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Moda uomo

Tagliatore, il rigore sartoriale parte dai bottoni

29 Settembre 2016

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Il cappotto, la giacca, inutile sottolineare la loro importanza nel guardaroba maschile, che componendosi di pochi pezzi richiede scelte oculate. «Concisione nello stile, precisione nel pensiero, decisione nella vita», come diceva Victor Hugo, e se provassimo ad applicare questo pensiero anche all’abbigliamento, non sarebbe poi tanto male. Nella dimensione creativa del marchio Tagliatore, per esempio, il suggerimento si concretizza nel rigore sartoriale, nella creatività più elegante, attraverso una selezione di tessuti dall’elevato valore intrinseco, costruiti in fogge di pregio. Pino Lerario, il direttore creativo, per questa stagione è voluto partire dal bottone – dettaglio centrale di un buon abito da uomo – per approdare al nuovo progetto, chiamato appunto Bottoni Tagliatore, il cui fil rouge è la Puglia, con la secolare festa di San Martino, patrono di Martina Franca. Il focus dei piccoli elementi metallici è sulle «geometria a motivi religiosi e arabeggianti tipici delle luminarie di quei luoghi», ha spiegato a Libero lo stilista, che si è lasciato ispirare dalle «statue argentee portate in processione e dalla matericità essenziale dei ceri offerti ai Santi Patroni». Scendendo nei particolari, si nota il metallo lucidato oppure brunito dei bottoni, che si caratterizzano di peculiari zigrinature orizzontali, dettagli intenzionalmente irregolari e martellati, e le lavorazioni al laser con effetti cesellati. «Tutta la collezione, che il cliente può abbinare al capospalla scelto, si sviluppa su bottoni a gambo, così da lasciare l’intera superficie a vista libera, per esprimere a pieno la mia creatività». Se ci pensate, è il modo migliore per mantenere una coerenza alle tradizioni del brand ma anche per assecondare il carattere e le preferenze di ogni singolo uomo. Il vezzo, si sa, è più un’abitudine maschile che femminile, e da qui si aprono scenari inimmaginabili per tutto i neo-dandy e appassionati della materia. In una guida sul tema uscita qualche anno fa, uno degli autori, l’esperto di moda e artigianato Andrea Spezzigu, scrive che «l’abito è innanzitutto un linguaggio» e «rappresenta un modo di essere che riflette l’identità personale». E chissà che non valga anche per i bottoni.

, per esempio, il suggerimento si concretizza nel rigore sartoriale, nella creatività più elegante, attraverso una selezione di tessuti dall’elevato valore intrinseco, costruiti in fogge di pregio. Pino Lerario, il direttore creativo, per questa stagione è voluto partire dal bottone – dettaglio centrale di un buon abito da uomo – per approdare al nuovo progetto, chiamato appunto Bottoni Tagliatore, il cui fil rouge è la Puglia, con la secolare festa di San Martino, patrono di Martina Franca. Il focus dei piccoli elementi metallici è sulle «geometria a motivi religiosi e arabeggianti tipici delle luminarie di quei luoghi», ha spiegato a Libero lo stilista, che si è lasciato ispirare dalle «statue argentee portate in processione e dalla matericistà essenziale dei ceri offerti ai Santi Patroni». Scendendo nei particolari, si nota il metallo lucidato oppure brunito dei bottoni, che si caratterizzano di peculiari zigrinature orizzontali, dettagli intenzionalmente irregolari e martellati, e le lavorazioni al laser con effetti cesellati. «Tutta la collezione, che il cliente può abbinare al capospalla scelto, si sviluppa su bottoni a gambo, così da lasciare l’intera superficie a vista libera, per esprimere a pieno la mia creatività». Se ci pensate, è il modo migliore per mantenere una coerenza alle tradizioni del brand ma anche per assecondare il carattere e le preferenze di ogni singolo uomo. Il vezzo, si sa, è più un’abitudine maschile che femminile, e da qui si aprono scenari inimmaginabili per tutto i neo-dandy e appassionati della materia. In una guida sul tema uscita qualche anno fa, uno degli autori, l’esperto di moda e artigianato Andrea Spezzigu, scrive che «l’abito è innanzitutto un linguaggio» e «rappresenta un modo di essere che riflette l’identità personale». E chissà che non valga anche per i bottoni.

 

di Maria Elena Capitanio

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