Marina

Lo sfogo: "I pm mi vogliono tutelare? Balle. Hanno creato un inferno mediatico"

Andrea Tempestini

  "I giornali ben forniti dai soliti noti 'ambienti giudiziari' di mezze verità e bugie intere, mi descrivono come una teste evasiva o che aveva l’unica preoccupazione di evitarsi problemi. Naturalmente, basta leggere il verbale della mia deposizione (a quando le fotocopie da parte degli 'ambienti giudiziari'?) per rendersi conto che non è vera né l’una né l’altra cosa. Ma intanto il marchio è impresso, la trappola infernale è scattata". Così Marina Berlusconi che parla anche di "inferno mediatico", commenta in una nota i quotidiani di oggi, mercoledì 25 luglio, che riprendono la notizia della sua convocazione come persona offesa su una presunta estorsione di Marcello Dell’Utri al padre, Silvio Berlusconi. "Io non ero e non sono accusata di nulla - prosegue la figlia dell’ex premier - i pm di Palermo mi hanno convocato come 'persona offesa', come presunta vittima. Insomma, per 'tutelarmi'. Si è visto come".    "La pura verità" - "Faccio le verifiche - aggiunge Marina Berlusconi -, e in effetti emerge che è esistito fino a sette anni fa, anche se non ne ho mai avuto la disponibilità e a mia memoria non l’ho mai utilizzato. Che cosa devo andare a dire allora alla Procura di Palermo? Che di questo conto non ricordo assolutamente nulla, dei bonifici alla famiglia Dell’Utri tantomeno? Che peraltro non trovo nulla di strano nel fatto che mio padre senta, direi, il dovere etico, oltre che il desiderio, di sostenere un prezioso collaboratore il   quale, all’apice del successo professionale, è improvvisamente sprofondato in un incubo che da quasi vent'anni lo costringe a trascinarsi da un tribunale a una Procura, un incubo che gli ha rovinato non solo la carriera ma anche la vita, un incubo che è guarda caso comparso in contemporanea con la discesa in campo di mio padre? E’ la pura verità". "Mafia" - "Ma per dire questo è necessario che io debba andare a Palermo,  per sentirmi chiedere informazioni che senza alcuna fatica e con molto  minor dispendio di energie avrebbe potuto domandarmi un incaricato della Guardia di Finanza di Milano? E’ necessario che venga interrogata da un gruppo di pm antimafia, e soprattutto che debba espormi a quell'efficientissima gogna mediatica che non riposa mai? Comunque vado non appena possibile, addirittura in anticipo. Contesto, su indicazione dei miei legali, la possibilità di essere ascoltata, per svariate e rilevanti ragioni. Successivamente rispondo a tutte le domande (una ventina di minuti complessivamente), riparto senza dire nulla - rispettosa del segreto di indagine - alla stampa che qualcuno mi ha fatto trovare schierata in forze all’uscita". Risultato? "Nel giro di poche ore mi vedo precipitata   nell’inferno mediatico. Nei tg della sera la mia foto si mescola con quelle dei boss e di orribili stragi, tutto tenuto insieme da una parola che mi mette i brividi solo a pronunciarla: mafia".