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Una vergognosa censura su Trump: la verità sul presidente che aiuta (davvero) i poveri e i disagiati

17 Dicembre 2018

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Una vergognosa censura su Trump: la verità sul presidente che aiuta (davvero) i poveri e i disagiati

Nella rigorosa censura della stampa, rotta soltanto da qualche cenno fuorviante e negativo, il presidente Trump continua nella sua azione di sostegno e promozione delle classi piu’ povere e disagiate, che nella grande maggioranza dei casi vivono nelle zone a prevalenza afro-americana o ispanica del paese. Se suono enfatico con questa premessa, l’articolo che state leggendo vi convincerà che è la pura, oggettiva verità. Trump ha vinto nel 2016 come campione degli operai e dei poveri disagiati, i “deplorevoli” della Hillary, e insiste sulla stessa linea. Riconoscerlo, però, sarebbe ammettere che il bla-bla dei Democratici paladini dei meno abbienti e delle minoranze è una bufala. Non sta bene dirlo in giro. Puo’ far guadagnare punti a Trump. Meglio parlare solo di Cohen, di Stormy, di Mueller.

Nessuno, infatti, ha visto le immagini, in nessuna delle televisioni Usa, di Trump che ha firmato, mercoledì alla Casa Bianca, l’ordine esecutivo che dà concretezza al capitolo della legge fiscale approvata dal Congresso a fine 2017 in cui erano state create le Zone Fiscalmente Agevolate per attirare investimenti e creare imprese e posti di lavoro. Affiancato dal ministro dello sviluppo urbano Tom Carson, nero, dal senatore nero della Sud Carolina Tim Scott e da Bob Johnson, imprenditore nero fondatore del network BET, il presidente ha istituito il “Consiglio della Casa Bianca per le Opportunità e la Rivitalizzazione” dei quartieri degradati.

(BET, Black Entertainment Television, è la televisione a pagamento che copre le notizie sulle celebrità della moda, dello spettacolo, della musica dell’universo afro-americano, la sua audience naturale. E’ vista in oltre 88,2 milioni di case in America e Johnson, il fondatore, e’ stato il primo nero a diventare miliardario. Nel 2000 vendette BET per 3 miliardi a Viacom. Uno di peso, insomma.)

Lo scopo del Consiglio, presieduto da Carson, è di coordinare le iniziative oggi sparse tra 13 agenzie federali per ottimizzare le spese pubbliche gia’ in essere, riformare la burocrazia e incoraggiare gli investimenti degli imprenditori privati che godranno dei benefici fiscali correlati. Le comunita’ designate nei 50 Stati come “Opportunity Zones” sono 8761, e vi vivono 35 milioni di americani. Il tasso di poveri in queste aree e’ del 32% degli abitanti, contro la media nazionale del 17%, e mediamente le famiglie che vi abitano hanno un reddito del 37% inferiore a quello mediano dello stato. Le previsioni sono per un afflusso di almeno 100 miliardi di dollari di capitali privati da imprenditori attratti dalle esenzioni fiscali che otterranno in cambio di impegni di investimenti di lungo periodo. Quando Amazon ha ottenuto miliardi di esenzioni fiscali, pagate dai contribuenti di New York, per fare una sede nella citta’ piu’ ricca l’America, i media hanno scritto pagine e pagine. Adesso che 100 miliardi, che usciranno da tasche private, serviranno per dare un aiuto a comunita’ bisognose, i giornalisti liberal vi stendono sopra un velo peloso. Anche sui complimenti al presidente di un nero autorevole. 

“Recentemente, il tuo ministero del Lavoro ha anche firmato un documento storico che ha creato qualcosa chiamata auto-portabilita’” , ha ricordato Bob Johnson, il fondatore di BET, dopo aver lodato l’iniziativa delle Opportunity Zones. “La auto-portabilita’ e’ volta a ridurre la fuga dai fondi pensione complementari (i cosiddetti 401-k) tra i lavoratori di basso reddito, i quali tendono a incassare i loro fondi anzi-tempo. Mister presidente, devi sapere che il 60% degli afro-americani e degli ispanici-americani escono dai loro fondi pensione 401 (k). Questo programma riportera’ quasi 800 miliardi dentro i conti pensionistici delle minoranze americane. Voglio applaudirti per quanto hai fatto”.

Ma perche’ far sapere al pubblico che un importante imprenditore nero tesse le lodi di Trump, si sono detti alla CNN? Cosi’, nel dare la (stringatissima) notizia delle Opportunity Zones, hanno citato soprattutto Jared Kushner, il genero immobiliarista di Trump. “Tra i beneficiari che si apprestano ad avvantaggiarsi del programma ci sono stretti alleati di Trump, e anche membri della sua famiglia”, ha scritto CNN.com “ La lista comprende il genero Kushner, che ha una partecipazione nella societa’ di investimenti Cadre, che vale 25 milioni di dollari. Cadre ha annunciato recentemente che sta sollecitando investimenti nelle cosiddette (cosiddette e’ un gioiello NDR) ’opportunity zones,’ sebbene non sia chiaro se ha gia’ cominciato a investire o se rivendichera’ i benefici fiscali del programma”. Capito che cosa conta per la CNN a proposito di un piano che punta a creare posti e occasioni di lavoro nelle aree degradate per 35 milioni di americani con il concorso di denaro privato? Non che milioni di neri e ispanici e bianchi dei ghetti e delle campagne abbandonate avranno piu’ lavoro, piu’ soldi e piu’ dignita’. Macche’. Conta, forse, che ci guadagnera’ Kushner e la moglie Ivanka. Scrive infatti la CNN che “in una delle zone designate, in New Jersey, le ditte del genero hanno da tempo delle proprieta’, pagate 13 milioni di dollari. Non ci sono prove che Kushner abbia avuto un ruolo nel designare le aree fiscalmente agevolate”, ammette la CNN, che di sfuggita aggiunge che “la designazione delle aree avviene a livello dello stato”.

“Queste zone sono selezionate dai governatori. Non da Kushner”, ha ribadito poco dopo Ben Carson nel programma radiofonico di Laura Graham, commentatrice di FOX. “C’e’ ogni genere di gente nel paese che possiede gia’ immobili in queste aree. Avranno un beneficio? Probabilmente. Perche’ non dovrebbero beneficiare? Perche’ non dovrebbero beneficiare tutti? Perche’ non dovremmo creare una win-win situation, una situazione in cui tutti beneficiano?”. Il perche’ e’ chiaro: “il presidente Trump continua nella sua azione di sostegno e promozione delle classi piu’ povere e disagiate”, come ho scritto nell’attacco, e la reazione dei liberal e’ la “rigorosa censura”. 

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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