Eurozona

Fondo salvastati, la Consulta tedesca dice sì

Giulio Bucchi

Un sì condizionato al Fondo salva-stati Esm: gli otto giudici della Corte costituzionale tedesca hanno dato un parziale via libera che non affossa l'Eurozona e che, pur rischiando di rallentare le operazioni di Unione europea e Bce regala ossigeno ai mercati. Secondo prime indiscrezioni le toghe rosse di Karlsruhe, rispondendo al quesito se fondo salva-stati permanente e fiscal compact fossero compatibili con la costituzione tedesca, imporrebbero alla cancelliera Angela Merkel di riferire in parlamento ogni notizia significativa riguardante il fondo. D'altronde, nel fondo da 700 miliardi che servirà a salvare i paesi pericolanti Berlino investirà una quota di 190 miliardi (il 27% del totale), primo contribuente europeo. C'è anche il vincolo quantitativo: la Germania non potrà mettere sul tavolo più di quei 190 miliardi senza il sì del Bundestag. Limite, per la verità, già di sicurezza. Bruxelle applaude, le borse volano - Scartata l'ipotesi drammatica di un no secco, questa era l'ipotesi più temuta ma fortunatamente le condizioni imposte dalla consulta non sono tremende per l'Ue. La Consulta tedesca si è "limitata" di fatto a rivendicare il primato della politica e del Bundestag, il parlamento, che dovrà dare l'ok a ogni decisione presa a Bruxelles in materia. Il rischio, come detto, è quello di rallentare le decisioni e vincolare la Merkel alla volontà dei "falchi" del suo partito, la Cdu. Ma su questo piano la palla passa alla diplomazia europea. Non a caso l'Europarlamento, appreso il sì condizionato della Verfaussungsgericht, ha però applaudito tirando un sospiro di sollievo, a Piazza Affari è stata pioggia di acquisti con segno positivo in aumento mentre lo spread tra Btp e Bund è sceso ancora, a 343 punti, 10 punti in meno dell'apertura. Insomma, secondo i mercati poteva andare peggio.  Gli avvertimenti di Barroso - Quasi in contemporanea al verdetto tedesco, il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso nel suo discorso all'Europarlamento ammoniva: "Basta dubbi sull'integrità e sull'irreversibilità dell’euro", perché la crisi "è finanziaria, economica e di fiducia politica". "I Paesi più deboli non devono lasciare dubbi sulla loro volontà di fare le riforme, mentre quelli più forti non ne devono lasciare sulla volontà di restare insieme, con spirito di solidarietà". Tra i paesi sotto esame, naturalmente, c'è la Grecia: "l'autunno sarà il momento della svolta", e i partner europei devono sostenerla perché "rimanga a pieno titolo membro dell’euro e dell’Unione europea".