Povero Venezuela

Maduro dittatore a vita: farsa comunista e scempio della democrazia

Glauco Maggi

Sulla strada della presidenza a vita che e’ un classico dei regimi dittatoriali, il “compagno” venezuelano Nicolas Maduro ha giurato giovedi' a Caracas per il suo secondo mandato di sei anni a capo del governo. La manovra solenne di consolidamento del potere nelle mani del partito socialista di Maduro e’ considerata illegittima da molte nazioni perche’ e’ il frutto di votazioni fasulle, boicottate dai partiti dell’opposizione dopo che il governo erede di Hugo Chavez aveva impedito ai leader dell’opposizione di partecipare alle elezioni del maggio scorso. Il fronte internazionale che ha preso posizione contro Maduro comprende ormai quasi tutti i maggiori paesi del continente americano. La Organizzazione degli Stati Americani, OAS, ha adottato una risoluzione contro il riconoscimento del governo Maduro che e’ stata presentata da Colombia, Argentina, Brasile, Cile, Costa Rica, Stati Uniti, Paraguay e Peru. Il Paraguay si e’ spinto oltre, tagliando le relazioni diplomatiche con Caracas, e il Peru ha richiamato in patria il suo ambasciatore, e impedito a 100 diplomatici venezuelani di entrare in Peru. “Nicolas Maduro oggi sta facendo scempio della democrazia”, ha twittato il presidente argentino Mauricio Macri. “I venezuelani lo sanno, il mondo lo sa. Il Venezuela vive sotto una dittatura”. I paesi che si sono schierati contro Maduro approvando la mozione sono stati 17, compresi il Canada e gli Stati Uniti. Il segretario di Stato Mike Pompeo, in un comunicato, ha promesso che gli USA manterranno la pressione diplomatica, cioe’ le sanzioni economiche contro i gerarchi, a sostegno del popolo venezuelano. “E’ tempo per i leaders in Venezuela di fare una scelta. E’ ora di convincere la dittatura di Maduro che e’ arrivato il momento per la democrazia di tornare in Venezuela”. Ad applaudire il dittatore rosso alla Corte Suprema di Caracas, formata da giudici fantocci messi li’ da Maduro, si sono presentati solo i presidenti Miguel Diaz-Canel di Cuba, Evo Morales della Bolivia e Anatoli Bibilov, leader di una provincia separatista della Georgia. Ormai il dramma sociale e umano che affligge la popolazione dei 30 milioni di venezuelani ha proporzioni neppure immaginabili per un paese che fino a pochi decenni fa, benedetto peraltro dalla ricchezza naturale del petrolio sottoterra, era il piu’ facoltoso dell’America meridionale e meta di tantissimi immigrati, anche dall’Italia. Poche cifre bastano a sintetizzare l’assurdita’ del degrado. L’economista Francisco Rodriguez, ex funzionario venezuelano che oggi lavora come capo analista della ditta finanziaria Torino Capital di New York prevede che l’inflazione raggiungera’ il tasso – abnorme - del 23.000.000 % (23 milioni per cento). Sui 20 milioni per cento circa si attesta anche la proiezione del Fondo monetario internazionale. Finora oltre 2,3 milioni di venezuelani sono emigrati all’estero, un esodo biblico che sta pesando sempre piu’ sui paesi confinanti, la Colombia soprattutto. Per chi e’ rimasto, lo stipendio reale mensile e’ sceso a 5 dollari ed e’ in costante calo. Soltanto qualche anno fa, alla morte di Chavez nel 2013, la sinistra socialista dei Bernie Sanders e delle Ocasio-Sanchez piangeva il leader marxista e inneggiava alla rivoluzione venezuelana. Oggi non ne parlano piu’, ne’ i politici ne’ i divi di Hollywood. Hanno lasciato anche questo “pueblo” al suo tragico destino. di Glauco Maggi