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Fashion week

Armani resta fedelissimo dei velluti, ma Re Giorgio si concede anche neutri e floreali

29 Febbraio 2016

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Ha aperto Renzi (<Guai a pensare che la moda sia un divertissement per pochi come viene fatta passare in modo superficiale da alcuni… >) e ha chiuso Armani (<Non credo nella fiera delle vanità…>).  La settimana della moda milanese (in passerella le proposte donna per il prossimo autunno-inverno) si conclude con un Re Giorgio che mostra di essere sempre più fedele ai velluti: <Ho comprato una piccola fabbrica di velluto>, scherza  lo stilista che ha presentato una collezione  di 70 capi con il suo tessuto preferito. Nero, naturalmente. <Dopo tanta euforia di colore, avevo voglia di fare pulizia,  e poi  il velluto è qualcosa che nelle mie collezioni c’è sempre stato, capace di annullare la violenza dei colori>.  

Ma poi sfilano anche i neutri e qualche motivo floreale, sfumato  e stilizzato  su morbidi cappotti, tailleur e accessori indossati da modelle con i capelli corti e spettinati, <sono donne  un po’ bohèmienne  e un po’ intellettuali>, precisa Armani maniaco del pantalone - corto, lungo, stretto o largo, fluido o gym style - grande protagonista (spettacolare) che divide il podio con sua maestà la giacca: smilza e avvitata, monobottone e senza collo, lunga e stretta in vita, con pattine a contrasto. Spuntano fiocchi-papillon che si trasformano in cravatte, maxi-collane, giochi di frange che girano intorno alla silhouette. Per la sera nessun limite alla sensualità tra giochi  di pizzi, tulle, trasparenze, intagli, ricami 3D per long dress monospalla o dalla scollatura profonde e mantelle da capogiro.

Dietro le quinte. <Sono molto contento per l’Oscar a Morricone, e lo sono ancor di più per quello a Leonardo Di Caprio che insieme a Cate Blanchett, per altro, erano vestiti da me: sono due icone che rispecchiano perfettamente il mio stile>. Parola di Armani.

Daniela Mastromattei

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