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"Un pensiero per Marie"

"In trincea fino alla fine"

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Questo messaggio è per Marie Colvin la giornalista americana uccisa questa mattina da una granata in Siria. Faceva la reporter di guerra, Marie. Una tosta, una vera... basta guardarla in faccia. La benda nera –  altre volte  verde perché anche un pirata del giornalismo cede ai vezzi -  incollata a una faccia che non temeva niente, figurarsi le rughe. Dicono di lei che andasse alla ricerca disperata della verità. Dicono che fosse un'appassionata, un'attenta al cavillo, una intrigante. Dicono che fosse la miglior reporter di guerra. Dicono - e noi ci crediamo - che di donne così ce ne sono una su un milione. Scrive Antonio Ferrari del Corriere della Sera che non le erano bastati il Libano, l'Iraq, le intifade palestinesi, l'Iran. Aveva voluto lo Sri Lanka e gli aveva lasciato in pegno l'occhio sinistro. Aveva voluto la Siria e ci ha lasciato la vita. In trincea fin che si può. In trincea fino all'ultimo minuto. Fino a raccontare con voce ferma alla BBc "oggi ho visto morire un bambino". Il nostro pensiero va a Marie. La report di guerra. La voce, gli occhi, l'olfatto della parte più sporca e brutta del mondo. Marie che adesso guardiamo in una foto sbiadita dal fronte. La benda sull'occhio sinistro, i capelli legati sulla nuca come  una donna qualunque (lei che di qualunque non aveva neanche il respiro), la magliettina grigia e il gilet da adolescente Normale normalissima. Fino al blocco e la penna stretti in una mano. Lì iniziava Marie, la miglior reporter di guerra.  

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