Democratici a pezzi

E' un Pd tutto da ridereSi spacca sui gay: è rissa

Andrea Tempestini

La solita sinistra. Il solito Pd. La campagna elettorale in vista delle elezioni del 2013 non è ancora iniziata e il partito già si liquefà, si spacca, si autodistrugge. I nodi della contesa? Le primarie (e questa non è certo una novità) e le unioni tra omosessuali. Coloro che si spacciano come i "progressisti" d'Italia non riescono a trovare una posizione comune e, anzi, si urlano contro. Che è successo? E' successo che su due documenti riguardanti i diritti delle coppie gay e bioetica ci sono state violente polemiche e contestazioni.  Il colpo di mano della Bindi - Il primo testo, scritto dal Comitato per i diritti, è stato votato dall'assemblea del partito a Roma ed è sì passato, ma con 38 voti contrari. Poi il secondo documento (firmato da Paola Concia, Ivan Scalfarotto, Sandro Gogi e altri delegati), più esplicito e che conteneva una netta apertura alle nozze omo (veniva chiesto l'impegno a realizzarle nella prossima legislatura), che non è neppure stato messo a votazione della presidente del partito, Rosy Bindi. La decisione ha scatenato l'ira di ampie frange del partito, che hanno sollevato violente critiche e contestazioni pubbliche, sia all'interno sia fuori la sala. Enrico Fusco, un attivista omosessuale del partito e responsabile diritti della segreteria pugliese, ha preso il microfono per annunciare che straccerà la tessera del Pd e ha aggiunto: "Il documento della Bindi è vergognoso". E ancora: "E' un documento arcaico, irrispettoso, offensivo per la dignità delle persone. Non è un passo in avanti - ha aggiunto Fusco - ma un passo indietro enorme. Anche Fini è più avanti di noi".  Bersani: "Basta beghe" - Il segretario Pierluigi Bersani, mentre montava la contestazione, ha preso la parola per cercare di riportare la calma: "Non entro sulla questione di merito - ha detto -. Ma nel momento in cui per la prima volta il Partito Democratico prende l'impegno ad una regolamentazione giuridica delle unioni, vedo gente che dice vado via. Attenzione - ha aggiunto il segretario -, il sistema dei diritti è un meccanismo in evoluzione che può anche essere interrotto se non si tiene conto dei fatti". Stracciate tre tessere - Ma le parole del segretario sono servite a poco. Le grida sono sì terminate (dopo che la Concia, Scalfarotto e una parte dell'assemblea avevano costreto a una temporanea interruzione dei lavoroi), ma la polemica era appena iniziata. Durissima anche la Concia: "Siccome il documento sui diritti che è stato approvato dalla maggioranza non parla di matrimoni gay, io ho presentato un ordine del giorno su questo punto. Questo ordine del giorno firmato da 40 membri non è stato messo ai voti per scelta della presidenza di assemblea. Io non ho minacciato di stracciare la tessera, ma Benedino, Fusco e Mancuso hanno riconsegnato le tessere al  segretario. E’ stato surreale che non si sia voluto far votare, molte persone hanno detto che avrebbero votato contro, ma l’errore è non permettere il voto. Io avrei accettato qualsiasi voto dell’assemblea". Rosy si difende - Rosy Bindi ha poi spiegato: "Non  ho fatto votare il documento perchè l’assemblea a larghissima maggioranza aveva approvato un attimo prima un documento che escludeva il matrimonio gay, ma che invece regolamenta le unioni civili anche omosessuali. Non si mette a votazione un documento che esprime il contrario". La presidente del Pd ha poi aggiunto ironica: "I laici del Pd sono 38 su mille? Questo documento - ha aggiunto - è stato votato da una stragrande maggioranza del partito in cui fanno parte sia laici e cattolici. Il documento è stato elaborato da una commissione paritaria composta per lo più da laici. C'è una minoranza che non ha riconosciuto il passo fatto il primo partito per allineare l’Italia alle altre realtà. Non è il matrimonio, ma la regolamentazione dell’unione. Se poi, invece di essere soddisfatti, si preferisce mantenere il protagonismo dei distinguo, allora è affare che riguarda il destino dei singoli. Il documento votato è frutto di un anno di lavoro e di una commissione in cui la stessa Paola Concia era membro". La grana primarie - Come detto, vi è poi un secondo terreno di scontro all'interno del partito: l'eterna questione delle primarie. Bersani ha assicurato che si terranno prima delle elezioni: "Si svolgeranno entro la fine dell'anno". Il segretario ha poi spiegato che "dalla direzione è venuto un criterio di apertura, che suggerisce di privilegiare l'allargamento della partecipazione piuttosto che l'allestimento di barriere". Dichiarazioni fumose, una linea che si fatica a comprendere (l'altro rottamatore, Filippo Civati, ha proposto tre odg sulle regole per le primarie che il Pd ha deciso di non mettere nemmeno ai voti). E così è subito esplosa la rabbia del sindaco rottamatore di Firenze, Matteo Renzi: "I giovani del Pd - ha dichiarato - non faranno come Alfano. E' stato desolante vedere tanti giovani del Pdl che si sono immediatamente rimessi in ordine appena Berlusconi ha detto 'scendo in campo io'. Noi faremo l'opposto". Quindi l'attacco frontale a Bersani: "Rinviando il discorso sulle primarie tutto a settembre, Bersani pensa di metterci in saccoccia. Si sbaglia di brutto - lo ha avvertito Renzi - perché noi in queste mese ci organizziamo, ci organizziamo sul territorio e a settembre siamo pronti".