Cerca

il motivo del successo

Giampaolo Pansa, il giornalista che ha criticato la Resistenza senza difendere i fascisti

14 Gennaio 2020

0

"Ciao Giampi, non R.I.P.". Questo è il saluto postumo che il collettivo comunista Militant ha tributato al giornalista di Casale Monferrato appena scomparso. Il perché si capisce: più o meno dagli ultimi vent' anni di attività, Pansa, pur essendo fieramente di sinistra, ha demolito la vulgata resistenziale attingendo a quella onestà intellettuale nella raccolta delle fonti che lo aveva caratterizzato fin dalla sua tesi di laurea, "Guerra partigiana tra Genova e il Po", un lavoro audace sul Triangolo della Morte che vinse il Premio Einaudi nel '67. Già da allora si era attirato critiche che divennero, poi, negli anni, aperte accuse di revisionismo e tradimento alle quali reagì implementando le pubblicazioni e le polemiche, tanto che pochi mesi fa ebbe a dichiarare: «La storia della Resistenza, così come la conosciamo, è quasi del tutto falsa e va riscritta da cima a fondo. Gli storici professionali ci hanno mentito». Già alla fine degli anni '90, Pansa cominciò a fare incetta di fonti e memoriali di tutte le aree, non disdegnando nemmeno quelle provenienti da destra, in certi casi molto documentate.


I suoi libri ebbero così un enorme successo dovuto a fatti storici "proibiti" e inediti per il grande pubblico narrati con la scioltezza di un romanziere. Il giornalista non prese mai le difese dei nazifascisti, ma si limitò a denunciare i crimini della resistenza comunista in molti casi addirittura superiori per entità ed efferatezza. Soprattutto, mise in evidenza uno dei dati più gravi, ovvero che la stragrande maggioranza di tali crimini avvennero a guerra finita. «Non è un caso», spiega Massimo Lucioli, autore dei volumi "Resistenza al di là del mito" e "La ciociara e le altre" (primo volume sulle marocchinate), «che Togliatti dovette proclamare l' amnistia nel '46. Il provvedimento fu presentato come atto di clemenza verso gli ex-fascisti, ma in realtà si volevano evitare centinaia di migliaia di processi ai partigiani rossi. Gli esponenti più famosi e "a rischio" furono prima mandati oltre cortina e poi fatti tornare in Italia come deputati o senatori».

LE VITTIME
 Nei delitti raccontati da Pansa emerge come il conflitto politico fosse nella gran parte dei casi accessorio o del tutto ininfluente. Bastavano antipatie personali, rancori, competizioni commerciali, perfino rivalità in amore, per scatenare ruberie, ammazzamenti, rapine, stupri ed efferatezze di ogni genere, in una esplosione di inimmaginabile violenza che prolungò di anni quella del conflitto bellico senza averne le (poche) regole. Le vittime furono non solo ex fascisti e militari, ma anche proprietari terrieri, sacerdoti, industriali, nobili, borghesi, contadini, persone comuni e le famiglie di tutti costoro, non escludendo donne e bambini.


Pansa non prese mai le difese dei militari nazifascisti, tuttavia dal suo lavoro emerge un' altra scomoda realtà: le rappresaglie compiute sotto il vessillo della svastica o dell' aquila repubblicana furono eseguite nel solo tempo di guerra, tramite catena di comando militare e, per quanto possa stupire, in riferimento a norme e convenzioni belliche, all' epoca molto diverse da quelle attuali. (Kappler fu condannato per sole cinque persone fucilate in più alle Fosse Ardeatine rispetto alle 330 "consentite").
A tal proposito, riportiamo un documento storico inedito appena acquisito da chi scrive: un volantino tedesco del '44, da S. Quirico d' Orcia (SI), allora coinvolto dalla linea del fronte, che annunciava ai civili toscani: "Chi appoggia le bande o assiste gli agenti angloamericani è un nemico dell' Italia e merita la morte!". Ritorsioni durissime da lasciare, oggi, senza fiato, che però difficilmente sarebbero state messe nero su bianco se non fossero state considerate nelle pieghe e nelle more delle leggi di guerra di allora (anche se non furono sufficienti a contenere i ben noti eccessi). I libri di Pansa denunciano, al contrario, come nella Resistenza rossa, in mancanza di una struttura militare dotata di un sistema di regole riconosciuto, l' arbitrio e l' iniziativa personale la facessero da padroni.

di Andrea Cionci

In alto la gallery con i volantini originali

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Gregoretti, Giancarlo Giorgetti: "La maggioranza vuole il processo politico, la gente sta con Matteo Salvini"

Giorgetti contro il Pd: "Ci deridono per i comizi? Loro organizzano  solo giovanotti che cercano di impedirli"
Luigi Di Maio corregge il tiro dopo la gaffe: "Italia informata dagli Usa subito dopo il blitz a Soleimani"
Paolo Becchi sulla legge elettorale: "La Consulta può ammazzare il maggioritario e favorire l'ingovernabilità"

media