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Il caso

Jussie Smollet, smascherato il gay nero: una finta aggressione... a se stesso

21 Febbraio 2019

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Jussie Smollet

La conferenza stampa del soprintendente della Polizia di Chicago, Eddie Johnson, non ha solo messo in chiaro le bugie dell’attore della serie TV “Empire” Jussie Smollet, il gay nero che ha orchestrato l’aggressione finta a se stesso del 29 gennaio per passare come una vittima di odio razziale, guadagnare notorieta’ indebita e socialmente nobile per via criminale, e avere in piu’, come premio, un aumento di stipendio da Fox, il network che produce lo show. Il capo dei poliziotti ha anche messo in piazza la degenerazione diffusa, tra l’opinione pubblica, nella questione delle relazioni tra bianchi e neri. A provocarla sempre di piu’, nei giornali liberal, tra i politici Democratici e nel mondo di Hollywood e delle celebrita’, e’ l’opportunismo smaccato di sfruttare, che abbiamo visto ora non si ferma nemmeno davanti alla pura illegalita’, l’ossessione per il razzismo e per l’omofobia, meglio se combinati.

Johnson ha fornito oggi la ricostruzione completa del caso, ormai senza piu’ misteri. Eccolo per punti. Smollett ha steso il rapporto sull’attacco fisico subito da due bianchi mascherati che gli hanno dato del pervertito nero inneggiando a Trump, con tanto di cappio al collo per richiamare la stagione dei linciaggi, dall’ospedale in cui si e’ fatto ricoverare la notte del 29 gennaio. La polizia lo ha trattato dapprima come vittima di un “crimine di odio”, ma nel corso delle indagini e’ emerso che aveva pagato 4000 dollari a due suoi amici, fratelli di origine nigeriana che avevano lavorato con lui a Fox, per inscenare una violenza razzista e omofobica per trarne un tornaconto personale. “Si e’ avvantaggiato del dolore e della rabbia del razzismo per promuovere la sua carriera”, ha scandito Johnson. “Parlo come uomo nero”, aveva esordito il capo della polizia di Chicago, e aveva espresso lo sdegno per l’offesa fatta alla citta’ di Chicago, che non merita di essere accostata ad un episodio tanto “vergognoso”. “La mia preoccupazione e’ che ora le denunce per veri crimini di odio commessi possano essere viste con scetticismo”, ha aggiunto con amarezza.

“Sono rimasto sbalordito”, ha poi spiegato Johnson, quando ha scoperto la verita’ dell’azione inventata, e ricca di dettagli raccapriccianti. “Perche’ qualcuno, e specialmente un uomo afro-americano, arriva a usare il simbolismo di un cappio per fare false accuse? Come puo’ farlo, pensando all’odio e alla sofferenza associata con quel simbolo? E come puo’ un individuo che e’ stato accolto dalla citta’ di Chicago rivoltarsi e dare uno schiaffo a tutti quelli che vivono qui muovendo queste false accuse?”. L’afro-americano, capo della polizia, ha provato vergogna sincera nel raccontare il crimine di Smollett, ma purtroppo la risposta a tutte le sue domande retoriche, giustamente scandalizzate, c’e’ ed e’ evidente: perche’ rendono politicamente ai DEM e alla sinistra, che ne abusano impunemente.

“Fare rapporti fasulli alla polizia provoca un vero danno”, ha anche spiegato Johnson, perche’ sottrae risorse, uomini e mezzi, alla lotta alla vera criminalita’, che peraltro e’ una piaga gravissima per Chicago. Decine di persone sono state intervistate, e ore di videoregistrazioni sono state utilizzate per risalire ai due fratelli, che sono volati in Nigeria subito dopo la messa in scena illudendosi di far perdere le loro tracce. Ma gli agenti avevano scoperto che avevano un biglietto di ritorno per 15 giorni dopo, e quindi li hanno attesi e arrestati in aeroporto al rientro. Smascherati, hanno collaborato pienamente, ed ora Smollett rischia fino a tre anni di galera per il solo reato di aver creato un falso allarme e mentito alla polizia. Inoltre, pende su di lui l’accusa di essere stato il misterioso mittente della lettera minatoria arrivata a Fox il 15 gennaio, indirizzata allo stesso Smollett, in cui c’erano le stesse offese razziste e omofobe che poi ha attribuito ai due finti aggressori. Nella busta c’era pure una polverina, che doveva simulare un attentato per via postale, e questo e’ un ulteriore crimine federale.

Johnson ha detto che ha trattato il caso di Smollett come tutte le denunce per “crimini a base di odio”. Seriamente, ma non con un impegno superiore di forze perche’ c’era di mezzo una “celebrity”. Semmai, ha aggiunto polemicamente, e’ stata la stampa, e “persino dei candidati presidenziali” a gonfiare mediaticamente il caso. “Adesso spero che anche la conclusione raggiunta abbia la stessa visibilita’”, ha detto lodando lo sforzo e la professionalita’ del dipartimento che ha ristabilito la verita’ dei fatti. Vedremo. Con tutta probabilita’ , e io sono pronto a scommetterci, Smollett godra’ comunque di protezione e simpatia da tanti liberal, che saranno capaci di dire: ”Magari si e’ inventato tutto, ma anche se non e’ fattualmente vera, l’aggressione e’ verosimile. Perche’ i bianchi americani sono razzisti. Punto”.

Il presidente Trump ha fatto un immediato commento al caso, concentrandosi sul simbolo MAGA tirato in ballo da Smollett, sia nella lettera auto spedita sia nel racconto del fittizio attacco: “@JussieSmollett , che cosa dici a proposito del MAGA (Make America Great Again) e le decine di milioni di persone che hai insultato con i tuoi commenti razzisti e pericolosi?”.

di Glauco Maggi

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Davide Locano

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