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Michael Bloomberg, il sondaggio: faccia a faccia con Donald Trump, quante possibilità ha

11 Novembre 2019

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Michael Bloomberg, il sondaggio: faccia a faccia con Donald Trump, quante possibilità ha

Bloomberg non ha ancora lanciato ufficialmente la campagna per la Casa Bianca, ma il primo sondaggio tra gli elettori nazionali sull’esito di un ipotetico faccia a faccia con Trump, condotto da Morning Consult, lo piazza gia’ piu’ o meno allo stesso livello di chance che hanno Joe Biden, Elizabeth Warren e Bernie Sanders.

Tra i Democratici che voteranno alle primarie, il 25% ha espresso un giudizio sfavorevole sul miliardario di New York che e’ piu’ alto di quello riservato a tutti gli altri 15 candidati DEM rimasti in gara. Ma d’altra parte, nel citato sondaggio Morning Consult tenuto l’8 novembre, il giorno dopo l’uscita della notizia che Mike ha intenzioni serie perche’ ha fatto il passo formale di iscriversi alla primarie in Alabama, il 4% dei votanti alle primarie del partito lo hanno subito indicato come “prima scelta”. Il che lo pone davanti a 10 dei 15 concorrenti. Prima di lui ci sono il vicepresidente Biden, con il 31%, i senatori Sanders (20%) e Warren (18%), il sindaco di South Bend in Indiana Pete Buttigieg (8%), la senatrice Kamala Harris (6%). Dietro vengono tutti gli altri, che di fatto sono da considerare fuori e che, con il loro 17% complessivo, costituiscono il primo bacino di potenziale raccolta per Bloomberg, la novita’ inattesa nel lotto. Tra i votanti in generale, il 43% ha detto che voterebbe Bloomberg in una ipotetica sfida a Trump, mentre il 37% sostiene che confermerebbe il repubblicano. Il vantaggio di sei punti di Mike su Donald e’ identico a quello che avrebbe Warren, 45 contro 39 per Trump, mentre Sanders batterebbe Trump per 45 a 40 (5 punti) e Biden batterebbe Trump per 44 a 40 (4 punti). Nella ipotetica sfida tra Bloomberg e Trump, gli indecisi e quelli senza opinione sono il 21%, percentuale piu’ alta che negli altri faccia a faccia (16% per Sanders e Biden e 15% per Warren).

Chiaramente, una figura come Bloomberg cambierebbe la “geografia politico-ideologica” della competizione, introducendo un centrista di provata fede, anzi di piu’: un pragmatico che in vita sua e’ stato prima Democratico per anni, poi Repubblicano per fare il sindaco di New York, poi Indipendente per ottenere il terzo mandato a sindaco, e dall’anno scorso ancora Democratico per battere Trump. Il presidente in carica ha 73 anni, e l’eta’ di Mike, 77 anni, non e’ un grande svantaggio nelle primarie DEM. Joe Biden ha 77 anni come lui, Sanders e’ piu’ vecchio (78 anni) e Warren ne ha 70. Buttigieg, paradossalmente, e’ invece troppo giovane, con i suoi 37 anni che sono sinonimo di freschezza ma anche di ovvia inesperienza, poco rassicurante.

Bloomberg porta nella gara una ricchezza personale, 53 miliardi per Forbes, che e’ quasi venti volte tanto quella di Trump. Cio’ e’ un asso nella manica per il pubblico indipendente e non ideologico, in quanto dimostra che e’ stato un imprenditore di strabiliante successo. Puo’ anche autofinanziarsi la campagna con nessun problema, ma questo e’ invece un argomento di feroce critica da parte dei socialisti Warren e Sanders, che fanno leva su un programma classista e sinistro che punisce i ricchi e le corporation.

“I miliardari non dovrebbero esistere” e’ lo slogan esplicito di Sanders, e Warren pensa a realizzarlo in concreto con tasse sulla ricchezza, oggi inesistenti, tecnicamente inapplicabili  e incostituzionali, in aggiunta alle imposte sui redditi che lei vuol portate a livelli mai visti. La lotta di classe, in ogni caso, e’ quindi garantita in queste elezioni. Prima all’interno dei DEM tra Bloomberg e l’ala sinistra socialista. E poi tra Warren (o Sanders) e Trump, se Bloomberg non dovesse farcela. Se il centrista-moderato-pragmatico di New York entra il lizza, il risultato certo non e’ la sua vittoria alle primarie DEM, ma l’oggettivo indebolimento di Biden, che e’ fiacco di suo (Hunter, il figlio, e’ un fardello letale) e che raccoglie pochi fondi. Come dire che Mike, alla fine, potrebbe far vincere un socialista, anche se entra in corsa per evitare proprio questo esito.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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