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Donald Trump, la settimana dei dietro-front: non soltanto l'Iran

23 Giugno 2019

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Donald Trump

Per Trump e’ stata la settimana dei repentini dietro-front. Il primo nella risposta armata all’Iran che aveva abbattuto un drone USA sullo Stretto di Hormuz: a dieci minuti dal lancio di missili americani su target iraniani strategici, militari e petroliferi, lo ha annullato “perche’ avrebbe fatto 150 vittime, una reazione sproporzionata”. Il secondo sabato, quando ha bloccato l’ordine, dato attraverso un tweet giorni prima e che sarebbe dovuto scattare oggi, domenica 23 giugno, di deportare “milioni” di immigrati clandestini. L’ICE (agenzia che controlla l’immigrazione e i confini) aveva gia’ fatto sapere di essere pronta a compiere raids in 10 maggiori citta’ (New York, Los Angeles, San Francisco, Chicago, Houston, Miami, Baltimora, Atlanta, Denver e New Orleans) con l’obiettivo di catturare almeno 2040 famiglie di irregolari . E i sindaci DEM di Chicago e Los Angeles, tra gli altri, erano insorti contro l’operazione dichiarando che i poliziotti dei Dipartimenti locali, dipendenti dai municipi, non avrebbero cooperato.

Mentre la partita con Teheran e’ rimasta apertissima, e dall’esito non prevedibile, lo stop anti-irregolari e’ solo un rinvio: “"Su richiesta dei Democratici, ho ritardato il processo di rimozione dell'immigrazione illegale (deportazione) per due settimane per vedere se democratici e repubblicani possono riunirsi e trovare una soluzione ai problemi legati alle richieste di asilo e alle scappatoie legali sul confine meridionale. Altrimenti, partono le deportazioni! “, ha twittato il presidente sabato pomeriggio. La Speaker della Camera, la Democratica Nancy Pelosi, poche ore prima aveva chiesto a Trump di fermare le deportazioni, che aveva definito "senza cuore" e una "azione brutale che farà a pezzi le famiglie e inietterà terrore nelle nostre comunità".

Dopo i 150 iraniani “risparmiati” senza diretta contropartita dall’Iran (il presidente, seguendo i suggerimenti delle sue ‘colombe’, ha pero’ appesantito le sanzioni economiche e l’Iran e’ allo stremo, con la valuta svalutata del 60%, gli scambi commerciali decimati e i prezzi di cibo e farmaci alle stelle che stanno destabilizzando la vita sociale e esasperando l’opposizione interna) Trump intende la sospensione delle espulsioni come atto di buona volonta’ “a termine”.

Da quello che aveva detto ai giornalisti sabato mattina, sul pratone sud della Casa Bianca in partenza per Camp David, l’obiettivo del rinvio e’ puramente politico, perche’ il giudizio sulle famiglie destinate alla deportazione poggia su argomenti di legalita’ non equivoca. "Si tratta di persone che sono entrate illegalmente nel Paese. Sono state prese, e sono passate attraverso i regolari processi in tribunale. Su di loro c’e’ un verdetto di rimozione dal paese, e saranno rimossi. Tutti quelli che sono venuti nel paese illegalmente saranno portati fuori dal paese, molto legalmente", ha insistito. Poi ha aggiunto: “Alcune città stanno opponendosi (alle deportazioni), ma se si guarda quali sono si nota che sono generalmente città ad alta criminalità. Se guardi a Chicago ... molte di quelle città sono città-santuario e sono città ad alta criminalità ".

Secondo Trump, un’azione di repulisti compiuta con raids di massa contro i clandestini colpiti da verdetti di espulsione avrebbe "un effetto molto grande sulla frontiera", nel senso che scoraggerebbe ulteriormente l'immigrazione clandestina.

Il presidente, annunciando il rinvio, ha dato quindi al Congresso (che e’ diviso: il Senato in mano al GOP, la Camera a maggioranza Democratica) un ultimatum per correggere le "scappatoie" attuali nelle leggi che regolano il processo di asilo. Il riferimento specifico e’ all’intreccio di disposizioni e di restrizioni legali che gravano sulle autorita’ giuridiche e di polizia. Esse consentono oggi a molti centro-americani di attraversare il confine illegalmente e di diventare presto uccel di bosco e di disperdersi nella popolazione USA. Se arrivano con un bambino, per esempio, possono essere trattenuti solo pochi giorni; poi i giudici li devono rilasciare, convocandoli per successive sedute alle quali, per il 90%, non si ripresentano. Il numero dei casi di richieste di asilo da processare (adesso oltre 900mila) sta aumentando esponenzialmente, peraltro, con ingressi di clandestini attorno ai 100mila ogni mese.

Il paradosso e’ che la sinistra inorridisce davanti ai propositi di deportazione di Trump, che finora ha pero’ cacciato molti meno clandestini di Obama. Sotto l'amministrazione del Democratico, infatti, l'ICE ha deportato più di 385.000 ogni anno negli anni fiscali dal 2009 al 2011, e ha raggiunto un massimo di 409.849 nell'anno fiscale 2012, quando Barack venne definito, a ragione, “deporter in chief", Deportatore in Capo. I numeri sono poi scesi a poco meno di 250.000 negli anni fiscali 2015 e 2016. Sotto Trump, in paragone, le deportazioni dell’ICE sono ulteriormente calate a 226.119 nell'anno fiscale 2017, per risalire a oltre 250.000 nell'anno fiscale 2018. L’ultimo dato fornito dal website dell’ICE, in giugno, riporta che per questo anno fiscale (che si concludera’ come e’ costume a fine settembre) l’amministrazione Trump e’a quota 282.242.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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