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«Avevo il sedere più bello del mondo, ma nella vita non ho avuto culo»

Sex symbol degli anni ’80, era la protagonista di tutti i film erotici. Poi è stata perseguitata dai guai: «Un lifting mi ha sfigurata e mi sono rifugiata nell’alcol. E un anno fa in auto...»

15 Marzo 2010

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«Avevo il sedere più bello del mondo, ma nella vita non ho avuto culo»
Nadia Cassini aveva il culo più bello del mondo. Impossibile dimenticarla. Impossibile dimenticarlo. Li abbiamo conosciuti - lei e il suo lato B - al cinema, a fine anni ’70, in quelle pellicole considerate trash e ora rivalutate, filmetti erotici dai titoli fin troppo espliciti: “L’insegnante balla…con tutta la classe” (1979), “L’infermiera nella corsia dei militari “(1979), “La dottoressa ci sta col colonnello” (1980). Poi, il sexy symbol Cassini l’abbiamo ammirato in tv, a Canale 5, balletti, canzoni e sketch a “Premiatissima” e “Drive In”. Un boom che però si è trasformato presto in boomerang. Stufa di fare solo la bellona, Nadia ha mollato tutto e si è persa nei guai della vita. Ora, dopo tante battaglie vinte, è un’affascinante donna di 61 anni pronta a riconquistare il suo pubblico.



Nadia Cassini, sa che poco fa, là fuori in via del Corso, c’era una donna che le somigliava? Stava ballando davanti a un gruppo di musicisti da strada. Scusi, perché ride?
«Mi ha vista? Ero io: sa, sono un personaggio assai strano. Stavo passando e le loro canzoni napoletane mi hanno conquistata, non sono riuscita a stare ferma. Ballare mi mette di buon umore e ne ho davvero bisogno. Vengo da un anno difficile. Disperato».
Come mai?
«Fino a due mesi fa ero praticamente paralizzata, a letto. Nessuno lo sa, i giornali non l’hanno scritto, ma ho rischiato di morire».
Addirittura?
«13 gennaio 2009, l’auto su cui sto viaggiando con un amico esce di strada, si ribalta e finisce in una scarpata. Distrutta. Svengo e quando mi risveglio capisco che sono viva per miracolo: trauma cranico, tre costole incrinate, una rotta e, soprattutto, una frattura all’atlante, che è la prima vertebra cervicale».
Ora come sta?
«Meglio, mi sto riprendendo. Mi aiuta il fatto di avere mille cose da fare perché ho cambiato casa. Ora voglio gestirmi io, dopo aver perso tutto perché mi sfruttavano gli altri. Non ho più un soldo».
Vive sola?
«Sì e per la prima volta nella mia vita sono single!».
Come mai?
«Ero stufa di annoiarmi a morte e di essere il biglietto da visita del ricco di turno».
Il flirt più buffo?
«Quello con un tizio di Firenze che gestiva un atelier per uomini. Attrazione fatale, poi mi sono resa conto che era gay...».
Che spreco. Ora che fa Nadia Cassini?
«Vorrei fare di tutto e di più. Qualche anno fa potevo andare a “L’Isola dei famosi”, poi c’è stato l’incidente. Mi piacerebbe lavorare ancora nel mondo dello spettacolo, sarebbe bello tornare nelle grazie del mio amico Silvio».
Scusi, e chi è?
«Il premier, Silvio Berlusconi! Guardi qui, questa notte gli ho scritto una lettera».
Ops, poi ne parliamo. Intanto restiamo a lei. La gente che le dice?
«Si complimenta per questo mio nuovo taglio di capelli biondo. Sa, il look è sempre stato il mio forte, ero sempre avanti nei tempi».
Noi invece andiamo indietro nel tempo. E torniamo alla piccola Nadia Cassini. Anzi, a Gianna Lou Muller: è questo il suo nome di battesimo, vero?
 «In famiglia speravano nascesse un maschio, sicché mio nonno, quando ha visto che ero femmina, ha deciso di chiamarmi Lou anziché Luisa. E…».
…e?
«A causa di questo nome ho ricevuto la chiamata per il militare, volevano mandarmi in guerra!».
Buona questa e viene da pensare che non sia stato un caso che poi abbia girato “La dottoressa ci sta col colonnello”. Torniamo agli inizi.
«Nasco a Woodstock il 2 gennaio, papà tedesco e mamma italiana. Anzi, siciliana e nel mio carattere c’è tanto di siculo. I miei sono attori di teatro vaudeville e vengo alla luce durante una tournée. Mamma non sapeva niente del sesso, aveva 16 anni e non si era accorta di essere incinta».
Bambina vivace?
«Molto, studio danza classica e vivo con i nonni perché i miei sono sempre in giro. Odio la scuola, ma sono avanti un anno per la data di nascita e in più ho voti buoni: così a soli 15 anni finisco».
E se ne va di casa.
«Sono l’unica femmina in mezzo a soli maschi: i miei due fratelli, due fratelli adottati di alcune zie e due ragazzi adottati dai nonni. Faccio la schiava per tutti, cucino e lavo pentole. E la colpa di ogni cosa è sempre mia. Meglio scappare da altri parenti a New York».
Dove, a 16 anni, conosce e poi  sposa (1968) Igor Cassini, giornalista statunitense con lo pseudonimo di Cholly Knickerbocker e fratello dello stilista Oleg.
«Ha 15 anni più di mio padre, ma ci troviamo bene, siamo felici. E tutto d’un tratto mi ritrovo catapultata dal mondo del ballo a quello del jet-set. A proposito, sa che è stato lui a inventare questo termine?».
Vero. Qualche personaggio famoso che non dimenticherà mai?
«Gianni Agnelli: quante vacanze con lui a Saint Moritz. E quando mi lascio con Igor...».
Che fa l’Avvocato?
«Il provolone. Mi invita a una delle sue feste e vuole a tutti i costi che ci vada da sola, ma quando gli spiego che porterò anche il mio nuovo uomo si arrabbia».
Già, dopo tre anni di matrimonio si separa da Igor Cassini.
«A una festa di alto livello conosco l’attore greco Yorgo Voyagis. Bello, capelli lunghi, scherziamo e Igor capisce subito che è pericoloso».
Ma non riesce a evitare la vostra fuga. Nadia Cassini nel ’72, dopo essersi fatta conoscere nel mondo del cinema in “Il dio serpente” (1970), molla tutto.
«Igor mi minaccia: “Se mi lasci ti rovino”. Ma sono giovane e me ne frego. Mi trasferisco a Londra col nuovo fidanzato, nel 1975 nasce Cassandra e poi ci sposiamo».
Dopo quattro anni di stop si riavvicina al cinema. Diventando il sexy symbol degli anni Settanta.
«Ma io sono sempre stata una puritana, ho sempre detestato la provocazione e la volgarità. Ho posato per il primo nudo su “Playboy” con Marlon Brando: ero di schiena, in topless, seduta, in posizione yoga. Non mi vergognavo del mio corpo perché non c’era pornografia».
Ha sempre rifiutato di girare scene erotiche.
«E questo dava fastidio a molti registi. Pensi che però c’è stato un avvocato di Firenze, pervertito, che voleva farmi causa sostenendo che ero troppo svestita!».
Di sicuro aveva un lato B da favola. Era chiamata il culo più bello del mondo.
«Merito di tutti quegli anni a fare danza. E merito di mamma. Ogni tanto la prendevo in giro: “Non è che hai fatto le corna a papà? Ho un sedere da nera”».
Il cinema italiano, allora considerato trash, impazzisce per Nadia Cassini. “L’insegnante balla…con tutta la classe” (1979), “L’infermiera nella corsia dei militari “(1979), “La dottoressa ci sta col colonnello” (1980) sono i film che hanno fatto la storia. Nadia sempre mezza nuda che fa vedere e non vedere è la numero uno e fa concorrenza a Edwige Fenech. Guadagna molto?
«I soldi li gestisce tutti il greco - ormai non voglio più nemmeno pronunciare il suo cognome - e fa quello che gli pare, decide che contratti farmi firmare e come trattarmi. È il boss e io sono la gallina dalle uova d’oro. Mi sfrutta, ma sperpera tutto e mi mette nei guai».
In che senso?
«I beni sono intestati a me, così mi ritrovo grossi problemi con il fisco. Compra auto di lusso, andiamo ad abitare vicino al mausoleo di Casal Rotondo e ogni sera, quando torno a casa, trovo una festa: ormai è l’abitazione di tutti. In poco tempo i soldi finiscono e ci ritroviamo con la Bentley e la Ferrari, ma senza una lira per fare benzina. E facciamo ridere tutta Roma».
Nel 1982 smette di fare film.
«I ruoli da oca mi hanno stufato. Un giorno arriva un tizio, dice che lo manda un certo Berlusconi. E io: “E chi è?”. Spiega che Silvio ha delle proposte per me e...».
Vi incontrate?
«Sì e mi convince a lavorare».
Come?
«Con il modo di fare, l’entusiasmo, l’ottimismo, spiegandomi che non c’è più solo la tv di Stato, ora noi artisti possiamo scegliere. L’inizio però è drammatico».
Cioè?
«Studio minuscolo, d’estate, senza aria condizionata, pochi ballerini e luci che rispetto alla Rai mi invecchiano 10 anni».
Lavora per  “Ridiamoci sopra” con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
«Non mi trovo benissimo. Scusi, ora però vorrei leggere la lettera che ho scritto stanotte per Silvio».
Beh, un po’ lunga: sintetizziamo.
«Vorrei dirgli quanto lo ammiro e che gli auguro le migliori fortune, perché le merita: ha carisma ed è amato da tutti».
Dubbio lecito: non è che lei con Berlusconi...?
«Noo, mai. Anzi, uscivamo a cena solo quando c’era mio marito».
Cassini, torniamo a lei. Dopo quella difficile esperienza con Canale 5, la richiamano per “Premiatissima” (1983).
«Silvio mi fa vedere gli studi nuovi,  dice che ci sono altri progetti, che ora l’emittente è cresciuta. Mi convince, firmo un contratto di tre anni. Ed è la rivincita di Berlusconi perché superiamo, come ascolti, il sabato sera della Rai».
Poi le propongono “Drive In”.
«Per me è un momentaccio, ho grossi problemi personali. Il greco viene sul set a menarmi, decido di mollarlo e non so dove stare, ho paura. Berlusconi mi trova un appartamento in San Babila e mi mette a disposizione  delle body guard che mi sorvegliano».
E alla fine accetta.
«Sì, ma inizialmente “Drive In” non mi convince: il programma è alla quarta edizione e ha un gruppo già collaudato, non voglio ridurmi a fare la Tini Cansino o la Lory Del Santo di turno. Silvio mi assicura che farò la comica e non avrò il ruolo da donna-fondoschiena, nessun problema. E mi dà la mano, affare fatto. Anzi, in più mi offre la possibilità di girare i primi video musicali».
Via, si parte.
«Il nuovo ritmo di vita è insostenibile. Dormo in taxi da casa a Linate, volo a New York per registrare canzoni, torno per fare “Drive In” e non sto ferma un secondo. Da impazzire. Ma dopo quattro mesi…».
Che succede?
«Mi accorgo che sugli Lp quasi non esisto e Gianfranco D’Angelo mi ha coperto la voce. E in più a “Drive In”, di me, si vede solo il lato B. Sono stanca e stressata, do in escandescenze».
Che fa?
«Commetto lo sbaglio più grande della mia vita. Anziché chiamare Silvio, che non sa nulla perché ha iniziato a buttarsi nel calcio e pensa al Milan, mi fido dei manager. Che scrivono un comunicato all’Ansa, a mio nome,  nel quale annuncio di andare contro Mediaset e rompere il contratto».
Urca.
«Errore megagalattico, da ingenua che si fida degli altri. E iniziano i miei guai. Non solo professionali».
Perché?
«A fine Anni ’80 vado a Parigi per un piccolo ritocco al naso, che avevo rotto con un tuffo sbagliato ad Acapulco ai tempi del matrimonio con Cassini. Mi devono prendere la cartilagine dell’orecchio con una tecnica nuova, ma qualcosa va male. E mi ritrovo con ustioni di terzo grado in tutto il viso».
Addirittura?
«Mi nascondo in casa, non voglio vedere più nessuno. A una visita di controllo mi spiegano che l’orecchio destro è in cancrena, se non lo amputo rischio grosso. E me lo tolgono. Guardi qui, vede? Non posso nemmeno ricostruirlo perché sono allergica al silicone».
Trauma difficile da affrontare.
«Il dolore è insopportabile, mi danno morfina e psicofarmaci, ma è come avere il viso appoggiato a un barbecue. Non so che fare, arrivo a pensare di farla finita. Finché un pomeriggio, rovistando nel mobile-bar, trovo una bottiglia di vodka. Va giù come acqua, mi fa sentire meglio».
E si abitua.
«Divento alcolizzata senza accorgermene. Per fortuna un giorno mia figlia e mia madre mi convincono ad andare negli Usa per stare vicina a loro. E mi mandano a disintossicarmi per due anni in una  clinica specializzata. Ora non bevo più. Sto bene. E sto cercando di ricostruirmi una nuova vita. Tutta mia, gestita solamente da me».
Nadia, ultime domande veloci. 1) Attori preferiti?
«Sono sempre stata una fanatica del cinema. Jack Nicholson, Robert De Niro, Dustin Hoffman».
2) Qualcuno con cui non ha avuto un buon rapporto nel mondo dello spettacolo?
«Gianfranco D’Angelo».
3) Musica preferita?
«Tutti i generi. Il mio mito in assoluto però è Tina Turner».
4) Paura della morte?
«No, io l’ho sfidata. La temo solo per chi è vicino a me».
5) Rapporto con il sesso?
«Non mi piace il sesso di passaggio, devo essere coinvolta. Sono monogama, finché sento la complicità e vengo rispettata. Se questo non succede, però, sparisco da un momento all’altro. Purtroppo ho avuto una vita sentimentale terribile».
Ultimissima. Cosa sogna per la nuova Cassini?
«Una telefonata di Silvio, anche solo per salutarci. E che l’Italia torni ad amarmi come trent’anni fa».

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Commenti all'articolo

  • marioangelopace

    22 Gennaio 2015 - 12:12

    ammette di aver fatto grossi errori, buon inizio. Certo le altre "moschettiere" del cinema sexi anni '70, Fenech, Buochet e Neri, ne hanno fatti molti di meno. Comunque, auguri da chi le deve momenti belli al cinema tanti anni fa.

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  • roda41

    06 Aprile 2010 - 22:10

    visto che non lo ha avuto,nella vita,potrebbe scordarselo un pò pure fisicamente e parlare un pò seriamente?

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  • Doctorblues

    29 Marzo 2010 - 14:02

    Ho trovato molto gradevole la lettura dell'articolo su Nadia. A volte in una breve intervista si coglie la sostanza che in anni di apparizioni non si era neppure intravista. Nadia, mi pare di capire, è il tipico esempio di donna che paga ad un certo punto per il coraggio di affermare che ha anche un mondo interiore molto più ricco dei soldi che può aver guadagnato e "perso". I giornali e le interviste, dovrebbero presentare questi aspetti delle persone famose anche quando è l'esteriorità ad attirare l'attenzione e i contratti. Sono certo che tante altre persone dello spettacolo vivano storie simili e possono soffrire in silenzio. Brava Nadia, per il tuo coraggio! Mi piacevi molto nei tuoi fil, ma ancor di più ora che so qualcosa in più di te.

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Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell'Orto

Alessandro Dell’Orto nasce a Crema (Cremona) il 5 dicembre 1968, ma è bergamasco di Verdello. Inizia a scrivere a Cremona (Mondo Padano), poi a Bergamo Oggi si specializza in sport e soprattutto calcio, seguendo per cinque stagioni, tutti i giorni, le vicende dell’Atalanta. Professionista dal 1996, lavora alla Gazzetta di Parma e poi è tra i fondatori de il Nuovo Giornale di Bergamo, dove fa il capo servizio dello sport. Nel 1999 sta per pochi mesi al bisettimanale Gazzetta di Lecco, poi va ad Avvenire per gli Europei del 2000 finché ad agosto 2000 viene assunto a tempo indeterminato a Libero, dove sei mesi dopo diventa capo servizio dello sport. Dal 2006 è inviato. Per Libero ha realizzato 100 interviste ritratto di calciatori spariti e negli ultimi 4 anni cura la rubrica Soggetti Smarriti.

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