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Bernie Sanders, il socialista moderno che parla alle élite metropolitane

22 Ottobre 2019

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Bernie Sanders, il socialista moderno che parla alle élite metropolitane

C’era davvero tanta gente nel parco di Queensbridge a New York, oltre 20 mila persone, quando Bernie Sanders ha tenuto sabato scorso il suo primo comizio dopo aver subito il colpo al cuore qualche settimana fa. Nei raduni a contare di piu’ sono ormai le riprese televisive che moltiplicano l’audience, e il messaggio che i presenti vogliono lanciare e’ il nome dell’idolo di cui promuovere il culto. I cartelli “Bernie” erano un mare. Il modello, negli USA di questi anni, e’ indubbiamente Trump, che ha un seguito di fans che si misura ormai con un criterio nuovo: non solo la folla che riempie lo stadio di turno avvolta nel rosso del MAGA (Make America Great Again), ma quelli che non sono riusciti a entrare e stanno fuori, davanti al maxischermo: nel Texas, la settimana scorsa, solo gli esclusi erano 20mila, e Fox News trasmetteva a video sdoppiato, uno con Donald sul palco e i sostenitori interni allo stadio gremito, e l’altro puntato sulla gente all’esterno. Anche Sanders s’e’ vantato di aver avuto qualche migliaio di supporter fuori, oltre quelli che erano riusciti a entrare nel parco, e ha detto la verita’. 


Dentro c’era anche un’area “press” con molti giornalisti, ne avro’ contati oltre 100. Le primarie sono un rito e uno spettacolo, e il pubblico e’ abituato a partecipare, vedendo i dibattiti in tv ma anche andando ai comizi e leggendone sui giornali. 
In questo senso, i 9 milioni scarsi che hanno assistito una settimana fa all’appuntamento alla CNN tra i 12 DEM rimasti in gara sono una spia importante: essendo il record negativo di audience degli ultimi anni per questi confronti, gli elettori assenti hanno in sostanza fatto sapere di non essere soddisfatti del parterre, sia del livello della concorrenza sia dello show politico nel suo complesso. Non c’e’ ancora un anti Trump che scalda i cuori del normale pubblico DEM. I piccoli o meno piccoli eserciti dei militanti attivi, invece, rispondono agli appelli con passione, come le truppe newyorkesi di Bernie che hanno invaso il grande prato sull’Est River, proprio sotto il ponte del Queensborough Bridge. Se si pensa che oggi, per la media dei sondaggi di RCP, il senatore socialista che aveva fatto tremare Hillary nel 2016 ha il 15,2% dei consensi tra gli iscritti Democratici, verrebbe da concludere che il popolo liberal orfano di Obama non dovrebbe far poi cosi’ tanta fatica a battere Trump, se la passione fosse proporzionata al favore espresso ai sondaggisti telefonici.  Ma non e’ cosi’ scontato, considerando i rally di piazza: Sanders e’ solo il terzo dei concorrenti DEM, dopo Joe Biden con il  29,4% e Elizabeth Warren con il 24,8%, ma la passione dei suoi fans non e’ eguagliata dagli altri. Rally cosi’ affollati, almeno per ora, li fa vivere soltanto lui. 


Lo si era notato gia’ nel 2016, quando Bernie fece una gara da outsider e sfioro’ il miracolo: la Clinton lo supero’ solo schierando l’apparato di partito e abusando della sua rete di potere. L’effetto sorpresa oggi non c’e’ piu’, il senatore e’ di 4 anni piu’ vecchio (ne ha 78 suonati) e ha una concorrenza agguerrita a scimmiottarlo. Il paradosso e’ che e’ stato lui, sventolando la bandiera rossa che una volta era anatema nell’establishment politico USA, a creare una inedita generazione di socialisti e a diffondere la filosofia marxista della redistribuzione della ricchezza. Alexandria Ocasio Cortez e’ la immagine nazionale di questo movimento, e i Democratici di nome ma socialisti di fatto crescono nelle file del partito e fanno ombra, e concorrenza, a Bernie, il brand originale.  E se la giovane Ocasio Cortez, presente al rally nel Queens, ha dato il suo endorsement a Sanders, la senatrice Warren gli ha invece rubato le proposte, e i voti, presentandosi  come ‘capitalista’ per non spaventare i moderati e i centristi. 


Biden stesso si e’ spostato a sinistra, sotto la spinta di Sanders, la cui radicalizzazione ha contagiato pure Kamala Harris, Pete Buttigieg, Beto ‘O Rourke, figure ormai stabili nel secondo girone dei candidati, quelli con le speranze al lumicino. 
Sanders non ce la fara’, molto probabilmente, neppure questa volta a essere nominato. C’era anche il regista rosso Michael Moore alla manifestazione di New York a dare il suo appoggio formale a Bernie e ad arricchire l’atmosfera da raduni rossi.  Si sa che questi sono la norma nell’Europa dei sindacati e dei partiti comunisti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma  in America sono un fenomeno neonato e curioso. Pacifico e bonario nella forma, terribile nel messaggio squisitamente socialista. 
La piazza della  “rivoluzione politica che trasformera’ questo paese”  (la definizione e’ di Sanders) e’ una folla che sventola migliaia di piccoli cartelli bianchi o azzurri con sopra scritto solo BERNIE in stampatello. Ho visto pochissimi afro-americani (certo molti meno del 25% che e’ la percentuale cittadina di neri), pochi ispanici e tantissimi giovani e meno giovani bianchi, tipici profili di newyorkesi “woke” (saputi e politically correct), in marcia per un cambiamento ideologico, convinti seguaci di un appello dai toni messianici e irrealistici. 


Pochissimi gli slogan di contenuto concreto urlati dalla gente: a quelli ci ha pensato il vecchio senatore socialista dal palco. In un’America con il 3,5% di disoccupati, con centinaia di milioni di lavoratori che hanno il loro bel piano previdenziale (cofinanziato dalla ditta se sono dipendenti) zeppo di azioni cresciute del 50% o piu’ da quando c’e’ Trump, e che stanno vedendo aumenti reali negli stipendi (al 2,8% su base annua in settembre dopo gli 8 anni stagnanti di Obama), e’ dura piangere miseria, E attaccare il governo da abbattere perche’ ti affama. Meglio frustare i fedeli per i loro sensi di colpa, per l’ineguaglianza peccato morale globale, per l’insensibilita’ di fronte ai drammi social. E se le tragedie non sono qui, tra gli osannanti, altrove ci saranno. Ma non di Venezuela o Cuba parla Bernie. “Al confine meridionale con il Messico, dove le gabbie contengono i bambini separati dai genitori entrati clandestinamente”, ha detto invece nel suo fugace cenno al problema della immigrazione irregolare: senza dire che le gabbie delle foto che fecero il giro di Internet erano quelle dei tempi di Obama; senza citare il Muro che sta crescendo e sta avendo successo nei numeri degli ingressi che calano. 


Il reverendo laico dal Vermont ha chiuso il discorso con un approccio para-cristiano, se si esclude l’appoggio al diritto ad abortire delle donne e l’eugenetica da lui evocata in settembre quando ha caldeggiato il controllo delle nascite tra i poveri del mondo … per salvare il pianeta. “Se voi, anche se avete la copertura sanitaria, sarete disposti a lottare (tradotto, a pagare piu’ tasse) per far avere la mutua statale generale uguale per tutti come diritto umano.. Se voi, anche se siete nati qui, sarete disposti a lottare (tradotto, ad aprire i confini abolendo l’ICE, agenzia federale di frontiera) per chi viene da fuori…. Se voi, anche se non avete debiti, sarete disposti a lottare per cancellare i debiti in cui affogano tanti studenti (tradotto, a pagare piu’ tasse). Se voi eccetera eccetera…”. Il socialista moderno americano non parla agli sfruttati veri, agli operai disoccupati, ai contadini e ai minatori - perche’ a quelli ci sta pensando in concreto Trump da 3 anni-. Parla alle elite metropolitane, cosi’ queste si lavano la coscienza votando per il partito delle tasse e per il suo tribuno.


di Glauco Maggi   

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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