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I loschi traffici della famiglia Biden in Ucraina: spunta una "strana" foto

1 Ottobre 2019

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I loschi traffici della famiglia Biden in Ucraina: spunta una "strana" foto

Quando qualche repubblicano critica Trump (i cosiddetti NeverTrump) ha sempre l’onore delle prime pagine e delle interviste televisive. A partiti invertiti, vi invito a una caccia al tesoro: trovare quello che ha scritto Andrew Stein contro Joe Biden (“Per favore, ritirati”), oltre che in un op-ed (commento di opinione) pubblicato a pagina 19 del New York Post di oggi 1 ottobre. Qualche reporter conservatore ha gia’ riportato la storia scabrosa dei Biden in Ucraina e in Cina, in verita’, ma leggerla a firma di un liberal e’ una rarita’ da evidenziare. Forse e’ il segno che la corsa di Joe e’ al capolinea, che il partito non ci crede piu’.

Andrew Stein e’ stato un politico Democratico di fama, prima deputato nella Assemblea dello Stato di New York, poi presidente del Borough di Manhattan, e infine presidente del Consiglio Municipale di New York City, carica che lo porto’ a sostituire il sindaco Ed Koch, quando si assento’ per malattia. Compagno di partito di Biden da una vita - ha 74 anni contro i 77 di Joe - lo invita oggi senza fronzoli a ritirarsi dalla corsa, e non per motivi politici, ma etici.

“Gli affari corrotti di Joe Biden in Ucraina e quelli di suo figlio Hunter vanno indagati, ed e’ arrivato il tempo, per lui, di uscire dalla corsa per la nomination”, e’ l’attacco dell’intervento, un concentrato di fatti non contestabili. “Mentre Biden serviva come vicepresidente, suo figlio Hunter stava facendo inspiegabilmente 50mila dollari al mese come ‘consulente’ in un settore con il quale non aveva alcuna familiarita’ (l’energia), in un paese notoriamente avvezzo alle bustarelle e di cui non sapeva la lingua (l’Ucraina). Hunter fece affari similmente loschi in Cina, per un totale di 3 milioni di dollari in industrie e nazioni di cui non aveva esperienza”.

Biden, incaricato di seguire l’Ucraina da Obama, si distinse in una operazione smaccata di intromissione nei suoi affari giudiziari, minacciando di non dare il miliardo di dollari di aiuti promessi a Kiev se il governo locale non avesse licenziato il procuratore generale Viktor Shokin. Cosa che avvenne “in sei ore”, si e’ poi vantato Joe. Si diceva che Shokin non avesse in generale una reputazione cristallina come inquirente, ma la sua successiva testimonianza sotto giuramento e’ una pietra al collo delle speranze di Biden: “Sono stato cacciato perche’ stavo conducendo una indagine a largo raggio sulla corruzione nella Burisma Holdings, societa’ di gas naturale attiva in Ucraina, e il figlio di Joe Biden, Hunter Biden, era un membro del consiglio di amministrazione”. “Quello che i media del mainstream sembrano ignorare”, continua Stein, e’ proprio questo particolare, il piu’ classico esempio di conflitto di interesse: “Mentre Shokin si accingeva a investire la Burisma Holdings, la maggiore azienda di gas del paese stava pagando ad Hunter quel salario sbalorditivo quale membro del board”. Gia’ in luglio, per la verita’, un ex funzionario del governo Obama aveva confidato al New Yorker che “Hunter a piede libero e’ una potenziale mina sul messaggio del padre”.

Ora i nodi stanno venendo al pettine, e il paradosso e’ che e’ stata la storia della telefonata tra Trump e il presidente ucraino a sbattere in prima pagina, anche se per ora solo su Fox News, i traffici loschi della famiglia Biden. La breaking News di oggi e’ una fotografia in cui appaiono insieme Joe Biden, il figlio Hunter, e altre due persone, scattata nell’agosto del 2014 agli Hamptons (New York). I quattro sono su un campo da golf e sorridono. Da aprile 2014 Hunter e’ stato assunto dalla Burisma, e quindi ha gia’ beccato almeno 200 mila dollari per “lavorare” nel settore dell’energia fossile. E non e’ tanto l’ironia di sapere che tra i candidati presidenti Democratici, oggi, il gas e’ tossico e deve essere bandito, con carbone e petrolio, in ossequio al New Green Deal predicato dalla Ocasio Cortez e dalla minorenne svedese “guardia verde per salvare il pianeta”, versione 2019 delle “guardie rosse per salvare il popolo” di maoista memoria. No. Il dettaglio che inchioda senza ironia Biden padre e’ la risposta che aveva dato, prima che uscisse la foto, ad un giornalista di Fox News che, durante un rally, gli aveva chiesto: “Ha mai parlato con suo figlio Hunter di Ucraina?”. “No, non ho mai parlato con mio figlio dei suoi affari all’estero”. Ma chi ci crede, davanti a questa foto? Anche perche’ la terza persona nel gruppetto, alla destra di Joe con Hunter alla sua sinistra, e’ Devon Archer, e pure lui faceva parte del consiglio di amministrazione della Burisma Holdings con Hunter.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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