Retorica

L'8 marzo? Basta ipocrisie: qualche consiglio per celebrarlo meglio (l'anno prossimo)

Glauco Maggi

Qualche idea sparsa per celebrare l’8 marzo, festa della donna. L’EQUIVOCO SULLA DATA. Se sentite dire che l’8 marzo e’ nato per “celebrare” il sacrificio delle 123 operaie americane morte nell’incendio della fabbrica tessile (Triangle Factory) di New York nel 1911, sappiate che non e’ vero. L’incendio avvenne infatti il 25 marzo del 1911. E mentre e’ vero che la prima celebrazione americana del Giorno della Donna si tenne a New York, successe due anni prima della tragedia, il 28 febbraio del 1909, e fu organizzata dal Socialist Party of America. L’anno successivo, il 1910, le donne della Seconda Internazionale Socialista decisero di stabilire una Giornata Internazionale delle Donne, che divenne poi una Festa nazionale in Russia dopo la rivoluzione del 1917, e per decenni fu celebrata dal movimento socialista e nei paesi comunisti. Soltanto nel 1975 le Nazioni Unite decisero di adottare la Giornata della Donna a livello internazionale. Devo queste puntualizzazioni storiche alla “Conversazione di celebrazione dell’8 marzo” che si e’ tenuta oggi a New York, durante la quale la giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Cometto (mia moglie, full disclosure) ha intervistato davanti al pubblico dell’Istituto Culturale Italiano l’autrice del best seller “Paura di volare”, Erica Jong, icona del femminismo. LE INIZIATIVE CURIOSE. Molte aziende finanziarie hanno preso l’occasione della Giornata della Donna per dare maggiore visibilita’ alle loro analiste e manager. La Colombia Threadneedle Investments, per esempio, ha fatto circolare la nota abituale di commento sui mercati dando voce solo alle donne della loro squadra gestionale: Tammie Tang, Gestore di portafoglio, Reddito Fisso; Nadia Grant, Responsabile azioni USA; Maya Bhandari, Gestore di portafoglio Multi Asset; Sonal Sagar, Vice gestore di portafoglio e Analista senior Azioni Britanniche; Lisa Lim, Vice gestore di portafoglio e Analista senior Azioni britanniche. Ok, aggiungo le mie congratulazione alle esperte citate. Ma se sono in gamba davvero, come non c’e’ motivo di non credere, perche’ non usarle piu’ frequentemente, o sempre? O le loro analisi sono “mimose al contrario”, che questi bravi gestori di sesso femminile possono offrire al pubblico solo nella giornata deputata alla loro visibilita’? LE INIZIATIVE POSITIVE. “100 donne contro gli stereotipi”. Questo progetto è una piattaforma online (www.100esperte.it) che raccoglie 100 nomi e Curriculum Vitae di esperte a partire dalle economiste e dall’area STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics). Il settore vede storicamente una presenza sottorappresentata di donne, pur essendo strategico per lo sviluppo sociale in Italia. L’8 marzo e’ l’occasione per un incontro a Roma presso la sede della Rappresentanza italiana della Commissione europea, che sostiene il progetto insieme alla Fondazione Bracco. Diffondere la crescita del numero delle scienziate e’ stimolante, e promuove emulazione. L’INIZIATIVA ULTRAPOLITICAMENTE CORRETTA . E’ quella di State Street Global Advisors, la societa’ di Wall Street che un anno fa ebbe l’idea, commerciale, di mettere la statua di una bambina, la “Fearless Girl”, in atto di sfida davanti al Toro di Wall Street. Ma mentre l’artista italiano Arturo Di Modica pose nel 1989, a sue spese, la statua del Toro alla carica (Charging Bull) davanti alla Borsa, di notte e illegalmente, per celebrare la vitalita’ del capitalismo finanziario dopo il crollo del 1987, State Street con la sua ragazzina ha dato un messaggio pubblicitario cavalcando le “quote rosa” nel comparto bancario. Ed oggi si appropria dell’avanzamento del numero delle donne nei consigli di amministrazione per sostenere che e’ merito della sua ragazzina, installata con il permesso del simpatetico sindaco de Blasio, l’amico di Occupy Wall Street. Da un comunicato autocelebrativo emesso oggi, 8 marzo, a firma di Rakhi Kumar, responsabile ESG Investment e Asset Stewardship di State Street Global Advisors, apprendiamo che “in un anno più di 150 società quotate hanno nominato delle donne all’interno dei propri Consigli di Amminstrazione”. “La nostra piattaforma di stewardship, simboleggiata dalla Fearless Girl, sta avendo un forte impatto”, ha dichiarato Kumar. “L’avvento della Fearless Girl ha permesso di avviare un intenso dibattito a livello globale e ha spinto gli azionisti ad agire in merito al tema della diversità di genere”. Capiamo l’intento di Kumar di mostrare che il budget della sua iniziativa e’ servito a qualcosa. Ma non solo il target fissato inizialmente dalla stessa State Street era di 600 societa’ , e solo in 152 il numero rosa e’ cresciuto. Un’altra considerazione di carattere generale si impone, a mio avviso. E’ fuor di dubbio che le statistiche sono chiare: se prendiamo la popolazione lavorativa nel comparto finanziario in generale, la percentuale di uomini nei CDA e’ ancora sproporzianata a loro vantaggio rispetto al numero di donne. Ma si puo’ pensare davvero che una bambina con la faccia di bronzo, pagata da una corporation di Wall Street, abbia avuto un “impatto positivo” nelle politiche di promozione interne alle banche? Se la risposta e’ si’ come si arroga State Street, e’ questo un successo vero delle donne? Dubito assai. Preferisco attribuire le migliorie di carriera ai meriti individuali delle lavoratrici. Come capita per l’ “affirmative action”, la “discriminazione positiva” che falsa l’ingresso nel numero chiuso dei college americani accettando studenti neri o ispanici con un rating inferiore agli standard medi dei bianchi e degli asiatici, che cosa sono indotte a pensare le donne promosse nelle gerarchie interne delle banche, e ovunque nel mondo del lavoro? Che il merito non vada alle loro capacita’ personali ma alle campagne di de Blasio, di State Street, della Fearless Girl? Secondo me, l’8 Marzo inteso cosi’, all’insegna delle quote rosa, e’ un atto di condiscendenza, e non di vero rispetto. Comunque, basta chiedere a qualsiasi donna promossa manager, o nei CDA, per sapere se sia contenta di essere, come individuo, il risultato di un “movimento” aiutato ad emergere. Oppure se sono piu’ orgogliose di aver fatto strada con i propri mezzi e le proprie qualita’ in un contesto di oggettiva difficolta’. Nessuno nega infatti che i maschi abbiano avuto finora un vantaggio tradizionale, di genere, nelle carriere. L’INIZIATIVA DI SOSTANZA. Qui parliamo di soldi, non di date. La World Bank ha lanciato mesi fa, in occasione del Summit in Germania, la “Women's Entrepreneur Finance Initiative”, programma di finanziamento dell’ imprenditorialita’ delle donne nel terzo e nel quarto mondo per un iniziale ammontare di 325 milioni di dollari. Andranno a progetti di business al femminile, e tra i maggiori donatori ci sono la Germania, gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. Al netto della quota di inevitabili sprechi in corruzione, sempre presenti quando ci sono di mezzo le organizzazioni governative internazionali, e sorvolando su che cosa potrebbero-dovrebbero fare i paesi islamici donatori per promuovere la crescita domestica delle loro donne, in questo caso le beneficiarie selezionate avranno un aiuto concreto. E potranno creare, con le loro operazioni e il loro spirito imprenditoriale individuale se saranno brave, crescita economica tangibile a vantaggio di se stesse, delle loro famiglie, e in generale delle societa’ arretrate in cui vivono oggi. Per i loro business, se decolleranno, sara’ 8 marzo ogni giorno, come scriveva “al caro amico” Lucio Dalla nell’ “Anno che verra’”: “Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno, e sara’ tre volte Natale e festa tutto il giorno”. di Glauco Maggi