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Calciopoli: una fantasia che si sgretola pezzo dopo pezzo

Il castello dell'accusa è caduto: uno scandalo che non è mai esistito

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Piaccia o non piaccia, Calciopoli è questa. Questa è la frase che racchiude il contenuto dell'interessante puntata di 'Ieri, Moggi e domani' su Gold Tv: è questa nel senso che si è chiarito che Calciopoli non è mai esistita, è una costruzione fantastica, che si sta sgretolando pezzo dopo pezzo nei tribunali, in quei tribunali per i quali sono stati costretti ad andare Moggi, De Santis e gli altri coinvolti nella Grande Farsa. Prioreschi è giustamente partito dalla recente sentenza Gea che, seppur presentata dalla 'Gazzetta' come una nuova condanna per i Moggi, nella realtà ha confermato l'insussistenza del capo di imputazione principale, quello dell'associazione a delinquere  finalizzata alla concorrenza illecita con violenza e minacce (che Prioreschi dice essere stato forse per la prima volta applicato al di fuori del contesto strettamente mafioso per il quale era stato concepito). Comunque, checché ne dica Palamara (che pare si sia dichiarato soddisfatto della sentenza su Repubblica), dall'Appello Gea, dice Prioreschi, è uscita la conferma che il castello dell'accusa è caduto. E questo vale comunque anche per il processo di Napoli, di cui l'avvocato Gallinelli, difensore di Massimo De Santis, ha messo in evidenza l'assoluta inconsistenza a livello probatorio. Particolarmente incisivo l'intervento del giornalista Moncalvo, che ha ricostruito il clima in cui la Calciopoli sportiva venne perpetrata; ricorda anche gli interventi dei politici dell'epoca, tra cui Prodi, che disse che erano accaduti fatti delittuosi gravissimi, e la Melandri, che proclamava la necessità di fare pulizia, esclamando che sarebbe stato molto grave se tutto fosse finito in carta straccia. Ma, osserva, nessuno chiederà mai scusa di tutto ciò: anche se il Commissario straordinario, quello che 'regalò' lo scudetto all'Inter, era Guido Rossi, che era stato membro del consiglio di amministrazione dell'Inter, e che a Borrelli affiancò il tenente colonnello Federico Maurizio D'Andrea il quale, terminato il 'lavoro', si dimise e venne assunto dalla Telecom, dove ora  è il numero tre e praticamente di ciò che fa risponde solo al Presidente. Moncalvo non ha risparmiato critiche feroci nemmeno al modo in cui la Juve (non) si difese, osservando che nemmeno il difensore dei più feroci assassini chiede così spontaneamente la condanna dei suoi assistiti. Più famiglie sono state rovinate e gli imputati, per difendersi, hanno dovuto avere, e tirar fuori, "mezzi, palle e innocenza". De Santis e Gallinelli hanno parlato dell'eccessivo rilievo dato alla gara Lecce-Parma, quella per la quale in realtà De Santis è incriminato: la partita che avrebbe dovuto salvare la Fiorentina, salvo poi che, come disse a Napoli la professoressa Beccacece della 'Bocconi', le combinazioni possibili erano ben 243 e non dipendeva tutto da quella gara. E Nicola Penta ha fatto osservare che tra Fiorentina e Lecce c'erano anche altri intrecci: per esempio il Lecce aveva ceduto a gennaio il giocatore Bojnov ai viola, e a giugno lo stesso direttore sportivo Corvino avrebbe seguìto la stessa strada. Parlando delle intercettazioni Penta ribadisce che le  telefonate 'che non 'c'erano', ma  sono state fatte emergere a Napoli demoliscono, a prescindere dai contenuti, il cardine su cui si erano fondate le sentenze della giustizia sportiva e su cui poggia l'intero impianto accusatorio dei pm napoletani e cioè la presunta esclusività delle condotte imputate a Moggi. Questo perché l'intento non è di dimostrare che sono tutti colpevoli, in quanto certe condotte, telefonate ai designatori o cene, erano consentite e consigliate. Certo che, se vogliamo pensare ai contenuti, dice Moggi, checché se ne dica, lui non ha mai chiesto ad un arbitro di fargli vincere una partita (Facchetti-Bertini), visto che poi quella vittoria portò l'Inter a vincere, quell'anno, la coppa Italia. La conclusione della discussione è stata di Prioreschi, in relazione al secondo tentativo di ricusazione del Presidente Casoria, che egli giudica una manifestazione di estrema debolezza dell'accusa che è tutt'altro che tranquilla sull'esito finale: la ricusazione è infatti anomala anche per il momento in cui è arrivata. Prioreschi, che dice di avere forse lui un piccolo primato per quanto riguarda le richieste di ricusazione (perché, osserva, solitamente sono i difensori a ricusare), sostiene che di ricusazioni così sballate lui pensa proprio di non averne mai fatte: è basata sul fatto che la Presidente Casoria abbia un interesse in questa causa, e Prioreschi questo interesse proprio non ce lo vede. In conclusione di trasmissione Luciano Moggi ha ringraziato quanti gli hanno mandato le loro domande via email, e ha promesso che, non avendo potuto farlo in trasmissione per l'esiguità del tempo a disposizione, provvederà a farlo in separata sede.   di www.ju29ro.com

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