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espulsi recidivi

Donald Trump, linea durissima sugli immigrati: ordine di deportazione per un milione di irregolari

20 Giugno 2019

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Donald Trump, linea durissima sugli immigrati: ordine di deportazione per un milione di irregolari

In America, dei dodici milioni di immigrati irregolari ce ne sono oltre un milione su cui pende un ordine di deportazione ufficialmente emesso da un giudice federale, o per crimini commessi o per essere rientrati recidivi dopo precedenti espulsioni. Sono clandestini uccel di bosco e vivono nel paese come prima dell’ultima sentenza che li riguarda, e al pari degli altri 11 milioni tollerati, e in molti casi ‘protetti’ contro gli agenti federali di confine (ICE) dalle politiche “santuario” di citta’ e Stati, come la California. Su questo “milione”, pero’, e’ piovuto un doppio tweet, minaccioso, del presidente Trump, che la notte scorsa ha di fatto annunciato il via alla caccia serrata dei deportandi.

“La settimana prossima l'ICE inizierà il processo di rimozione dei milioni di stranieri clandestini che vivono illegalmente negli Stati Uniti. Saranno rimossi velocemente cosi’ come sono entrati”, ha detto Trump, senza specificare oltre. Poi ha lodato il Messico e il Guatemala per l’aiuto che stanno dando agli Stati Uniti nel contenere l’invasione di nuovi migranti. “Il Messico, usando le loro forti leggi sull'immigrazione, sta facendo un ottimo lavoro nel fermare le persone molto prima che arrivino al nostro confine meridionale. Il Guatemala si sta preparando a firmare un accordo Safe-Terzo (e’ la definizione di uno Stato che accetta la parte di Stato Terzo, ossia di paese parcheggio in cui processare i casi di richieste di asilo di singoli e di famiglie, prima che entrino in America NDR). Gli unici che non faranno nulla sono i Democratici al Congresso. Devono votare per sbarazzare le norme dalle falle che ci sono ora e per aggiustare la procedura per gli asili! Se lo faranno, la Crisi del Confine finira’ presto!”.

I “milioni” citati da Trump, ha spiegato un funzionario del governo, sono in realta’ il milione abbondante su cui incombe l’ordine di deportazione emesso da un giudice federale alla fine di un processo, quindi immediatamente eseguibile se e quando i soggetti ricercati verranno localizzati e catturati. E’ probabile, o almeno questo pare sia l’intento dell’amministrazione, che la dimostrazione di forza prendera’ fra qualche giorno la forma di retate e di arresti in massa. Cio’ garantira’ una copertura mediatica importante e funzionera’ come deterrente, rivolto a coloro che stanno pensando di mettersi in viaggio verso l’America. Il messaggio e’: non provateci, non ne vale la pena. Ora che anche il governo del Guatemala ha seguito le orme di quello del Messico, accettando di costituire una sorta di “Muro virtuale” per conto degli Stati Uniti, chi aveva criticato con toni forti il presidente americano per aver usato l’arma/ricatto dei dazi commerciali nello sforzo di convincere il Messico a fare la sua parte deve ricredersi. Trump, autore del best seller “L’Arte della trattativa”, ha l’anima e il piglio dell’uomo d’affari, e fa quello che aveva promesso: se mi fate presidente, faro’ gli interessi dell’America come ho fatto per tutta la vita quelli della mia azienda.

Mark Morgan, il direttore della agenzia ICE, non aveva annunciato ufficialmente alcuna nuova iniziativa di polizia parlando a Louisville domenica sul tema della crisi umanitaria e della sicurezza nazionale sulla frontiera meridionale. E l’ICE non ha rilasciato commenti ai giornalisti dopo i tweet di Trump. Di solito, del resto, non ci sono mai preannunci di retate per sfruttare l’effetto della sorpresa. Evidentemente, il presidente ha preferito pubblicizzare la sua durezza law & order qualche ora prima del rally in Florida con il quale martedi’ sera ha lanciato la campagna ufficiale per il 2020.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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