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Il sondaggio

Stipendi più alti, occupazione in aumento, economia forte: Donald Trump verso una vittoria schiacciante

23 Marzo 2019

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Stipendi più alti, occupazione in aumento, economia forte: Donald Trump verso una vittoria schiacciante

"Trump sta andando verso una schiacciante vittoria nel 2020, ecco come". Il titolo è apparso su un media che non ti aspetti: Politico.com, il sito del Palazzo di Washington con forti simpatie Democratiche che apre così oggi la sua homepage. E gli argomenti portati nell'articolo non sono sospettabili di partigianeria, essendo tecnici: le analisi di economisti men che teneri con Trump, esperti di elezioni presidenziali, che alla conclusione sparata nel titolo sono arrivati partendo dai crudi dati.

"L'economia è così dannatamente forte oggi come oggi e secondo tutti i precedenti storici un presidente in carica dovrebbe farcela senza problemi", dice Donald Luskin, capo degli investimenti di TrendMacrolytics, società di ricerca i cui modelli economici avevano correttamente previsto la vittoria di Trump nel 2016 contro la quasi totalità dei sondaggi normali. "Proprio non vedo come il muro blu (i DEM ndr) possa resistere a tutto ciò".

I modelli usati da economisti come Luskin tendono a ignorare i sondaggi di opinione e le caratteristiche personali dei candidati. Al loro posto, per determinare il comportamento dei votanti e gli esiti elettorali usano i trend storici e li aggiustano con dati economici chiave, dai tassi di crescita agli stipendi, dalla disoccupazione all’inflazione, fino al prezzo della benzina.

Pure l'economista di Yale Ray Fair, uno dei pionieri di questa tecnica previsionale, vede la conferma del presidente attuale nel 2020 con un buon margine, grazie all'economia e al vantaggio di essere in carica. "Anche se saremo davanti a una mediocre e non grande economia – e questo è più o meno il consenso degli economisti su ciò che capiterà da qui al voto – la situazione si tradurrà in una vittoria di Trump", sostiene l'analista di Yale. "E il distacco non saà di poco conto, il 54% del voto popolare al Repubblicano contro il 46% al Democratico". Il modello di Fair aveva azzeccato la prima affermazione di Trump nel 2016, anche se aveva sbagliato la percentuale del voto popolare.

Luskin e Fair, mancando 19 mesi al voto, mettono parzialmente le mani avanti: una brusca caduta del PIL e un aumento della disoccupazione entro il prossimo autunno potrebbero correggere l’atteggiamento dei votanti. “Ma i dati dovrebbero cambiare di molto per non essere ancora buoni”, osserva Luskin, secondo cui cio’ che veramente pesa è la velocità del cambiamento. "Anche nel caso in cui i dati restassero piuttosto sostenuti, una violenta variazione nella direzione sbagliata potrebbe alterare il comportamento". L'attuale modello di Luskin, che tiene conto della crescita del PIL, dei prezzi della benzina, del costo della vita, del reddito disponibile dopo le tasse e delle buste paga, vede Trump stravincere con un margine di 294 voti elettorali.

Mark Zandi, capo economista a Moody's Analytics e notorio critico di Trump, sta studiando una dozzina di differenti modelli economici per la corsa alla Casa Bianca. Al momento, Trump vince in tutti e 12, e nella maggioranza di essi con un distacco piuttosto confortevole. "Se le elezioni si tenessero oggi, il presidente si confermerebbe agevolmente", afferma Zandi. Soli in tre o quattro modelli l’esito sarebbe più in bilico. "Trump ha i prezzi contenuti della benzina, la bassa disoccupazione e un sacco di altre variabili economiche che lo sostengono", dice l'economista di Moody's Analytics, che però aggiunge pure il fattore della popolarità ai modelli economici, al contrario degli altri ricercatori. "E' la sola eccezione al quadro positivo e conta molto. Se precipitasse, ciò potrebbe fare una grande differenza", conclude Zandi.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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