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Addio al senatore GOP

Oggi tutta America piange "l'eroe McCain". Ma  quando era avversario di Obama...

27 Agosto 2018

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Oggi tutta America piange "l'eroe McCain". Ma  quando era avversario di Obama...

Il New York Times lo aveva accusato di essere razzista per politica spicciola, ma il senatore repubblicano John McCain e’ stato invece un eroe vero. Di guerra. Decorato. Oltre al resto, per 5 anni fu prigioniero e torturato in Vietnam. L’America patriottica, dopo che il generale Eisenhower divenne presidente – da repubblicano - per aver vinto la Seconda Guerra Mondiale in Europa, non ha avuto nessun altro militare vero (di John Kerry dico dopo) che sia arrivato alla soglia della Casa Bianca.

McCain, tornato libero nel 1973 ma permanentemente menomato dalle torture dei vietcong, si butto’ in politica, da Repubblicano pure lui, partendo da ufficiale di collegamento tra la Marina e il Senato USA. Nel 1982 divenne deputato alla Camera e fu rieletto due anni dopo. Nel 1986 inizio’ la carriera di senatore del suo Stato, l’Arizona, vincendo 5 termini consecutivi da sei anni l’uno. Per due volte, nel 2000 e nel 2008, tento’ la corsa alla presidenza. La prima fu battuto alle primarie da George W. Bush, la seconda fu nominato candidato del GOP, e perse contro Obama.

Oggi tutti piangono la sua scomparsa, da Trump sul piano umano (“le mie piu’ profonde condoglianze e il rispetto vanno alla famiglia del senatore McCain. I nostri cuori e le nostre preghiere sono con te!’), a Obama (“eravamo in competizione ai piu’ alti livelli della politica, ma pur con tutte le nostre differenze condividevamo una fede per qualcosa di piu’ alto, gli ideali per i quali generazioni di americani e di immigrati hanno combattuto, marciato e si sono sacrificati”).

McCain si e’ costruito un profilo da “maverick”, ossia “cane sciolto”, “anticonformista” con le sue azioni politiche bipartisan. Cio’ gli ha permesso di stringere accordi legislativi con senatori liberal come Ted Kennedy (per la riforma nell’educazione) e Russ Feingold (per la riforma dei finanziamenti delle campagne elettorali). Da ultimo, un anno fa, McCain ha di fatto dato ai Democratici la vittoria bocciando la riforma repubblicana di Obamacare che era sostenuta dalla quasi totalita’ del GOP. Si e’ detto che fu una fredda vendetta di McCain contro Trump, che aveva detto di lui “McCain eroe perche’ prigioniero? A me piacciono gli eroi che non diventano prigionieri”. Se e’ vera l’interpretazione, Trump si e’ meritato la pugnalata politica. Di tutte le cose cattive dette da Trump in campagna elettorale contro i colleghi del GOP, questa su McCain era stata la piu’ odiosa, gratuita, e indifendibile. Non solo inutile ma controproducente, come si e’ visto.

Mentre lo spirito bipartisan che animava l’atteggiamento in Congresso di McCain e’ sicuramente positivo come ideale astratto di “modo di governance”, il contenuto delle sue decisioni e’ sempre stato in verita' piu’ gradito ai liberal che non alla maggioranza dei suoi colleghi di partito. La riforma dei finanziamenti, non a caso, e’ stata poi ribaltata dal verdetto “Citizen United” della Corte Suprema per una causa promossa dai conservatori a favore della concorrenza delle idee nelle campagne elettorali. McCain si e’ potuto appuntare stelle di merito politico, che negli USA e’ assegnato dalla stampa mainstream, in tutti i casi in cui ha preso posizioni in dissidenza con l’establishment repubblicano. Cio’ non lo ha in ogni caso protetto, ovviamente, dagli attacchi furibondi nei momenti decisivi della tenzone politica che gli hanno mosso gli avversari DEM.

Nel 2008, durante la campagna presidenziale, il New York Times gli riservo’ il trattamento Never McCain, per frustrare la sua sfida a Obama. Vicki Iseman, una lobbista che frequentava il Senato, fu presentata come l’amante di McCain, sposato e specchiato marito e padre. Tutte menzogne, fake news si direbbe oggi. La Iseman fece poi causa e ottenne dal NTTimes una smentita che non smentiva, in cui il giornale nego’ che negli articoli ci fossero accuse di tresche tra lei e McCain. Ovviamente, basta leggere gli articoli per vedere che l’intento era proprio quello, di sputtanamento da rivista scandalistica del candidato del GOP, nel bel mezzo di una campagna presidenziale.

Quando, poi, e’ venuto il tempo degli endorsement ufficiali, ecco che cosa il New York Times, che oggi si inginocchia deferente all’intera carriera del senatore, ha scritto nel suo editoriale del 2008 per appoggiare Obama. McCain non era piu’ un simpatico "maverick". “Il senatore repubblicano si e’ ritirato, sempre piu' lontano e lontano, agli estremi della politica americana, conducendo una campagna di divisione partigiana e di guerra di classe, anche con puntate di razzismo (e' il condimento che non deve mancare mai, parlando di un repubblicano NDR). Le sue politiche e la sua visione del mondo sono affondate nel passato”.

Il destino dei repubblicani e’ sempre uguale. Lodati quando fanno la guerra ai colleghi di partito, o quando muoiono.
Ma c’e’ stato un altro ex soldato USA della guerra in Vietnam e Cambogia, John Kerry, che e’ arrivato al voto presidenziale, per i DEM. "Io rigettai, non ricordo bene, sei, sette, otto, nove medaglie al valor militare" , disse il 6 novembre 1971 in una intervista in TV a WRC Kerry, in riferimento alla sua opposizione alla guerra in Vietnam esposta in una audizione in Congresso, da ex soldato, qualche mese prima. Poi Kerry cerco’ di correggersi sostenendo che, in verita’, lui getto’ via dei nastri, non delle medaglie, dicendo che nell’esercito si usavano i termini “medaglie” e “nastri” uno per l’altro.

Quando nel 2004 Kerry sfido' George W. Bush che correva per la riconferma, ovviamente, la controversia sul Vietnam torno’ alla ribalta. Nastri o medaglie che fossero, e’ il “patriottismo” di Kerry, quello che anni dopo piacque a Obama cosi’ tanto che lo fece Segretario di Stato, a venire alla mente oggi mentre piangiamo un eroe vero.

A me, di McCain piace ricordare cosa disse alla Convention repubblicana del 2008, accettando la nomination: “Mi sono innamorato del mio paese quando ero prigioniero nel paese di qualcun altro. Ho amato l’America perche’ non e’ solo un posto, ma e' una idea, una causa per la quale vale la pena di combattere. Io non fui mai piu’ lo stesso (dal Vietnam NDR). Non sono piu’ stato la stessa persona. Io non appartengo piu’ a me, appartengo al mio paese”.  Retorica elettorale prima del voto del novembre 2008? No. Non nel caso di John McCain.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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