Cerca

Le primarie in Florida

Il triste destino dei Democratici: come si preparano a perdere (di nuovo)

31 Agosto 2018

0
Il triste destino dei Democratici: come si preparano a perdere (di nuovo)

Altro martedi’ di primarie, il 28 agosto, e altro passo deciso dei Democratici verso l’estrema sinistra. Cresce il rischio del partito all’opposizione di suicidarsi politicamente a novembre sperperando la ricca chance di fare bottino tra i centristi e gli indipendenti. Costoro magari non amano Trump, ma possono esser piu’ sensibili ai record di Wall Street e ai successi della Trump-nomics (ieri il PIL del secondo trimestre 2018 e’ stato ritoccato all’insu’ al 4,2%) che non agli eccessi sinistrorsi dei DEM.
Per il posto di governatore in Florida, uno Stato tradizionalmente “ballerino” che serve a monitorare l’umore del paese piu’ e meglio di quasi tutti gli altri, tra i Democratici ha vinto Andrew Gillum, sindaco della capitale Tallahassee. Afro-americano, farebbe storia “statisticamente” quale primo governatore nero della Florida. Soprattutto, pero’, la sua vittoria contro concorrenti interni mainstream e piu’ moderati ha mostrato che sta davvero prendendo corpo il trend politico verso il socialismo del partito Democratico, iniziato con la clamorosa vittoria di alcune settimane fa, in un distretto di New York che aveva da 19 anni lo stesso deputato tradizionale DEM, della 28enne pasionaria socialista (democratica) Alessandra Ocasio-Cortez.
L’affermazione di Gillum e’ una buona notizia per lui e per Bernie Sanders, il senatore rosso che lo aveva ufficialmente appoggiato. Ma e’ ancora piu’ bella per chi lo sfidera’ in novembre, il repubblicano Ron DeSantis. Il candidato del GOP era stato appoggiato apertamente dal presidente Trump, che ha sunteggiato nel solito tweet la sua soddisfazione per la vittoria: “Non solo il deputato Ron DeSantis ha vinto facilmente le primarie repubblicane, ma il suo sfidante in novembre e’ il suo sogno piu’ grande… un fallito Sindaco Socialista di nome Andrew Gillum che ha permesso che il crimine e tanti altri problemi fiorissero nella sua citta’. Questo non e’ cio’ che la Florida vuole o di cui ha bisogno”.
Entrambi giovani (39 anni) i due concorrenti sono le facce locali di Trump e di Sanders e una  sorta di prefigurazione della sfida del 2020, quando di fronte al presidente in carica e’ sempre piu’ sicuro che i DEM nomineranno un candidato con una linea politica “estremista”, si tratti del vecchio Bernie, o di chiunque uscira’ dalle primarie. La mutua sanitaria statale per tutti, la paga minima oraria a 15 dollari, la scuola gratis fino all’universita’, e perfino l’idea “anarchica” di abolire l’agenzia che controlla l’immigrazione (l’ICE) sono ormai le idee “normali” che piu’ scaldano il pubblico Democratico. Che non solo e’ obnubilato dall’ossessione di vedere Trump alla Casa Bianca, ma pure immemore della storia americana, come fa notare sul New York Post Rich Lowry, direttore della rivista conservatrice National Review, sotto il titolo “Gli estremisti DEM finalmente hanno vinto”: “Nel 1968 la sala della Convention democratica di Chicago fu protetta contro i radicali di sinistra da una barriera metallica con il filo spinato, e da migliaia di poliziotti e di militari armati della Guardia Nazionale”, ricorda Lowry. “Nel 2020, presumibilmente, non sara’ necessario un simile sforzo. La sinistra sara’ padrona assoluta del campo perche’ i protestatari che furono colpiti e insanguinati in quella famigerat notte agostana hanno, nel tempo, prevalso”. A partire dal 1968, grazie alla New Left dei DEM, la ‘nuova sinistra’ di allora che era contro la guerra in Vietnam, e’ poi successo che il GOP abbia vinto cinque delle successive sei elezioni presidenziali. Ora tocca agli “antifa” e ai “Black Lives Matter”, gruppi che infiammano le piazze e le universita’, ma che contemporaneamente hanno conquistato una sorta di legittimazione del partito. Infatti, i DEM candidati a qualsiasi carica elettiva evitano le condanne aperte dei violenti nelle piazze, e degli estremisti nei programmi, per non mettere a rischio la propria sorte politica. Cosi’ facendo, pero’, perdono il favore degli indipendenti e dei moderati.
Anche in Arizona ha prevalso un “sinistro”. David Garcia, candidato ispanico progressista alla carica di governatore, si e’ assicurato la nomination Democratica, con un programma di riforma in senso lassista dei controlli all’immigrazione, e con l’abolizione delle tasse universitarie. In sostanza, ha azzerato le speranze di battere il governatore del GOP in carica, Doug Ducey.
Trump, dalla sua, sta dimostrando un pragmatismo vincente. Fa endorsments mirati, come nel caso di DeSantis in Florida che ha vinto la primaria del GOP grazie a lui. Oppure non si schiera lasciando che i concorrenti repubblicani regolino i loro conti davanti agli elettori. In Arizona, dove c’erano due ultraconservatori ultratrumpiani in lizza,  la senatrice dello Stato Kelli Ward e l’ex sceriffo Joe Arpajo, Donald non e’ intervenuto: cosi’ ha vinto la deputata Martha MCSally, preferita dall’establishment locale repubblicano ma pure lei sufficientemente trumpiana. In Oklahoma, il neofita Kevin Stitt ha vinto il ballottaggio per la nomination repubblicana a governatore allineandosi nelle ultime settimane della campagna all’agenda di Trump.
I DEM che pensano di trasformare le elezioni di medio termine in un referendum anti-Trump hanno un compito molto difficile. E a renderlo ancora piu’ arduo e’ il prevalere nel partito della corrente di sinistra che vuole l’impeachment, e che lo dice. Ricordare al popolo trumpiano che se la Camera passa ai Democratici la procedura per farlo fuori e’ cosa certa, significa motivarli a correre alle urne.    
 
Glauco Maggi

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

media