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Scacchiere

Eric Holder prepara il rientro: la reazione alla deriva della speranza Dem

13 Novembre 2019

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Eric Holder

E’ come se gli “adulti” tra i Democratici avessero finalmente capito che non e’ piu’ il tempo, perche’ e’ oltremodo pericoloso, lasciare che i “bambini” continuino a gestire senza supervisione responsabile la complicata faccenda di far tornare alla Casa Bianca il partito DEM. Per estromettere Trump, non ci si puo’ affidare a un bollito ex vicepresidente o a un paio di rivoluzionari socialisti. Dopo che il campo da gioco elettorale e’ stato occupato per oltre un anno da una ventina di pretendenti bellicosi che hanno offerto uno spettacolo disarmante - ai loro stessi occhi - i tradizionali maggiori finanziatori del partito, e qualche figura di stampo pragmatico, stanno correndo ai ripari. Sono gli stessi milionari, il reale establishment del partito che aveva sostenuto con successo Bill Clinton e Barack Obama, ad essere ora terrorizzati davanti alla concreta possibilita’ di ripetere l’infelicissima esperienza di Hillary.

Il primo miliardario DEM che ha reagito al panico, lo abbiamo gia’ riferito qualche giorno fa, e’ l’ex sindaco di New York, Mike Bloomberg. Il suo e’ il caso di un enorme finanziatore palese, che ha puntato tanti milioni per aiutare i Democratici nelle elezioni per il Congresso nel 2018, e altri nel recente voto che ha permesso al partito di conquistare la maggioranza nel parlamento statale in Virginia: non volendo buttare via i soldi nel 2020, ha pensato che sara’ meglio che li spenda per se stesso. Mike vede Biden fragile come persona, e come padre di Hunter, ma e’ soprattutto convinto che, se anche Joe dovesse riuscire ad arrivare al faccia a faccia con Trump fra 12 mesi scarsi, non lo batterebbe. I sondaggi negli Stati ballerini mettono gia’ ora i due in sostanziale parita’, ma il tempo gioca contro il Democratico. E se Biden non ce la fa, vincono Elizabeth Warren o Bernie Sanders, socialisti di nome o di fatto.

E’ di fronte a questa alternativa, “Sleepy Joe” il moscio e perdente pseudomoderato da una parte, e dall’altra la coppia rossa “Crazy Bernie” e “Pocahontas Warren”, che Mike si sente obbligato a scendere in campo: oggi si e’ iscritto alle primarie di un secondo stato, l’Arkansas, dopo l’Alabama.

Ma Bloomberg non e’ il solo ad avere i brividi. Anche altri due nomi di calibro, entrambi afro-americani, stanno reagendo alla deriva della speranza DEM. Sono entrambi amici di Obama, e con credenziali importanti. Uno, Eric Holder, e’ stato il primo ministro della Giustizia di Barack dal 2009 al 2015, ed attualmente guida una organizzazione Democratica impegnata a modificare i Distretti elettorali a vantaggio del partito. Notizie di stampa riportano che sta consultando strateghi e finanziatori liberal da giorni per preparare il rientro: del resto, il suo nome era gia’ uscito come possibile candidato nel 2018, ma poi aveva optato per non correre. 

L’altro, Deval Patrick, e’ stato governatore del Massachusetts dal 2007 al 2015. Di lui si ricorda un episodio che gli diede lustro: l’amico Barack aveva copiato ampi brani di un suo discorso per un comizio (Obama fu scoperto, ma non pago’ pegno sui giornali, come per tutte le sue zone d’ombra: esempio, i 20 anni nella chiesa del reverendo estremista Jeremiah Wright, antibianco e antisemita). Patrick sta contattando i tanti finanziatori scontenti, e ha anche avvisato di persona Biden che sta considerando di entrare in lizza. Biden, secondo le cifre ufficiali della commissione federale elettorale, sta infatti raccogliendo pochissimi soldi, meno di tutti i big e persino di Pete Buttigieg.

Entro venerdi’, si attende che Patrick si iscriva formalmente per partecipare alle primarie del New Hampshire, dove e’ ben conosciuto essendo stato governatore del vicino Massachusetts. Un anno fa aveva escluso di correre perche’ la moglie era malata, ma e’ sempre stato politicamente attivo. La cerchia degli amici di Obama, e lo stesso ex presidente (che non a caso non ha mai endorsed Biden), avevano incoraggiato tempo fa Patrick a partecipare, e il suo consulente Doug Rubin aveva creato anche un Comitato Politico (the Reason to believe) per sostenerlo. Patrick ha forti legami con Wall Street, e la sua probabile mossa riflette l’orrore del mondo finanziario, e in generale di chi crede nel capitalismo come motore di crescita e di creazione di ricchezza, nell’assistere alla ascesa nei sondaggi del duo socialista. Nel curriculum dell’ex governatore DEM c’e’ la sua attuale occupazione, che scatenera’ tuoni e fulmini dell’ala sinistra dei Democratici Socialisti, e fara’ sorridere di gusto i Repubblicani. Ricordate la Bain Capital, il fondo di private equity di Boston dove aveva fatto la sua carriera e fortuna Mitt Romney, pure lui governatore di quello Stato prima della sfida del 2012 a Obama? Patrick e’ entrato nel 2015 nella Bain Capital, ed ora e’ Managing Director e Co-Managing Partner della divisione Double Impact. E prima di fare il governatore, se la Bain non bastasse, Patrick era stato vicepresidente esecutivo della Coca Cola, e prima ancora aveva coperto la stessa posizione alla Texaco. Insomma, un adulto che non ce la fa piu’ a vedere il suo partito in balia dei bambini, sia che abbiano 78 anni, come Sanders, o 29, come Alexandria Ocasio Cortez.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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