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Donald Trump: boom nelle preferenze di afroamericani e ispanici

Glauco Maggi

Fanno bene, a sinistra, a tenere la testa sotto la sabbia. Ossia a leggere solo il New York Times e giornali ideologicamente affiliati, negli Usa e in Europa. O a vedere solo la CNN e le reti liberal. Se abbandonassero la convinzione di avere di fronte, per demonizzarlo, un Trump razzista, nazista, anti minoranze, filo suprematista bianco, vivrebbero un incubo. I numeri sono una brutta bestia, fanno paura. Alle urne di novembre i neri che votarono per lui erano stati l’8%, secondo gli exit poll. Oggi la NAACP, l’associazione che storicamente promuove l’avanzamento sociale della gente di colore ma che negli ultimi anni e’ diventata un braccio politico fazioso pro DEM ed e’ ovviamente parte della Resistenza a Trump, ha scoperto – immaginiamo lo sconcerto - che il 21% dei neri approva il lavoro del presidente. La ricerca NAACP e’ del 7 agosto, e pochi giorni fa il sondaggio Rasmussen ha rigirato il coltello nella piaga: i neri pro Trump sono ora il 36%, un balzo di 17 punti dal 19% dell’agosto 2017. Mentre gli exit poll dopo il voto del novembre 2016 avevano segnalato che il 29% degli ispanici aveva scelto Trump, l’ultimo sondaggio della NAACP registra che il favore per Trump e’ salito al 35%. Aggiungiamoci la crescita di 10 punti percentuali dal 2017 nella approvazione di Trump tra gli ispanici, secondo il sondaggio di un mese fa di Harvard-Harris, ed ecco l’incubo che nessun liberal accetta di affrontare. Farlo, vorrebbe dire il riconoscimento della efficacia delle politiche concrete di Trump in economia (e non solo: c’e’ anche la sua riforma carceraria che piace a molte congregazioni religiose dei ghetti). Il candidato presidente che era stato fatto passare per anti-latinos per aver lanciato la sua campagna nel 2015 con la crociata contro gli immigrati criminali clandestini dall’America Latina, e che da presidente era stato bollato come novello Hitler l’anno scorso per il solito sgangherato tweet di risposta (dal tono e dal contenuto sbagliati, indifendibili) all’assassinio di una manifestante di sinistra da parte di un fan dei confederati durante gli incidenti di Charlottsville, guadagna punti su punti proprio tra gli elettori di quelle minoranze che avevano costituito la vincente coalizione obamiana nel 2008 e nel 2012. Quando Trump disse in campagna elettorale a Detroit nel 2016 agli afro-americani “che cosa avete da perdere a darmi fiducia, visto che in otto anni di Barack e di DEM al potere non e’ successo niente di buono per voi?” sembrava la spacconata ridicola di un miliardario di New York. Al tempo, i neri non scommisero su di lui, ma neppure diedero alla Clinton un sostegno comparabile a quello dato a Obama. Insomma, contribuirono in parte alla vittoria del Repubblicano stando a casa. E’ come se, istintivamente, avessero detto “vediamo che cosa succede con Trump”, sospendendo il giudizio in attesa di vedere gli effetti delle sue politiche. E un anno e mezzo dopo l’arrivo alla Casa Bianca di Trump, gli afro-americani tirano le somme. “Questo presidente, da quando ha preso la carica un anno e mezzo fa, ha creato 700mila nuovi posti di lavoro per gli afro-americani”, ha detto qualche giorno fa la portavoce di Trump Sarah Sanders. “Quando Obama ha lasciato la Casa Bianca, dopo otto anni di ufficio, aveva creato solo 195mila posti di lavoro per gli afro-americani”. L’economia e’ in boom per tutti: 4,1% di crescita del PIL e 3,9% di disoccupazione in luglio , contro il 4,9% del luglio 2016. Quindi i posti di lavoro fioccano, anche per le minoranze: il tasso di disoccupati tra i neri e’ sceso in maggio al minimo storico del 5,9%, e anche i latinos sono ad un livello minimo storico con il loro 4,5%. In luglio 2018, il tasso di disoccupati tra i teenager neri e’ sceso al 19,9%, rispetto al 25,7% del luglio dei 2016, dopo otto anni di Obama presidente. E se e’ vero che nel luglio del 2016, tra i neri in generale, il tasso di senza lavoro era dell’8,4%, e’ come dire che Trump e’ stato capace di ridurlo del 25%. di Glauco Maggi