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Corse a stelle e strisce

Per Joe Biden sembrava fatta, ma poi all'ultimo... un'amara sorpresa

3 Luglio 2019

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Joe Biden

Sembrava fatta per Joe Biden, quando i sondaggi di uno o due mesi fa lo piazzavano attorno al 35% , con un vantaggio a due cifre su Bernie Sanders. O, almeno, cosi’ sperava l’establishment Democratico, i donatori e i filo-democratici centristi che apprezzano il valore della “eliggibilita’”, quell’attributo di base che serve per battere l’avversario, tanto piu’ se e’ Trump. L’illusione di aver gia’ trovato il candidato giusto nel vecchio ex vicepresidente di Obama si e’ rivelata, appunto, tale. I giochi sono apertissimi, ed e’ bastato un solo dibattito in TV a fine giugno, nelle due serate consecutive tra i dieci + dieci candidati, a rimescolare preferenze e chance. Il primo sondaggio a fare il punto sull’umore degli elettori DEM dopo la performance TV , quello della CNN/SRSS, vede ancora Biden primo, ma con solo il 22%. Al secondo posto, con il 17%, e’ salita Kamala Harris, la senatrice californiana nera, che aveva attaccato Biden sul suo passato, in Senato, quando era collega-alleato dei senatori segregazionisti DEM. Che tra i Democratici in Congresso, prima e anche dopo il passaggio della legge sui diritti civili negli Anni 60, ci fossero incalliti razzisti, del resto, e’ una verita’ storica. I liberal sono stati poi bravissimi a nasconderla, aiutati dai media, togliendo al GOP il merito indubbio di aver votato in Congresso la legge per la parita’ civile tra neri e bianchi con percentuali piu’ alte di quelle del partito Democratico.

Ma le primarie, si sa, non sono un pranzo di gala, e la Harris ha vinto il dibattito in TV sventolando il colore della propria pelle e costringendo Biden ad una difesa imbarazzata. Anche l’altra senatrice, Elizabeth Warren, e’ cresciuta dal sondaggio precedente della CNN portandosi al 15%. Quarto con il 14%, acciaccato ma ancora in una posizione da ‘champion per la Nomination’, e’ il piu’ vecchio di tutti, il senatore del Vermont Sanders. Il suo destino e’ crudele. I libri di Storia riporteranno che e’ stato lui, nella campagna persa del 2016, a sdoganare il socialismo negli USA, senza se e senza ma. Perse perche’ i Grandi Elettori, di fede e tradizione clintoniana (nel senso di Bill) fecero vincere Hillary nel modo che sappiamo, e soprattutto con l’esito che sappiamo. Adesso, che Bernie ha 77 anni invece dei 73 di allora, e’ ancora sulla breccia nella campagna verso il 2020, ma e’ destinato ad una sorte ancora piu’ spietata, e per certi versi ingiusta. La piattaforma elettorale che ha lanciato e’ un piano quinquennale sovietico. Ed e’ diventata quella del partito. Sanders propugna la sanita’ pubblica uguale per tutti, con eliminazione delle polizze private per i 177milioni di lavoratori americani che oggi ce l’hanno, felicissimi, perche’ e’ pagata dai datori di lavoro. L’argomento migliore per dimostrare la follia del progetto di Bernie e’ che persino il suo lillipuziano Vermont, che voleva introdurre “Medicare per tutti”, ci ha rinunciato anni fa perche’ il budget era insostenibile. Bernie ha poi promesso che cancellera’ tutti i debiti di chi ha chiesto finanziamenti per il college in passato e li sta ancora pagando, una pratica su cui si regge l’istruzione negli USA, e per il futuro vuole universita’ gratis per tutti. Sul clima, ha sposato la ricetta verde (Green New Deal) della ex barista del Bronx ora deputata, Alexandria Ocasio Cortez: abolizione di carbone, petrolio, gas naturale, nucleare, addio ad auto e aerei, case e fabbriche rifatte e riadattate per andare a vento e a sole.

Dei 24 concorrenti alla Nomination, tutti quelli piu’ in vista sono piu’ o meno allineati alla estrema sinistra, e rinnegano con sprezzo del pericolo la consolidata saggezza che vuole un candidato sempre interessato e impegnato ad occupare il centro, dal momento che i moderati sono almeno un terzo dell’elettorato. Grazie a Sanders, invece, il pendolo e’ sbilanciato ad un livello che sara’ impossibile, a chiunque sventola la bandiera rossa oggi, virare credibilmente verso lidi meno radicali domani, una volta ottenuta la nomination.

E’ stato Trump, prima con la vittoria e poi con il successo della sua politica economica, a fare sbarellare il partito di Obama? A portarlo su posizioni ultra’, non solo in economia ma anche sul terreno dei diritti umani? Volete un esempio? Si pensi che Barack, nelle sue campagne del decennio scorso, sosteneva che “il matrimonio e’ tra un uomo e una donna”. Non voleva offendere i cristiani, e che gli omosessuali aspettassero il loro tempo. Oggi, piegato al femminismo piu’ estremo, c’e’ il governatore DEM della Virginia, Ralph Northam, che e’ un medico, il quale ha appoggiato la legge del suo stato che consente l’ “aborto dopo la nascita”. Non e’ una tragica battuta: si intende che se un aborto fallisce, nel senso che il feto e’ ancora in vita dopo la procedura al terzo trimestre…, beh, lasciamo parlare il governatore, che ha cosi’ spiegato in diretta radiofonica che cosa succede grazie alla legge sull’aborto alla 40esima settimana: "Se una madre è in travaglio, posso dire esattamente cosa succederebbe. Il bambino verrebbe fatto nascere. Il bambino sarebbe tenuto a suo agio. Il bambino sarebbe rianimato se questo e' ciò che la madre e la famiglia desiderano…, e a quel punto tra i medici e la madre seguirebbe una discussione…” L’omicidio legalizzato, cioe’, come deriva ultima del pro femminismo.

Se e’ stato Trump a radicalizzare i suoi avversari, si puo’ dire che merita la fortuna di avere uno di loro di fronte tra 16 mesi. Il Wall Street Journal lo ha scritto chiaramente in un suo editoriale: "Il presidente Trump è un uomo fortunato. In genere una campagna di rielezione è un referendum su chi e’ in carica, e il signor Trump sta perdendo quella gara. Ma i democratici si stanno muovendo a sinistra così rapidamente da permettergli di trasformare il 2020 in una scelta tra il suo curriculum politico e l'agenda liberale più estrema dal 1972 (quella di George McGovern). Questo è il messaggio politico più significativo di due notti di dibattito a Miami questa settimana tra 20 candidati presidenziali democratici. Il partito non si è semplicemente spostato a sinistra dei 'nuovi democratici' di Bill Clinton degli anni '90. I democratici si sono spostati a sinistra di dove si trovavano nel 2010, quando avevano il controllo del governo. Bernie Sanders ha perso contro Hillary Clinton nel 2016, ma ha vinto il dibattito ideologico ".

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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