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I candidati bianchi dem si tirano i capelli e c'è già chi teme una diaspora suicida

14 Gennaio 2020

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I candidati bianchi dem si tirano i capelli e c'è già chi teme una diaspora suicida

I candidati DEM bianchi in testa nei sondaggi litigano fra di loro, alzando il tono ben oltre la norma e innervosendo la base liberal progressista che teme una diaspora suicida. Biden e’ primo con il 28,3%, ma sono Elizabeth Warren (16% e in affanno ) e Bernie Sanders (19,8%, e in ripresa) a fare notizia per le accuse e le offese reciproche, sotto la cintura. La Warren (con l’altra senatrice Amy Klobuchar aggrappata al suo 3%) e’ l’ultima donna che spera di rappresentare l’alternativa ai bianchi, maschi, e vecchi. In quarta posizione, con il 5,8%, resiste Pete Buttigieg, bianco, 38 anni, sindaco di una piccola citta’ ma soprattutto testimonial LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), il movimento che ha fatto un bell’esordio nella sfida presidenziale. E che sta andando meglio dei campioni delle “minoranze”. I candidati neri, infatti, spariscono, e la bandiera della diversity etnica e razziale si auto-ammaina. Il partito di Obama, quello del primo afro-americano ad entrare alla Casa Bianca sull’onda della decantata trasformazione demografica, etnica e razziale, si guarda allo specchio a due settimane dal primo caucus in Iowa e si scopre bianchissimo, guidato da tre settantenni caucasici a contendersi la nomination. 


L’ultimo a gettare la spugna tra i neri e’ stato lunedi’ il senatore del New Jersey Cory Booker, che non si era guadagnato neppure il diritto di partecipare al dibattito televisivo di mercoledi’ 15 per carenza di.. voti nei sondaggi ufficiali ammessi dal Comitato Nazionale Democratico. Trump, che si diverte a commentare gli addii dei concorrenti falliti, ha festeggiato con il solito tweet quello di Booker: “Veramente una grande Breaking News (sto scherzando): Booker, che era nel territorio zero dei sondaggi, e’ appena uscito dalla gara delle primarie Democratiche. Stanotte posso dormire in pace. Ero cosi’ preoccupato all’idea che un giorno avrei potuto avere un testa a testa con lui!”. Una settimana fa aveva abbandonato Juilian Castro, texano ex ministro di Bill Clinton che rappresentava gli ispanici (veri). Prima di lui, si era ritirato Robert Francis O’Rourke, texano, ex deputato, irlandese di quarta generazione che volendo farsi passare per ispanico aveva cambiato il nome da Robert a Beto, che suona “latino”. L’esempio lo aveva dato Barry Obama, che aveva scelto di farsi chiamare Barack dopo la laurea alla Columbia per fare strada politica nella comunita’ nera di Chicago: ma lui almeno mezzo africano, per padre, lo era davvero. 


Il nome piu’ di grido nella legione della diversita’, all’inizio della tenzone tra i DEM, era stata senza dubbio Kamala Harris, senatrice ed ex General Attorney della California, con la mamma emigrata dall’India e il babbo dalla Jamaica. E’ vero che i due sono una scienziata in endocrinologia e un economista alla Stanford University, non proprio genitori di cui vantarsi se si vuol passare per una poveretta di colore. Ma Kamala ci aveva provato, attaccando Joe Biden come ‘razzista’ nel primo dibattito in tv, e godendo pure di qualche giorno di fama sui media di sinistra. Poi si e’ sgonfiata, ed il 3 dicembre scorso e’ sparita, prendendosela con i concorrenti milionari. In effetti, mentre ha perso i neri e gli ispanici, l’ex partito degli operai abbonda in ricconi: Mike Bloomberg e’ il nono piu’ facoltoso al mondo, e la sua presenza tra i 12 candidati residui fa sembrare poveri Tom Steyer e Andrew Yang. Il primo ha fondato un hedge fund ed e’ fissato con l’ambiente: con i suoi milioni ha costruito una rete di militanti verdi che gli hanno raccolto le firme per conquistarsi lo spazio nel prossimo dibattito. Il secondo e’ un imprenditore ricchissimo che si e’ comprato un po’ di seguito entrando nei precedenti dibattiti con la promessa di dare 1000 dollari di reddito di base a tutti i cittadini. Yang e’ di origini asiatiche, quindi il paradosso e’ che un candidato DEM di colore c’e’, ma della categoria etnica che e’ l’opposto dei neri e degli ispanici: infatti, le famiglie degli studenti asiatici sono le piu’ critiche della “affirmative action’’, la pratica discriminatoria e anti-merito che da’ i posti nelle scuole prestigiose agli afro americani e ai latinos con i voti bassi, sottraendoli ai cinesi, agli indiani  ai coreani piu’ impegnati nello studio e piu’ meritevoli. 
Ad essere fiscali, per la verita’, un concorrente nero nella squadra DEM c’e’ ancora. Patrick Deval e’ stato l’ultimissimo ad entrare in gara, in novembre, a tempo quasi scaduto. E’ Patrick Deval, che era stato governatore del Massachusetts dopo Mitt Romney. Come Romney, Deval ha lavorato per anni, e fatto i suoi milioni, nella societa’ di private equity Bain Capital: un curriculum che lo piazza nell’ala DEM “del’1%”. Dopo il giorno dell’annuncio della sua decisione, nessun articolo e’ piu’ uscito su di lui. Il suo nome non e’ mai comparso nei sondaggi, e la RCP non lo cita nell’elenco di oggi, in cui Booker appare ancora con la sua umiliante media di voti, l’1,5%. Deval e’ solo statisticamente in lizza, dunque, e si parlera’ di lui ancora una sola volta, quando si ritirera’. E forse non avra’ neppure l’onore di un tweet irrisorio di Trump. 


di Glauco Maggi 

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Commenti all'articolo

  • brunom

    29 Gennaio 2020 - 08:08

    Repubbliani e democratici hanno i loro problemi, credo che alla fine il terzo incomo vincera'.

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  • myvoice2

    myvoice2

    15 Gennaio 2020 - 12:12

    Elizabeth Warren o Pocahontas, come la soprannomina Trump, dato che ha reclamato di avere sangue indiano che le permise di avere agevolazioni finanziare durante gli anni universatori. Fu poi provato tramite un DNA che era totalmente falso, e i Cherokees si sono anche offesi. Decisamente non credibile come possibile presidente.

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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