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Paura negli States

Coltellate, minacce e incendi: repubblicani nel mirino prima delle elezioni di mid-term. Cosa c'è dietro

12 Settembre 2018

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Donald Trump

Un candidato repubblicano in California ha rischiato d’essere pugnalato ad un festival di strada da un oppositore politico che lo ha minacciato urlando epiteti contro Trump e il GOP, ma e’ stato fermato in tempo dalla polizia. Una famosa attrice di serie televisive, Carol Cook, 94 anni, e’ finita sotto osservazione del Servizio Segreto che protegge il presidente per aver risposto, ad un fotogiornalista di TMZ.com che le aveva chiesto un’opinione su Trump all’uscita di un ristorante, “Dov’e’ John Wilkes Booth quando ne abbiamo bisogno?” J.W.Booth e’ l’attore che assassino’ il presidente Abramo Lincoln, e quando il reporter ha chiesto a Cook se intendeva davvero che Trump dovesse essere assassinato, lei ha ribattuto pronta “perche’ no?”.

Sempre nelle ultime ore, una sede del GOP e’ stata bruciata in Wyoming. La sezione di Laramie era stata inaugurata solo da due giorni, e la polizia locale ha stabilito che l’incendio e’ stato doloso. La deputata repubblicana dello Stato, Liz Cheney (figlia del vice di Bush, Dick Cheney), ha commentato che “il futuro della nostra nazione dipende dalla nostra capacita’ di scambiare idee e punti di vista, di portare argomenti e di discutere, liberi dalla violenza e dalle intimidazioni”. Ma il dirigente che occupa la terza posizione per importanza tra i repubblicani della Camera, Steve Scalise, della Louisiana, e’ stato molto piu’ duro: “Alcuni della sinistra stanno incitando alla violenza, quasi la incoraggiano, e francamente dovrebbero invece essere espliciti nel denunciarla”, ha detto in una intervista commentando gli ultimi deprecabili episodi. “C’e’ certa gente di sinistra che ha solo in testa questa idea della ‘resistenza’ e ignora il fatto che Trump sia il presidente . Loro vogliono impedire al Congresso di fare il suo lavoro e cosi’ ti ritrovi per forza con le minacce di morte e gli attacchi letterali alle vite umane”. Scalise e’ il piu’ titolato a denunciare la situazione di pericolo attuale, essendo stato per mesi tra la vita e la morte perche’ nel luglio del2017 un invasato sostenitore di Bernie Sanders organizzo’ un attacco con il suo fucile a ripetizione contro decine di parlamentari del GOP che si allenavano per una partita di baseball a fini benefici a Washington, e lui fu colpito gravemente.

L’America e’ a sette settimane dal voto di medio termine e non ci sono solo i sondaggi a surriscaldare il clima politico. C’e’ una ripresa della febbre d’intolleranza contro il GOP e Trump che, avendo la colpa di aver vinto le elezioni, nel primo anno alla Casa Bianca era gia’ stato, nelle fantasie perverse di attori, attrici, pittori e artisti liberal, pugnalato in teatro, picchiato con un pugno, fatto rotolare da un ascensore, decapitato in un quadro e in un programma tv. E l’elenco e’ incompleto.

Ma a cosa si deve adesso la recrudescenza della violenza verbale, e fisica, contro Trump e il GOP? Forse all’insorgenza della opposizione interna dei Democratici Socialisti, che hanno vinto diverse primarie DEM sull’onda di slogan che, negli USA, erano sempre stati fuori dal mainstream, come l’abolizione della agenzia delle guardie che controllano i confini, la scuola e la mutua gratis e unica per tutti, il reddito garantito? O forse, vista la virata a sinistra di senatori e senatrici DEM in odore di corsa presidenziale nel 2020, sono i gruppi degli antifa, dei black lives matter, dei ‘boicotta e disinvesti da Israele', dei filo-abortisti senza freni ad aver deciso che l’universita’ non basta piu’ come palcoscenico della protesta? E infatti hanno inscenato piazzate e interruzioni ripetute persino nella sacralita’ delle aule del Senato durante le audizioni per la conferma del giudice scelto da Trump per il posto vacante alla Corte Suprema? Oppure, sono gli attacchi concomitanti a Trump, a botte di dichiarazioni anonime nei libri dei giornalisti liberal (l’ultimo e’ Woodward) o negli editoriali del New York Times a scatenare impazienza e insofferenza nel popolo orfano di Obama e livido contro la perdente Hillary?

Io propendo per un mix di tutti questi ingredienti, psicologici e politici, che si intrecciano e si pungolano vicendevolmente in una deriva che offre sempre piu' flebili 'distinguo' tra il legittimo dissenso politico di chi non e’ d’accordo con i repubblicani e una cieca battaglia anti-democratica per la distruzione del presidente eletto. E il cocktail sta dando alla testa ai piu’ fragili tra i DEM, i liberal e i socialisti gravemente malati della sindrome di Trump.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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