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Juventa

Nave Ong sequestrata, che cosa gli hanno visto fare coi trafficanti di uomini

3 Agosto 2017

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«Sono stati documentati incontri, intese, tra i trafficanti di migranti e membri dell' equipaggio della Iuventa». Gravi indizi di colpevolezza, in almeno tre occasioni tra giugno e settembre del 2016, «in ordine al reato del favoreggiamento dell' immigrazione clandestina». Con i migranti non «salvati, ma consegnati dai trafficanti libici». Per questo ieri la procura di Trapani, che dall' autunno dello scorso anno indaga sui rapporti tra alcune ong che operano nel Mediterraneo e gli scafisti, ha chiesto e ottenuto dal Gip il «sequestro preventivo» della motonave, battente bandiera olandese, utilizzata dalla Jugend Rettet: «C' è un pericolo serio di reiterazione dell' attività delittuosa». Traduzione: senza il sequestro della nave, l' attività di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina sarebbe continuata.

Jugend Rettet è un' associazione umanitaria tedesca che, coincidenza, risulta tra le sei ong che non hanno siglato il Codice di condotta stilato dal ministro dell' Interno, Marco Minniti. Un collegamento, quello tra l' azione della magistratura e la mancata accettazione delle nuove norme, smentito dal procuratore aggiunto di Trapani, Ambrogio Cartosio, ma invece rivendicato dal Viminale, per il quale il fermo dell' imbarcazione è, in parte, anche figlio delle regole per le ong.


Un nuovo corso che inizia nel giorno in cui, numeri alla mano, si registra un' inversione di tendenza sul fronte degli arrivi: -2,73% rispetto al 2016. Un miglioramento, osservano al ministero dell' Interno, che avviene dopo il maggiore impegno di Tripoli e l' entrata a regime degli accordi tra l' Italia, le tribù libiche e i sindaci delle città dalle quali partono le imbarcazioni.
La Iuventa è stata bloccata nella notte tra martedì e mercoledì al largo di Lampedusa dalla Guardia costiera. Subito dopo, sotto la sorveglianza del Servizio centrale operativo della direzione anticrimine della Polizia di Stato, è stata "accompagnata" al porto. A bordo, sedici membri dell' equipaggio e due migranti siriani, che in precedenza erano stati affidati a Jugend Rettet da unità militari italiane intervenute poco prima nei soccorsi in mare.


Al momento le indagini, ha spiegato in una conferenza stampa lo stesso Cartosio, riguardano l' equipaggio della nave e non i responsabili della ong. Ma allo stato la procura procede contro ignoti, visto che l' equipaggio cambia spesso. Saranno necessari, pertanto, ulteriori accertamenti. «Non possiamo guardare in faccia a nessuno», ha assicurato il magistrato.
La prima fase investigativa ha permesso anche di scoperchiare, grazie ad alcune intercettazioni, la linea di condotta che avevano preparato alcuni membri dell' equipaggio. «In ogni caso non diamo alcuna fotografia dove in qualche modo si possano vedere persone che potrebbero essere identificate. Non è nostro compito contribuire alle indagini».


di Tommaso Montesano 

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    capitanuncino

    03 Agosto 2017 - 18:06

    «Non possiamo guardare in faccia a nessuno»,...Vedremo.

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