Pisapia taglia i platani, Celentano gliele suona

Nicoletta Orlandi Posti

  Nella verde Milano di Giuliano Pisapia continuano a tagliare alberi. Questa volta è toccato ai 15 platani secolari di via Sammartini perire sotto la scure dei lavori di ammodernamento della strada. Se n’è accorto l’altro giorno un lettore del Corsera e di riflesso il paladino del verde Adriano Celentano che, fatta la consueta pausa, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera aperta al suo Giuliano. Un «sindaco con la faccia da bambino», mica come quegli zozzoni di centrodestra che c’erano prima e che se tagliavano l’erba ai bordi della strada mettevano in pericolo l’intero ecosistema del pianeta. No, Adriano dice: «non posso credere che tu abbia potuto dare un ordine del genere. Anzi - chiude tranchant il Molleggiato, che in campagna elettorale si è fatto in quattro per far eleggere “faccia da bambino” - non ci credo».  E infatti da Palazzo Marino parte subito il comunicato che scarica le colpe sulla società GrandiStazioni enigineering. «I gravissimi danni ai platani nelle vicinanze della Stazione Centrale sono un fatto inaccettabile e proprio per questo, accertate le responsabilità, è già stata prevista l’opera di ripristino a cura e spese della società GrandiStazioni engineering». Nulla da eccepire, salvo la distrazione da parte del Comune che si è fatto tagliare un intero viale di piante senza nemmeno accorgersene. Una distrazione ancora più grave se si tiene conto che i temi ambientali sono un cavallo di battaglia del centrosinistra.  Celentano però nella lettera aperta va oltre e chiede al suo Giuliano di fare un gesto coraggioso «che solo un sindaco (come te, questo è sottinteso, ndr) può fare». Celentano chiede a Pisapia di rivedere i progetti per quella strada in modo che «coinvolga per intero la strada incriminata, ove per tutta la sua larghezza, dal muro della stazione a quello del palazzo di fronte e quindi per tutta la sua lunghezza, sia rivestita di VERDE (scritto tutto maiuscolo..., ndr), dove né i pullman né le macchine potranno avere accesso. Con una pista ciclabile arancione dai bordi viola chiaro, che per la gioia dei passanti diventerebbe il “Giardino dorato” dei bambini».  Molto probabilmente il Giuliano «dagli occhi di bambino» non accontenterà il cantante-predicatore, visto che nello stesso comunicato si mette nero su bianco il futuro di quella strada: «la società GrandiStazioni engineering dovrà provvedere alla realizzazione di vasche di espansione radicali, che ospiteranno nuovi platani, e alla manutenzione dell’area per una durata di tre anni». Il tutto entro l’autunno/inverno e questa volta sotto lo stretto controllo del Comune di Milano. Con buona pace di Celentano: niente ciclabile arancio-lilla, niente “giardino dorato”, ma un po’ di verde accanto al cemento delle vasche e all’asfalto della carreggiata.  Caso chiuso. Forse. Rimane il fatto che è già la seconda volta che Celentano bacchetta Giuliano Pisapia. Quindici giorni fa, intervenendo telefonicamente da Santoro, disse che la Milano di Pisapia rispetto a quella della Moratti «è uguale, bisogna cambiarla» e che per farlo «bisogna chiedere idee a Boeri». Ieri la nuova intemerata e a questo punto i dubbi s’insinuano. Primo: non è che dopo quasi due anni di governo, il sindaco delle grandi aperture inizi ad apparire, anche agli occhi dei suoi fan più accaniti, un po’ troppo timido nel cambiare passo rispetto al passato governo? Secondo: non è che dietro a questa nuova sparata del molleggiato ci sia (oltre al consueto ambientalismo di maniera tipo: «Caro Giuliano, a chiederti questo sacrificio non sono soltanto io... ma l’intero paese». E perché no il mondo o l’intero universo...), anche la solita lotta intestina che fin da subito si è palesata nella giunta milanese, quella cioè tra il sindaco e l’archistar Boeri, che dopo aver omaggiato il suo supporter Dario Fo con una mostra a Palazzo Reale, ha chiesto all’altro suo fan Celentano di aiutarlo con la consulta dei giovani (?). Poi, per confondere le acque, Celentano butta lì le solite frasi da antipolitica, quelle alla Beppe Grillo sul debito pubblico da non pagare o sulle tasse non alzare. Da strapparsi i capelli (non quelli di Celentano) la chiusa della lettera: «Caro Giuliano, hai l’opportunità di mettere la sveglia dove l’ora ancora non è in ritardo». Buonanotte... di Fabio Rubini