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Trumpeconomics vs impeachment

Numeri da record su lavoro e stipendi, eppure vogliono far cadere Trump

6 Dicembre 2019

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Numeri da record su lavoro e stipendi, eppure vogliono far cadere Trump

Negli Stati Uniti e’ in corso un assurdo derby, prosperita’ contro impeachment. Il primo segnale della sfida era venuto da Wall Street giovedi’. Nelle stesse ore in cui Nancy Pelosi ha annunciato ufficialmente che i DEM voteranno per l’impeachment del presidente, tutti i quattro maggiori indici, Dow Jones, Nasdaq, S&P500 e Russell, sono saliti: l’avvio di quella che potrebbe essere una crisi istituzionale drammatica, a conclusione di una procedura promossa solo 3 volte nei 240 anni di storia americana, non ha gettato nel panico i mercati. Del resto, come prendere sul serio il pomposo discorso di attacco a Trump della Speaker Democratica, che ha citato in tono e modo sgangherato Madison e i Padri Fondatori della Costituzione per giustificare la manovra della cacciata di un presidente eletto regolarmente 3 anni fa? Tutti sanno che il Senato neghera’ l’impeachment, se e quando passera’ alla Camera con i soli voti dei deputati democratici (e nemmeno tutti) ma senza il sostegno di alcun repubblicano?
Cosi’ gli investitori, giovedi’, hanno snobbato il proclama basato sulla bufala ucraina, “sequel” di serie B del fallito Russiagate. Lo hanno fatto, pero’, soprattutto perche’ l’America vive una economia record, che non e’ mai stata tanto robusta da mezzo secolo, e si aspettavano con una certa fiducia il rapporto del ministero del Lavoro sulla disoccupazione di novembre (in calendario sempre il primo venerdi’ di ogni mese). I numeri erano gia’ promettenti nelle previsioni degli analisti, ma oggi, venerdi’ 6 dicembre, si sono rivelati un boom.

Disoccupazione - Il tasso di disoccupazione, che doveva essere al 3,6%, e’ risultato del 3,5% (record da 50 anni fa). Si confermano, o migliorano, le percentuali di disoccupati nelle diverse categorie anagrafiche: gli uomini adulti sono al 3,2%; le donne adulte sono all’identico livello del 3,2%, e cio’ mostra la strada fatta nella parita’ di genere sul piano occupazionale; i teenager, giovanissimi dai 13 ai 19 anni, sono al 12%; i bianchi disoccupati sono al 3,2%, i neri al 5,5%, gli ispanici al 4,2%, gli asiatici al 2,6%. Neri, ispanici e asiatici sono ai minimi storici da diversi mesi, e cio’ spiega perche’ molti recenti sondaggi hanno mostrato che il 34% di afro -americani approvano il lavoro di Trump (dopo che solo l’8% di loro, secondo gli exit poll, l’avevano votato nel 2016).

Posti di lavoro creati - I nuovi occupati netti sono stati 266mila in novembre , invece dei 187mila attesi; ad essi si devono aggiungere 41mila posti per le correzioni positive emerse dalla revisione ministeriale sui dati di ottobre e settembre, il che porta ad un numero complessivo di 307 mila unita’. La media degli ultimi tre mesi sale a 205 mila posti creati, numero che non si vedeva da 10 mesi e che spazza le nubi su una vicina recessione.

Retribuzioni - Le buste paga orarie sono cresciute di 7 centesimi a 28,29 dollari, un aumento del 3,1% rispetto ad un anno fa. Sono 16 mesi consecutivi che le retribuzioni crescono del 3% o piu’, sempre battendo abbondantemente l’inflazione. E i maggiori benefici vanno ai lavoratori di fascia bassa o bassissima. Cio’ si riverbera sulla fiducia dei consumatori, che hanno piu’ soldi da spendere nella imminenza della stagione natalizia, cruciale per le imprese della produzione e della vendita al dettaglio.

Borsa - Venerdi’ mattina, dopo l’uscita del rapporto sul lavoro, Wall Street e’ partita a mille, con il Dow Jones che e’ cresciuto di circa 250 punti nella prima mezzora. Trump non ha finora commentato sulla Borsa, e ha twittato invece “Grande Rapporto sul Lavoro”. Le azioni possono quotidianamente salire o scendere, e infatti nell’ultima settimana le fluttuazioni sono state legate alle indiscrezioni uscite sulle prospettive della trattativa commerciale con la Cina e della possibile ratifica congressuale del nuovo patto (ex Nafta) che Trump ha siglato con Messico e Canada.
I posti di lavoro e gli stipendi sono ovviamente la realta’ piu’ concreta per le famiglie americane, anche se per i fondi pensione, diffusissimi tra la popolazione, l’andamento delle azioni non e’ meno importante. Di sicuro, l’ultima cosa a cui pensa la gente oggi, in una giornata cosi’ brillante che e’ tutto frutto della Trumpeconomics, e’ l’impeachment. E i Democratici, abbarbicati a questa sola ciambella retorica per mandare via il presidente, appaiono fuori dal mondo.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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