collusione.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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