Dietro le quinte

Il piano di Monti e Napolitanoper far rieleggere il Professore

Andrea Tempestini

  Lui dice di "no", che non è vero. "Resterò Senatore a vita e continuerò a lavorare per il Paese, ma non farò il premier", ha spiegato a più riprese Mario Monti. Noi invece, a più riprese, vi abbiamo spiegato che il Professore vuole restare a Palazzo Chigi. Le sue sono dichiarazioni di facciata: Monti spera nel bis, un "raddoppio" che verrebbe appoggiato da ampie fette del Parlamento. Il professore ha un piano, e il suo primo alleato per portarlo a compimento è il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il primo obiettivo del tandem Colle-Palazzo Chigi è portare a casa il più in fretta possibile la riforma elettorale, prerequisito essenziale per poter andare al voto già il prossimo autunno (e qui il premier, quando spiega che vuole arrivare al termine naturale della legislatura, bluffa). Il bluff del tandem -Ieri, lunedì 30 luglio, Napolitano è entrato a gamba tesa: "Al voto l'Italia ci va quando decido io". In una nota ufficiale il Quirinale ha spiegato: "In quanto a ipotesi che appaiono sulla stampa di possibile anticipazione delle elezioni politiche normalmente previste per il prossimo aprile - spiegava Napolitano - ritengo di dover sollecitare la massima cautela e responsabilità in rapporto all'esercizio di un potere di consultazione e decisione che appartiene solo al Presidente della Repubblica". Frasi dure, ma di circostanza: Re Giorgio è il primo che, da mesi, invita i partiti a trovare in fretta e furia un accordo per riformare il Porcellum. E oggi, martedì 31 luglio, ecco le parole di Monti che fanno eco a quelle di Capo dello Stato. Il premier invita i partiti a evitare la "rissa permanente". E sulle elezioni anticipate spiega: "Sarebbe una combinazione che darebbe ai cittadini, ahimè, la sensazione, forse fondata, che la politica ha fatto grandi sforzi per sostenere in Parlamento questo governo, che ha preso decisioni impopolari, ma non ha fatto i compiti in casa propria riformando se stessa. E i mercati interanzionali - ha proseguito - sarebbero legittimati a nutrire scetticismo su quello che viene dopo questo governo". Alle urne, alle urne - Insomma, Napolitano dice che si vota soltanto quando lo decide lui e Monti rilancia con la minaccia dello spread. Il differenziale sale? La colpa è della politica che litiga e "non riforma se stessa". Quale la riforma in questione? Quella elettorale, ovviamente. Perché tutta questa fretta di eliminare il "porcellum"? E' presto detto: le forze politiche non accetterebbero mai di andare al voto in autunno senza un nuovo sistema. Quella di Monti è una lotta contro il tempo: nonostante le dichiarazioni di facciata l'obiettivo è raggiungere le urne il prima possibile. Se si votasse in autunno - sondaggi alla mano - sarebbe difficile, quasi impossibile, trovare una maggioranza salda, in grado di governare senza intoppi e di non cadere alla prima "imboscata" parlamentare. Uno scenario perfetto per sventolare - ancora - la minaccia dello spread e farsi riaffidare da Napolitano (che ancora non sarebbe entrato nel semestre bianco che, di fatto, ne neutralizza il potere) le redini di un nuovo governo, un Monti-bis sostenuto ancora dalla "strana maggioranza".  Alleati e nemici - Ma oggi è proprio la "strana maggioranza" il primo nemico di Monti. Sono i partiti a non volere che il regno del Professore si protragga a dismisura e, putacaso, continua la guerra fredda sulla riforma elettorale. Se da un lato Pier Luigi Bersani e il Pd continuano a nicchiare, fingendo di voler trovare un'intesa con il centrodestra per poi rifiutare sistematicamente ogni proposta degli azzurri, chi invece non bluffa e ha mostrato le carte è Silvio Berlusconi. Il Cavaliere - sia perché vuole recuperare consenso e il tempo è suo alleato, sia perché non è disposto a tollerare un bis di Monti, tecnici e professori - vede il voto anticipato come il fumo negli occhi. Nonostante le dichiarazioni ufficiali, in verità una via d'intesa tra Pd e Pdl sulla riforma elettorale c'è. Ma Berlusconi ha posto una condizione ben precisa: l'iter della riforma non cominci prima di settembre (così le possibilità di un voto anticipato, nel pieno dell'emergenza spread che "spingerebbe" Monti, verrebbero vanificate). Lo sgambetto di Draghi e Merkel - Lo scenario è fluido, zeppo di contrasti e di incognite. Monti, da una parte, può contare sul fedelissimo Pier Ferdinando Casini (in prima linea nell'"esercito di liberazione" dal Porcellum), ovviamente su Napolitano e, paradossalmente, sullo spread. I "nemici", come detto, sono proprio i partiti. Ma altrettanto paradossalmente, tra chi avversa il professore, oggi, ci sono anche Angela Merkel, Francois Hollande e Mario Draghi. Perché? Semplice. L'Europa sembra aver cambiato rotta: la Bce di Draghi ("Faremo di tutto per l'euro") e la Francia di Hollande (che ha incrinato l'asse di ferro con Berlino) sono riusciti a far piegare la testa a Frau Merkel. La Germania sta gradualmente abbandonando la linea del rigore (è arrivato l'ok della Cancelliera al meccanismo salva-spread). Al processo ha ovviamente contribuito anche Mario Monti, che innescò il meccanismo con la "vittoria" al Consiglio europeo del 28 giugno. Ma, ora, quella vittoria si rivela un parziale autogol (politico). La speculazione estiva, con un Vecchio Continente più coeso, pare controllabile. Francia, Germania e Bce lottano uniti per la difesa della moneta unica. Per Monti, insomma, il tempo stringe. Lo spauracchio-spread (in chiave elettorale) potrebbe essere agitato ancora per poco (si spera). Ecco svelato il motivo per il quale il Professore e Napolitano spingono tanto per la riforma elettorale (e, pur dichiarando l'esatto opposto, per andare alle urne il prima possibile).