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Otto marzo e retorica

Festa della donna con i soliti discorsi, le solite mimose e nessuna reale parità raggiunta. Nel 2012 ci si attendeva qualcosa di più

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Vigilia dell'8 marzo, festa della donna. Altissimo rischio di fare un bagno di retorica pseudo-femminista. Diciamolo. Ogni volta sarebbe bello affermare che la donna si celebra ogni giorno e non solo all'inizio di marzo. Che la mimosa è un bellissimo fiore, ma a dirla tutta, sempre meno della rosa. Che ci riempiamo di bocca di parità e invece, tu guarda, nemmeno il democraticissimo Pd riesce a imporre le sue donne alle primarie del partito. Che se le parlamentari sono belle allora sono anche un po' sceme, invece con il sobrio governo dei tecnici abbiamo tre nonne con i contro-marò(ni) che ce la cantano e ce la suonano. Che il gentil sesso (per niente debole) lavora tanto, ma guadagna comunque sempre meno dei colleghi maschi. Che nei posti di comando si parla tanto di quote rosa, ma poi spesso sono le signore stesse le peggiori nemiche di loro stesse. Che siamo il motore dell'economia, ma se poi una cerca lavoro e non è un minimo raccomandata riceve in cambio solo risposte di maschi a caccia di avventure (vedi La Stampa di ieri). Che abbiamo approvato la legge sullo stalking e invece nel civilissimo Nord, Brescia e Verona, in due giorni abbiamo assistito all'ennesima strage in famiglia: spari all'ex moglie, al presunto amante, alla figlia di lei, al fidanzatino ventenne, mentre tre bimbe di pochi anni dormivano nella stanza accanto. Che siamo nel 2012 e siamo tutte più libere, invece se una ballerina della Scala parla di anoressia squarciando il velo dell'ipocrisia nel tempio sacro della danza, viene licenziata in tronco senza alcuna solidarietà dalle colleghe (però oggi il Campidoglio le assegna il premio Venere per il coraggio). Che siamo nel 2012 e quindi tutte più libere, invece se una giovane barista fa la sexy nel suo locale al venerdì sera, scoppia la rivolta in paese, stile bocca di rosa.  Di Rossella Urru, incautamente data per libera la settimana scorsa, non si hanno più notizie. Ma la speranza è donna. Senza retorica.

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