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«A 77 anni faccio le pernacchie e la gag del sedere nudo: chevvefrega?»

Da “Scarpantibus” a “Catenacci”, ci ha fatti divertire con assurdi e travolgenti personaggi prima alla radio (“Alto gradimento”) e poi in tv (“Quelli della notte”). «Con Arbore ho litigato, ora suono jazz».

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Giorgio Bracardi, anzi no. Scarpantibus, Max Vinella, Il pastore, Achille, il ragionier Affastellati, il dottor Marsala, il federale Romolo Catenacci, Malìk Malùk e poi Chettefrega, Perché non sei venutta, ting!, L'uomo è una bestia, Li pecuri, li pecuri, Chiappala! Chiappala!. Già, immenso, unico, geniale Giorgio Bracardi inventore di mille personaggi, smorfie, tic, pernacchie, pppprrrrr e tormentoni che ci hanno accompagnati nei decenni. Bracardi è stato il protagonista di “Alto Gradimento” alla radio, ci ha fatto sognare e ridere, ridere e sognare. Poi si è ripresentato al cinema e alla tv con “Quelli della notte”. Ora, a 77 anni, fa il musicista con la sua band in giro per l'Italia. Suona jazz, ma tra una canzone e l'altra... Giorgio Bracardi, sa che la tentazione sarebbe di chiederle subito una smorfia, una battuta, un paio di corna tiè, una pernacchia? «Lo fanno tutti e   sono abituato. Tiiiinnnn!». E lei, a 77 anni, è disponibile? «Non sempre, ma a volte basta farsi scappare due versi o dire “Viva il Duce”. E la gente è contenta». Così, però, non si godrà mai la vita da tranquillo pensionato. «Aaaahhhhhhh!!! Ma quale pensioneee? Che dice mai? Tin, tin, tin! Lavorerò fino all'ultimo, come Molière». Urca. Ora che fa? «Il musicista nella “Giorgio Bracardi orchestra”, suoniamo jazz in tutta Italia». Concerti veri? «Ci tento ogni volta, ma  il pubblico provoca. E finisce che mi scateno, pernacchie, facce strane, versi. Il problema è che io non riesco proprio a essere serio. A volte mi imbatto in discorsi da anarchico focoso, che Grillo rispetto a me è una mammoletta. Poi, sul più bello, urlo e spernacchio». Per la gioia dei fan. Che però non la vedono più in tv. Come mai? «Forse vengo considerato vecchio. In Italia, dopo una certa età, ti mettono da parte». Le manca il video? «Mi manca un posto in cui poter proporre cose nuove. Più invecchio e più ho idee, sono un vulcano». Cosa guarda in tv? «I telegiornali. E poi “Rai Storia”, sono un grande appassionato di storia, casa mia è arredata di volumi di ogni periodo». A proposito di casa sua: dove vive? È sposato? «A Roma. Nessun matrimonio, ma ho una compagna». Figli? «No, e mi mancano. Amo i bambini. E poi ho un debole per l'universo femminile, che fa fatica a emergere in tutti i campi». Anche nella comicità? C'è qualcuna che le piace? «La Littizzetto è bravissima». Chi invece le piace meno? «Sabina Guzzanti. Il fratello è un vero talento, lei invece è troppo schierata. I comici devono stare col fiato sul collo al potere, ma senza eccedere. La sua, contro Berlusconi, sembra un'ossessione». Bracardi, torniamo a lei. E facciamo un salto indietro. «Nasco a Roma il 3 maggio 1933. Papà Glauco è del 1891, ha fatto la Prima Guerra mondiale e mi porta sempre a vedere Mussolini; mamma Edvige è soprano dilettante. Siamo in 5 fratelli, 2 sorelle e 3 maschi». Scusi, e perché ride? «Al piano di sotto, in via Tevere, abita Giuseppe Tucci, grande orientalista ed esperto di Tibet. E quanto rientra dai suoi viaggi noi bambini lo aspettiamo con ansia...». ...per farvi raccontare le mirabolanti avventure? «Ma no, che dice?  Tin tin tin, ppprrrr ppprrr. Per fargli la pipì addosso, giù dal balcone!». Mitico. Il baby  Bracardi è già vivace. «Quando mamma organizza il the del pomeriggio con le amiche, tutte elegantissime, entro a sorpresa nel salone, faccio pernacchie e mostro il sedere nudo. Poi scappo e mamma si vergogna da morire. La mia è una reazione al fatto di essere timido. Mi riscatto facendo il pazzo. Anche perché sono un bambino debole e di salute cagionevole». Cioè? «Mi ammalo di poliomielite e non perdo una gamba solo per miracolo. Poi ho la difterite». Bracardi, quando il contatto con il mondo dello spettacolo? «Papà , uomo d'affari geniale, prende in gestione il Salone Margherita e inventa il cinema varietà. A casa, intanto, impariamo tutti a suonare il pianoforte. Poi, però...». Che succede? «Scoppia la guerra e veniamo sfollati a Senigallia, ospiti di contadini in campagna». Infanzia dura. «La vita per gli adulti in città è un inferno, non c'è cibo, acqua, gas, niente di niente. Però io ho ricordi bellissimi, noi bambini viviamo la guerra come un gioco. E troviamo modo di divertirci e fare scherzi». Tipo? «Riempiamo dei nostri bisogni  -cacca - eleganti scatole di metallo. Le chiudiamo e le lasciamo in mezzo alla strada e quando la gente affamata si ferma e le apre, noi bambini saltiamo fuori dai cespugli: “È bbona? È bbona?”». Un ricordo della guerra che non dimenticherà mai? «L'arrivo degli alleati. Anche perché scopro la musica americana». Come? «Dalla cascina scappiamo in un convento. Una mattina bussano, sono gli inglesi e gli americani. “C'è mamma Bracardi?”. Si fanno consegnare il pianoforte e lo mettono su un camion. Un tenentino, mentre aspetta, si mette a suonare “Stardust”. E resto a bocca aperta, mai sentito nulla di simile! ». Già, gli Usa e l'estero. Lei emigrerà dall'altra parte del mondo nel '59. «Faccio un contratto con una catena di alberghi australiana. Ogni sera mi esibisco al piano bar». Australia, poi? «Giro tutto il mondo, Hong Kong, Usa, Svezia. Aragozzini, mio vicino di casa, fa l'impresario e mi trova un ingaggio persino alle Hawaii». Pianoforte, night  club e chissà quante conquiste. «Moltissime». La donna più bella? «Chettefrega? Chettefrega?». Ops. «Una danese di nome Ulla. Meravigliosa, tiiin tiin tin». Un incontro da raccontare? «Una sera a San Francisco alzo lo sguardo dal pianoforte e mi trovo davanti John Wayne, un gigante con il sigaro e un bicchiere di whisky. Mi chiede di suonare “As time goes by”. Applausi. La vuole risentire. Applausi. Alla fine me la farà ripetere sette volte!». Dopo tanto girovagare torna a casa. «A metà Anni '60 rientro a Roma. Ed  è il periodo più bello, quello di una città non ancora violentata dai fast food, quello della Dolce Vita, gioia di vivere, allegria, scherzi. Quando vedo amici dall'altra parte di via Veneto attraverso, li prendo per il bavero della giacca con la bocca e ringhiando li trascino nei locali. Che vita meravigliosa! Ogni notte ci si trova alle 3 e poi tutti al Night Club. Posti eleganti, in cui c'è gente come Gianni Agnelli». Mai fatto pernacchie davanti a lui? «Noooo! Metteva soggezione». Bracardi, quando il contatto con radio e tv? «Una giorno, negli studi della casa discografica Rca, incontro Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, che fa il fotografo. Io in quel periodo tento di fare il compositore con scarso successo, ma alle feste faccio già casino con i personaggi. Tipo Scarpantibus. Renzo, che aveva sentito parlare di questo uccello preistorico, mi viene incontro e si informa, pensando che esista davvero e ce l'abbia a casa!». In poco tempo lei si ritrova protagonista a “Alto Gradimento”, trasmissione cult della radio nel 1970. «Io e Marenco arriviamo a luglio, quando gli ascolti sono bassi.  Gianni e Renzo si limitano a parlare sulla musica, non funziona. Poi, appena mi metto a fare versi e pernacchie e Mario porta i suoi personaggi, la trasmissione fa il boom. Senza di noi  “Alto Gradimento” non sarebbe stato così e anche la carriera di Arbore non sarebbe stata la stessa. Gli autori dei nostri personaggi, sia chiaro, eravamo esclusivamente io e Mario. Non Renzo e Gianni, come è stato sostenuto di recente». In che rapporti è, ora, con Arbore e Boncompagni? «Pessimi. Arbore è un furbo velenoso, uno che non riconosce mai i meriti degli altri. Il nostro rapporto non tornerà mai più come prima». Vero che di “Alto Gradimento” sono rimaste poche registrazioni? «Il dirigente Rai Maurizio Riganti diede ordine di bruciare tutti i nastri, li considerava robaccia. Per fortuna, di nascosto,  registravo tutto». Bracardi, torniamo a sorridere. Ricordando i suoi personaggi in ordine di anzianità. Si parte da Scarpantibus, il più vecchio. A proposito, quanti anni ha? «È preistorico! Ma sta con me da 60 anni. È un uccello del Nicaragua che emette solo suoni e squittii. Appena lo faccio ad “Alto Gradimento”, nel '70,  la gente impazzisce e mi arrivano pacchi di lettere di bambini che lo immaginano e lo disegnano. E un giudice interrompe un'udienza per ascoltarmi!». Scarpantibus mito alla radio. Ma flop in tv. «Finale di “Canzonissima” con la Carrà. C'è anche lui ospite  e, visto che nessuno sa come sia quell'uccellaccio, mi metto dentro una cassa e getto fuori un sacco di roba, tra cui rotoli di carta igienica. Giovanni Salvi, boss Rai, mi chiama in diretta: “Bracardi, con la tv lei ha chiuso” . Per 5 anni non andrò più in video». Continuiamo con i personaggi. Max Vinella è il giornalista di nera e cronaca locale che telefona in trasmissione per dare notizie grottesche: “Chiappala, chiappala”. «L'idea mi viene ripensando ai tempi di Senigallia, quando leggevo le cronache dei giornali locali. Qualsiasi articolo finiva con una “furibonda colluttazione” e io ridevo come un pazzo». Il Federale Romolo Catenacci è un nostalgico ex gerarca del regime che racconta le imprese eroiche al seguito del Duce. «Lo spunto sono gli amici di papà, che girano per casa quando sono bambino. Appena decido di proporre questo personaggio  tutti mi avvertono: “Attento, farai arrabbiare sia fascisti che comunisti”. Invece è un successo clamoroso, “Perché il Duce c'aveva due maroni così, neh! Quando c'era lui... Duce di qua, Duce di là, Duce di su, Duce di giù”». Mitico. Ma davvero nessuno si è mai lamentato? «Una sola volta. A Macerata, una sera, mi ritrovo in un club di fascisti, inizio la gag ma tutti si incazzano. E scappo dalla finestra». Bracardi politicamente come si definisce? «Socialista liberale. Sto con chi è in difficoltà e ha di meno». Quarto personaggio. Il dottor Marsala, depresso funzionario Rai che ripete “Salute, come va? Ho dei dolori, dei dolori...”. Bracardi, a distanza di anni confessi: a chi si è ispirato? «A un direttore del centro produzione di via Asiago». Racconti! «Tra una trasmissione e l'altra di “Alto Gradimento” faccio irruzione, vestito da diavolo, negli studi radio dove Costanzo sta conducendo in diretta. Rido, faccio pernacchie, lo provoco e quando mi mostrano una croce urlo come un matto -  Ahaahahahaah, tin tin tin  -  e  indietreggio. Finché.. ». Che succede? «Esagero e vengo convocato, con Arbore e Boncompagni, dal dottor Florio, dirigente Rai. Sono convinto sia uno scherzo e quando vengo minacciato di sanzioni rispondo con una pernacchia, ppppprrrrrrrr». Meraviglioso. E poi? «Il dottor Florio mi resta impresso e così nasce l'idea di farne un personaggio. Che chiamo Marsala. Capito? Florio è una marca di marsala!». Lui sapeva di essere preso per il culo? «Tutti lo guardavano e ridevano, ma non ha mai colto. Umorismo uguale a zero!». (Si avvicina una signora. “Scusi, lei è Bracardi? È sempre stato il mio idolo, era molto bravo!”) «Aaaahhhhhh!!! Che dice? Ero bravo? Non lo sono più? Tiiin tinn tinn, aaahhh. Ppprrrrr!!!! Pppprrrrr!!». Bracardi, si fermi! A proposito di pernacchie. Parliamone. «Un'arte. Che  coltivavo fin da ragazzino, scendendo le scale del palazzo tre gradini alla volta. E ogni salto era un ppprrrrr». E poi? «Un giorno, dopo avermi sentito in radio, mi chiama Mastroianni. Racconta che lui e Panelli, spesso, si trovano in trattoria con amici e fanno la “serata pernacchia”. E mi invitano come esperto». Restano soddisfatti? «Si cena e poi scatta la loro gara. Finché si bloccano e mi indicano: ”Spazio al maestro”». Lei  che propone? «La pernacchia dirompente!». Cioè? «Quella terrificante, che rimbomba e manda saliva ovunque». Prego, si esibisca. «No, mi vergogno!». Bracardi che si vergogna: da non crederci! Torniamo ai suoi personaggi. «PPPPPPPPPPRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!». Aiuto,  che è? «Un assaggio di pernacchia dirompente. Tanto per farle capire». Mitico. Andiamo avanti.  Malìk Malùk è l'arabo disoccupato che ha perso i soldi. «E manda “fangala” tutti perché non lo pagano». Il farmacista Onorato Spadone prescrive purghe messicane. «Sono sempre stato stuzzicato dall'argomento cacca, non vedevo l'ora di inventarmi un personaggio così. Il mio preferito. Spadone è perfetto: “Ha mal di testa? Ci vuole una purga! Perché l'uomo è una bbestia!”». E la donna? «“Due volte bbestia. Primo perché fa i bisogni come l'uomo. Secondo perché ha il cervello come una gallina”». Chissà le femministe... «Una volta, all'uscita dagli studi Rai di via Asiago, vedo che c'è un gruppo di donne ad aspettarmi, sono incazzate. E scappo dal retro». Achille urla: “Patroclooooo”. «L'idea nasce per caso. D'istinto, negli studi, un giorno grido “Patroclooooo”. Vedo che tutti ridono, nasce il tormentone. E ...». ...e? «Frank Zappa mi sente alla radio, viene a conoscermi e  propone di seguirlo in tournée in giro per il mondo. A metà concerto dovrei entrare a sorpresa sul palco e urlare “Paaaatroooocloooo!”. Ma sono all'apice del successo, rifiuto». Altro personaggio: il pastore che cerca le pecore. «Le ha prestate alla Rai per il presepe vivente. E non trovandole più urla: “Li pecuri! Li pecuri!”». Il ragionier Affastellati, invece, ha problemi d'amore. «La sua bella non l'ha raggiunto all'appuntamento e lui non si dà pace: “Perché non sei venutta!?? Perché non sei venutta!??” Ting!”». Ultimo personaggio: il professore Marcellini. «Insegnante pesantissimo. Che interroga gli studenti e poi dice: “Chettefrega?”». Dopo il boom alla radio, Bracardi va in tv. Con “Quelli della notte”. «Sono un outsider. Arrivo negli studi alle 19 e ogni sera invento un personaggio nuovo, senza che Renzo e gli altri sappiano nulla». Il gruppo di “Quelli della notte” è vincente. Ascolti, risate e gag. In video, ma anche fuori. «Finita la trasmissione si va insieme a fare serata. Una volta ci presentiamo a una villa all'Olgiata. C'è un buffet pazzesco, 100 invitati, forme di grana, prosciutti. E parte una guerra fatta di lanci di cibo. Al momento di andare mi chiama il padrone di casa: “Bracardi, la festa più bella della mia vita”». Altre serate matte? «Mi telefona Raffaella Carrà. “Giorgio, c'è una cena a casa mia. Vengono Sordi e Leone Piccioni, presidente Rai. Voglio che vieni e fai il numero del pianista matto”». Scusi, e come è? «Mi metto a suonare, spiego che a forza di esibirmi non posso mai mangiare, infine trovo un Buondì Motta e lo ingoio in un boccone, ingozzandomi e sputacchiando sui presenti. E poi il gran finale...» Non lo anticipi. «Arrivo e sono tutti eleganti, precisi. Per prima cosa verso acqua e vino fino all'orlo del bicchiere per mettere gli ospiti in difficoltà. E Sordi inizia a ridere fino alle lacrime. Poi è il momento dell'esibizione. Suono, canto, sputo e concludo con la sorpresa: giù i pantaloni e culo nudo davanti ai presenti. Poi via - tin tin tin! - scappo. Sordi sta male dal ridere e la Carrà è costretta a portarlo in camera e farlo sdraiare». Bracardi, oltre alla tv lei si dà anche al cinema: “I carabbinieri”, “I carabbimatti”, “Quando la coppia scoppia”,  “Banana Joe”. «Filmacci che non rifarei». Nel 1995 invece partecipa a “Striscia la notizia”. «Sono portavoce di Berlusconi, Lucio Smentisco. Bella esperienza». Giorgio, ultime domande veloci. 1) Migliori comici di sempre? «Totò, Sordi, De Filippo, Fabrizi». 2) Un comico sottovalutato? «Mario Marenco.  Fenomenale». 3) Sopravvalutato? «Tanti, troppi». 4) Musica preferita? «Mozart è il genio dei geni». 5) Rapporto con la religione? «Non sono credente». 6) Paura della morte? «Mi spiace lasciare la vita. Chiederò di essere cremato». 7) Rapporto con il sesso? «Sereno. La prima volta a 14 anni, con la sorella 27enne del parroco». 8) Chi vorrebbe riabbracciare? «Mio fratello Franco, musicista e pianista per anni al “Costanzo Show”. Eravamo molto legati». 9) Come si immagina tra dieci anni? «Spero di stare bene. Io sono naturalista, non mangio carne, non bevo alcolici, non fumo». Bracardi, ultimissima. A 77 ha smesso di fare la gag del culo nudo? «Ma che dice? Ahhhhhh!!!! Tin tin tin!! Pppprrrrrr!!! L'ultima volta qualche mese fa da amici. E stia attento, la prossima può essere in qualsiasi momento...».

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