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Trump, il Partito Democratico si gioca la carta Pete Buttigieg: ecco chi è il papabile sfidante

19 Novembre 2019

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Trump, il Partito Democratico si gioca la carta Pete Buttigieg: ecco chi è il papabile sfidante

Mancano solo 75 giorni al caucus del 3 febbraio 2020 in Iowa, la prima elezione interna al partito Democratico per la scelta di chi sfidera’ Trump, e la sorpresa e’ che i sondaggi in quello Stato stanno promuovendo un nome nuovo, nuovissimo: Pete Buttigieg, il 37enne omosessuale, bianco, veterano di guerra, sindaco della cittadina di South Bend (100mila abitanti), dello Stato del Midwest dell’Indiana (meno di 7 milioni di abitanti, 38esimo per estensione e 17esimo per abitanti in America), ha avuto il 25% dei consensi nella piu’ recente rivelazione della CNN/Des Moines Register/ Mediacom, staccando di 9 punti la senatrice Warren (al 16%) e di 10 la coppia Joe Biden e Bernie Sanders (al 15%).

Vincere il primo caucus, per chi non e’ un favorito, non e’ ovviamente garanzia di successo finale, ma e’ la condizione indispensabile ad ottenere una copertura mediatica nazionale e a promuovere la popolarita’ del nome per i successivi appuntamenti. Buttigieg ha investito pesantemente per questo obiettivo in termini di staff dislocato in loco e di spot sulle tv in Iowa, ma se il personaggio non avesse un certo appeal naturale, mostrato nei dibattiti televisivi, sarebbe rimasto nelle retrovia dietro ai big. Come e’ il caso della senatrice della California Kamala Harris, che nel suo stesso Stato ha solo l’8% dei consensi, poco piu’ del 6,3% di Buttigieg, e irrimediabilmente dietro Warren (24,5%), Biden (23,5%) e Sanders (20,35).

Nel proprio Stato, l’Indiana, il sindaco era invece gia’ al 20% nell’unico sondaggio finora condotto, nell’aprile scorso, dietro a Biden (33%) e Sanders (23%) ma davanti alla staccatissima Warren (al 2%). Buttigieg e’ salito recentemente al 13,7% anche nella media RCP dei sondaggi in New Hampshire, il secondo Stato dove si terranno le primarie DEM l’11 febbraio.

La scommessa del giovane omosessuale, sposato, e’ di conquistare credibilita’ nazionale vincendo, o almeno arrivando secondo o terzo, nei quattro appuntamenti di febbraio (dopo l’Iowa e il New Hampshire, il terzo sara’ in Nevada il 22, e il quarto in Sud Carolina il 29). L’importanza delle prime sfide e’ mediatica piu’ che sostanziale: i delegati in palio nei 4 Stati iniziali sono solo 155, ma per assicurarsi la nomination la prossima estate alla Convention DEM di luglio in Wisconsin ne occorrono 2373 (la meta’ piu’ uno dei 4745 seggi totali, di cui il 16% saranno i cosiddetti ‘delegati automatici’, dirigenti di partito qualificati per diritto). Con una partenza convincente in febbraio, Buttigieg potrebbe poi puntare tutte le speranze sul Supermartedi’ del 3 marzo, quando si terranno primarie e caucus in 14 Stati (Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, Nord Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia) e nel Territorio Americano di Samoa. I delegati a disposizione saranno 1358, quasi un terzo del totale.

Il 3 marzo, con il suo ricco bottino, fara’ dunque chiarezza su chi potra’ lanciare la volata finale. Ad oggi, piu’ di un commentatore cita la possibilita’ che si possa pero’ anche giungere ad una Convention “aperta”, ossia senza che ci sia un candidato con in tasca la maggioranza dei voti. In questo caso, ci sara’ una trattativa interna al partito per stabilire il designato. In effetti, con Biden che ha via via perso smalto personale e fans (e’ sceso al 27% nella media RCP) , con il socialista Sanders che ha recuperato dopo l’infarto e non molla (18,8%), e con la estremista Warren che ha frenato il suo momentum dopo l’apparente sprint di un mese fa (20,3%), il terzetto di testa appare in stallo, incapace di produrre un leader incontestato. Cio’ spiega la performance dell’outsider Buttigieg, che cerca di farsi largo correggendo la sua politica in direzione “moderata”.

L’incertezza, anzi l’insoddisfazione dichiarata della dirigenza del partito e dei grandi finanziatori nei confronti dell’attuale gruppo di testa, ha addirittura prodotto il rientro in gara di Deval Patrick , ex governatore del Massachusetts e amico di Obama, e quello assodato del sindaco di New York Mike Bloomberg. Entrambi sono convinti che Trump farebbe il bis contro Biden o contro uno dei due radicali di sinistra, ma la loro partecipazione alle primarie DEM, aumentando l’offerta politica e la divisione delle preferenze e dei delegati tra i candidati, rende ancora piu’ probabile la Convenzione aperta.

                                                                                                                                                         di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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