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Francesco in Giordania: Cristianesimo e Islam un Papa di lotta

25 Maggio 2014

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Francesco in Giordania: Cristianesimo e Islam un Papa di lotta

Uno scontro dentro Comunione e liberazione. A scatenarlo pubblicamente è stato Massimo Borghesi, un professore - studioso di Augusto Del Noce - della vecchia ala romana-andreottiana di CL.
Sul «Sussidiario» (Fondazione per la Sussidiarietà vicina alla CdO), Borghesi si scaglia contro i ciellini che l’11 febbraio scorso firmarono un appello al Papa promosso dal «Foglio» di Giuliano Ferrara in difesa della Chiesa dall’aggressione ideologica di una Commissione dell’Onu. Quel documento, sottoscritto da laici e cattolici, da filosofi come Alain Besançon, Roger Scruton e Stanislaw Grygiel (docente alla Lateranense, da sempre amico e collaboratore di Karol Wojtyla), fu firmato infatti da Giancarlo Cesana, nome storico e simbolo di CL, da Assuntina, Morresi, e da molti altri ciellini come Luigi Amicone, Roberto Formigoni e il sottoscritto.
Un appello in difesa di una Chiesa criminalizzata e umiliata avrebbe dovuto entusiasmare chi si è formato dentro CL, considerata l’importanza che don Giussani ha sempre attribuito alla «libertas Ecclesiae». Invece il mio amico Borghesi, andreottiano non pentito, non l’ha digerito. A suo parere con quell’appello «siamo di fronte a una sorta di “cristianesimo illuminista”, è l’orizzonte dell’occidentalismo teocon, trionfante dopo l’11 settembre 2001, che ha affilato di nuovo le sue armi in antitesi al volto “buonista” di papa Francesco».
Bush è un’ossessione personale di Borghesi. Dimentica che, ormai da anni, il presidente Usa non è più George Bush (che lui considera un grande Satana), ma quell’Obama che - col discorso di insediamento del suo secondo mandato - ha lanciato, come manifesto politico planetario, proprio l’ideologia con cui la Commissione Onu ha aggredito la Chiesa. Di teocon nel mondo non c’è più nulla e affermare che i firmatari di quell’appello vogliano il «rinnovamento religioso del mondo attraverso il potere» è solo ridicolo, considerato pure che è stato promosso da laici e non cattolici. Del resto - per buffa contraddizione - fu Borghesi, proprio lui, a votare la "lista antiaborto", quella sì di sapore tecocon, lanciata da Giuliano Ferrara alle elezioni del 2008. Mentre io, e gli altri ciellini firmatari dell’appello, no (io contestai pubblicamente la lista su queste colonne). Infine a tagliare la testa al toro è stato lo stesso papa Francesco. Infatti, nella sua intervista al «Corriere della sera» del 5 marzo scorso, interpellato sul documento del Foglio, il pontefice ha accolto le aspettative del nostro appello con una vigorosa difesa della Chiesa. Pure papa Francesco è un teocon e si oppone a Bergoglio? Borghesi vorrà “rieducare” anche lui? O si accontenta di mettere sotto accusa alcuni reprobi ciellini per presunto amerikanismo teocon?
L’altroieri, Luigi Amicone, direttore di «Tempi» e come me ciellino firmatario dell’appello del «Foglio», ha replicato a Borghesi ricordando, con orgoglio, che all’attacco contro il Papa e contro la Chiesa di quel documento dell’Onu di gennaio, monsignor Silvano Maria Tomasi, ambasciatore all’Onu per la Santa Sede, ha risposto, due volte, proprio su «Tempi». Una «controffensiva» che ha sortito qualche buon effetto se, proprio in queste ore, l’Onu ha fatto una certa marcia indietro. Colpisce (e dispiace) peraltro l’indifferenza totale di Borghesi al merito della questione, ossia l’attacco alla Chiesa a cui si vorrebbero imporre diktat inaccettabili. In effetti questa polemica sembra solo il pretesto per qualcosa di più importante. Nel testo del professore c’è infatti la pretesa di portare la scure all’identità stessa del Movimento di CL. Delineando una sua trasformazione che, una volta per tutte, capovolga - come dinamica - il carisma di don Giussani.
Infatti il «nuovo movimento» che Borghesi tratteggia - dovrebbe avere - lo dice testualmente - «una prospettiva che non ha bisogno di “opporsi” per “porsi”».
Ne conosco già tanti di cristiani «borghesi», che amano starsene in poltrona. Ma qualunque ciellino sa bene che una delle frasi storiche di don Giussani, per descrivere l’irrompere del cristianesimo, dice l’esatto contrario: «pour se poser, il s’oppose». Giussani ripeteva questo motto «per sottolineare che bisogna avere coscienza di sé ed essere se stessi per diventare attori, fattori incidenti sul mondo», scrive Alberto Savorana nella sua «Vita di don Giussani», indicata come testo ufficiale da don Carron. Anni dopo Giussani spiegherà: «È quella famosa frase che abbiamo citato tante volte: “Pour se poser il s’oppose”, per porsi uno si oppone. Se non c’è il senso della responsabilità rischiosa, perciò se non ci sono il giudizio e la volontà e l’affettività per andare contro, per cambiare - perché “andare contro” vuol dire “cambiare” - ciò che c’è, ciò che mi si oppone (…), se non ho questa responsabilità, cioè se io non sono presente all’ambiente, la libertà diventa un “sogno di una notte di mezza estate” che il vento soffia via. E dopo viene l’anoressia dell’umano».
Aggiungeva: «Il mondo adesso è pieno di anoressici dell’umano: per il potere. Ma come si fa a liberarsi a questa soggezione al potere che ci mette in anoressia? Bisogna opporsi, cioè bisogna porsi con tale consapevolezza, giudizio e affettività, con tale libertà reale, che si cambi o si cerchi di cambiare quel che ci sta davanti (…). Per questo il potere odia la libertà. Ciò sta avvenendo in Occidente in una forma tragica e umanamente più deleteria di come sia avvenuto in Russia sotto Lenin e Stalin. Perché in Occidente è tutto liscio». È stato Cristo stesso a «opporsi» fin dall’inizio, quando ha fatto irruzione come Luce nel Regno delle tenebre (Gv 1). Nella perdizione originale del mondo. Infatti appena nato già il potere cercò di massacrarlo. Disse: «non sono venuto a portare la pace, ma la spada» (Mt 10, 34). La spada della verità. Per Borghesi invece non ci si deve «opporre», e prefigura per CL una fuga in quella «scelta religiosa» dell’Azione Cattolica degli anni Settanta contro cui sempre Giussani si batté, strenuamente, mentre il resto del mondo cattolico - sparito dalla scena pubblica - si arrendeva alla dominante ideologia radical-marxista.
Giussani, in anni recenti, ha ricordato così quei turbolenti anni Settanta in cui noi ciellini venivamo misconosciuti dalle curie e sprangati nelle scuole e nelle università: «La formula “scelta religiosa” si aggancia al periodo in cui, di fronte a tutti i problemi politici - diretti e indiretti: indiretti come l’aborto, come il divorzio; diretti come la scelta del partito -, tutte le associazioni cattoliche - tutte! - hanno detto: “Noi siamo qui per educare il senso religioso degli uomini, perciò noi guardiamo soltanto la religiosità. Queste cose non ci interessano”. E siccome anche l’aborto e il divorzio sono cose “non religiose”, allora non si interessavano né di divorzio, né di aborto. Invece noi dicevamo: “Tutto c’entra con la religiosità”, perciò ci interessavamo di tutto». La profetica posizione di Giussani per cui Gesù Cristo c’entra con tutto e tutto illumina e vivifica, fu subito riconosciuta e abbracciata da Giovanni Paolo II, appena eletto, e diventò la posizione di tutta la Chiesa. Su questa intuizione è rinato il cattolicesimo italiano con tanti nuovi movimenti e realtà ecclesiali. Come cattolicesimo di popolo.
Chi ritiene che papa Francesco voglia smentire il magistero precedente su questo si legga ciò che ha detto, il 3 maggio scorso, nell’incontro con l’Azione Cattolica, durante il quale ha lanciato un accorato appello a non rinchiudersi in quello che ha definito «intimismo disgustoso». Occorre «uscire, andare per le strade delle vostre città e dei vostri Paesi, e annunciare che Dio è Padre e che Gesù Cristo ve lo ha fatto conoscere, e per questo la vostra vita è cambiata». Occorre che i laici assumano pienamente il loro compito della «trasformazione della società per orientarla al bene».
Questo è il compito di CL e dei cristiani.

di Antonio Socci

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