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L'editoriale

I prof preferiscono le mazzate ai tagli

Il commento del direttore di Libero, Maurizio Belpietro

22 Aprile 2012

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Non essendo riusciti a complicare a sufficienza la vita degli italiani, con l’Imu e la revisione degli estimi e del catasto, i professori ci stanno preparando un’altra sorpresa. Secondo quanto riferisce Repubblica, il governo avrebbe lasciato aperta la porta a una seconda Imu, da aggiungersi ovviamente alla prima. Nel decreto fiscale appena votato dalla Camera sarebbe stata inserita una tassa di scopo, per consentire ai sindaci di finanziare asili, scuole, parchi, biblioteche, strade e parcheggi. L’imposta colpirebbe il mattone, le cui quotazioni, essendo crollate con la manovra di dicembre del «solo» 20 per cento, pare di capire che secondo l’esecutivo hanno ancora margine per scendere. In seguito all’articolo del quotidiano debenedettiano, Palazzo Chigi si è affrettato a smentire la possibilità della nuova gabella, ma il comunicato non è parso molto convincente. Al punto che Angelino Alfano ha annunciato che qualora si introducesse il nuovo tributo, il Pdl chiederebbe  ai propri sindaci  di non applicarlo. L’imposta del resto rientra a pieno titolo nello stile inaugurato con la presidenza Monti, il quale per far quadrare i conti ha finora usato la sola leva fiscale, lasciando inalterate le altre voci di bilancio, in particolare quelle riguardanti la spesa pubblica. Nonostante le continue rassicurazioni e gli annunci di prossimi interventi sugli sprechi, ad oggi l’esecutivo si è guardato bene dall’impugnare le forbici. Eppure non dovrebbe essere difficile, dato che la persona incaricata di fare la cosiddetta spending review, cioè la revisione della spesa, studia la materia da almeno 25 anni. Piero Giarda, ministro dei rapporti con il Parlamento ma responsabile del lavoro più delicato di cui si deve occupare il governo, è dal 1986 che tiene sotto controllo la spesa dello Stato, prima come presidente dell’apposita commissione e poi come sottosegretario all’Economia di tutti i governi di sinistra. Possibile che in cinque lustri non sia riuscito a individuare le spese da tagliare? Di quanto tempo ha ancora bisogno per capire che in Italia lo stato getta dalla finestra miliardi? Ogni giorno Libero racconta gli sprechi della pubblica amministrazione e della politica: non è sufficiente per cominciare a usare l’accetta? Le agende in pelle di contribuente della Camera e del Senato, i finanziamenti alla squadra di calcio del ministero della Giustizia, i massaggi shiatsu per gli onorevoli e il contributo pennichella di cui diamo conto oggi, non sono per il signor ministro Giarda un buon inizio dal quale partire per recuperare un po’ di quattrini?

Eppure, come spiegò mesi fa Mario Baldassarri, parlamentare ed economista che 25 anni fa fece parte con Giarda della commissione incaricata di studiare la spesa pubblica,  già allora si sapeva tutto. È dal 1986 che si sa come spariscono i soldi dei contribuenti: stipendi della pubblica amministrazione e spese senza controllo. Nell’intervista alla Stampa, l’onorevole di Futuro e Libertà diede anche i numeri. Su 820 miliardi di costi dello Stato - pari al 52 per cento del Pil - 181 miliardi erano costituiti dalle buste paga dei dipendenti dello Stato, mentre 137 se ne andavano in acquisti di beni e servizi, cifra che una ventina di anni fa non superava i 52 milioni. Perché in pochi anni la spesa si è quasi triplicata? E come mai una penna può costare il doppio o il triplo a seconda di chi l’acquista? Lasciamo perdere le siringhe, che secondo le statistiche negli ospedali verrebbero consumate come caramelle - al punto che ogni paziente verrebbe sottoposto a 91 iniezioni in poco più di una settimana - ma le auto: perché il parco macchine dei ministeri costa sempre di più di quello di un’azienda privata?

Altro che spending review. Per tagliare gli sperperi e gli scandalosi arricchimenti di alcune ditte che lavorano con la pubblica amministrazione ci vorrebbe poco. Basterebbe volerlo. Ma forse l’attuale governo è troppo occupato a studiare come farlo che si è dimenticato di usare le forbici.

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Commenti all'articolo

  • mabo20131938

    30 Agosto 2014 - 01:01

    Semplicemente non lo faranno mai, per il semplicissimo motivo che ai burocrati ed alla PA, questo sistema va benissimo così. Tagliare gli sprechi significa togliere loro il sangue vitale che li ingrassa. Quindi non lo faranno mai e metteranno i bastoni fra le ruote di chiunque tenterà di farlo.

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  • mauriziobianco

    23 Aprile 2012 - 23:11

    Il PDL ha annunciato la sua rinuncia al finanziamento pubblico dei partiti: bene, era ora!!!! Adesso mi aspetto che lo stesso PDL pretenda anche una verifica puntuale su tutte le spese e gli sprechi dell'amministrazione pubblica, (compresi gli stipendi dei funzionari, dirigenti, presidenti, consiglieri, deputati, senatori, faccendieri, viaggi di stato ecc. ecc. chi più ne ha, più ne metta!) perchè quei soldi sono nostri, sono di tutti quelli che pagano le tasse. Mi aspetto che il PDL pretenda dall'Amministrazione pubblica che tutte le spese siano pubblicate e consultabili senza "filtri", Amministrazione per Amministrazione, in modo che i cittadini (i veri detentori del diritto di sovranità e proprietà dello Stato) possano esercitare il loro potere di controllo. In fin dei conti non è la stessa cosa che fa lo Stato (soprattutto il governo Monti) nei nostri confronti con lo "spesometro" quando, entrando nella nosta vita privata, vuol sapere quanto e come spendiamo i nostri soldi?

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  • 255183

    23 Aprile 2012 - 23:11

    Ci risiamo, anche questa sera abbiamo visto a striscia, l'ennesimo servizio concentrato sulla doppia timbratura dei cartellini,da parte di impiegati compiacenti delle ASL. Ma è mai possibile che nessuno possa intervenire? Che facciano qualcosa almeno i sindacati. E' uno schifo, si può andare avanti così? Ci rendiamo conto che questi FINTI LAVORATORI vengono pagati con i nostri soldi. Gli sprechi sono anche questi. Se andiamo avanti così credo proprio che la famosa crescita non si avvererà mai. Riflettete gente, Riflettete gente.

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