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Verso le elezioni

Bernie Sanders, la demagogia democratica: copertura sanitaria per tutti

10 Aprile 2019

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Bernie Sanders, la demagogia democratica: copertura sanitaria per tutti

Bernie Sanders in versione Maduro ha presentato il suo piano di copertura totale per tutti – Medicare for All - di tutte le spese mediche possibili e immaginabili, comprese quelle per i denti e per la vista, senza ticket e senza concorso spese per nessuno. Quando la campagna elettorale si fa dura, e i candidati presidenti Democratici sono gia’ una ventina, e’ una gara a chi la spara piu’ grossa. Sanders, che prima da Indipendente era il solo socialista dichiarato, oggi e’ uno dei tanti socialisti di nome (come la Alexandria Ocasio-Cortez e le altre due neodeputate Socialiste Democratiche) e di sostanza. Infatti, anche altri suoi 4 colleghi in Senato, tra i candidati presidenti, si sono accodati a lui sponsorizzando Medicare for All: Cory Booker, Kirsten Gillibrand, Kamala Harris and Elizabeth Warren. Se diventasse legge, ha scritto Larry Levitt della Kaiser Family Foundation (fondazione indipendente specializzata nell’assistenza medica), il piano di Sanders “scavalcherebbe il resto del mondo”. Diventerebbe cioe’ il sistema piu’ generoso e il piu’ centralizzato, prevedendo l’eliminazione delle polizze private a cui oggi ricorrono tutte le aziende che danno la copertura medica ai dipendenti.

La situazione attuale negli USA e’ la seguente: dei 325 milioni di abitanti, i 53 milioni oltre i 65 anni sono gia’ coperti dal sistema pubblico Medicare; i 272 milioni sotto i 65 anni (non contando quelli in prigione) o hanno la polizza sanitaria attraverso i datori di lavoro (155 milioni), o sono coperti per altre vie (90 milioni, tra cui decine di milioni coperti da Medicaid, la mutua pubblica dei poveri), o sono privi della copertura (27 milioni). I 15 milioni appartenenti alle Forze Armate hanno la assicurazione dei Veterani o del Sistema Sanitario Militare.

Sono dunque meno di uno su dieci gli americani senza copertura, e per una grossa fetta si tratta di persone che hanno scelto di non averla da quando le polizze introdotte da Obamacare sono disponibile a tutti, e offrono ricche sovvenzioni pubbliche a chi ha redditi bassi. Quindi, l’operazione di statalizzare al 100 per cento la salute e’ una moneta a due facce, niente affatto raccomandabili.

Una e’ quella demagogico-ideologica. Lo slogan che sventolano Sanders e gli altri alla sua ruota e’ che avere la copertura statale paritaria per tutti e’ un diritto civile, come la parita’ delle razze e quella delle propensioni sessuali. Come l’educazione gratis. Come, perche’ no?, il diritto alla vacanza al mare pagata per tutti.

L’altra faccia, il rovescio obbligato della stessa moneta, e’ la natura prettamente redistributiva, quindi socialista, del progetto. Eliminando le polizze di cui oggi godono gli americani che lavorano in una azienda, quelle integrative di chi decide di pagarsi una polizza privata aggiuntiva, e quelle dei professionisti e degli autonomi, Sanders punta ad un regime nazionalizzato dove a tutti va il medesimo trattamento. Ma essendo ovviamente il costo per questo bengodi alle stelle – le stime danno 30 trilioni di dollari (30mila miliardi) in 10 anni – alle stelle andranno anche le tasse: a pagare di piu’ saranno i ricchi (Ocasio Cortez ha parlato del 70% di aliquota per la fascia alta), ma a scendere anche i medio-ricchi, e i medi, saranno colpiti. L’America si metterebbe in marcia verso l’eguaglianza di redditi, verso il basso, avvicinandosi al modello del Venezuela. Chi pensa che l’accostamento sia esagerato, e vede invece come modello di Sanders i sistemi sanitari all’europea, e’ un illuso e un ignorante. Ignorante perche’ basta leggere che cosa pensano i suoi luogotenenti, quelli che andranno alla Casa Bianca se gli elettori abboccheranno alla sirena, per capire la vera filosofia politica di Bernie.

David Sirota, lo speechwriter neoassunto per la sua campagna, aveva scritto un editoriale rivelatore, su Salon nel 2013, dal titolo “Il Miracolo Economico di Chavez”. Era a proposito della risposta USA alla recessione americana del 2008. "Gli Stati Uniti hanno categoricamente respinto il concetto di nazionalizzazione e hanno invece perseguito una strategia di salvataggio / sussidio quando si e’ trattato di banche rapaci e compagnie petrolifere - e queste imprese hanno spesso continuato a devastare l'economia”, ha scritto il compagno Sirota. “Ci sono delle lezioni da trarre dalla decisione del Venezuela di evitare questa strada di sussidi e di perseguire invece la piena nazionalizzazione? E negli Stati Uniti, che è diventato uno Stato più diseguale di molte nazioni latinoamericane, ci sono delle lezioni costruttive da apprendere dal grande esperimento di Chavez con la sua ridistribuzione più aggressiva?". Certo che ci sono. Bisogna stare lontano dalle idee di Sanders e dei suoi seguaci, altrimenti portano l’America dritta alla miseria.

Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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