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Coronavirus: Stefano Mainetti, 'per via digitale correggo partiture e filmati alunni'

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Roma, 24 mar. (Labitalia) - “Dopo la prima settimana di sbandamento, mi sono organizzato. In attesa che le produzioni teatrali, a cui stavo lavorando, riprendano, continuo nel mio ruolo di docente al Conservatorio di Santa Cecilia. Lì insegno Composizione per la musica da film (cinema, teatro e tv) quindi riesco per via digitale a correggere le partiture che i ragazzi mi inviano, insieme ai filmati commentati. Dopodiché ne parliamo insieme al telefono o per mail”. Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Stefano Mainetti, compositore e direttore d'orchestra di fama internazionale, che ha ricevuto numerosi premi nel corso della sua carriera. “Molti allievi - spiega - si sono adattati velocemente, altri si stanno pian piano allineando. Per gli esami, come tutte le scuole di ordine e grado, stiamo aspettando le direttive del ministero, la tendenza è comunque quella di non far perdere sessioni d'esame, ma solo di rimandarle conciliandole con le nuove modalità di comunicazione telematica”.

“Come compositore - sottolinea Mainetti - sono abituato a passare giornate intere in compagnia della mia musica, quindi non patisco particolarmente le privazioni imposte da questo contesto. Cerco di metabolizzare l'accaduto e di trasformarlo in note, chissà magari scriverò qualcosa legato a questa emergenza, anche così non fosse, tutto questo sarà motivo di grande riflessione. Mi auguro che in questa situazione la musica come la letteratura sia di aiuto, e possa dare conforto a chi maggiormente patisce questo domicilio coatto”.

“Altro discorso - sottolinea - riguarda invece chi per lavoro ha bisogno di uscire quotidianamente ed ha purtroppo dovuto limitare o addirittura chiudere la propria attività. A loro va il mio pensiero e la mia solidarietà. Credo che una volta finita l'emergenza sanitaria rimarrà più pressante che mai il problema economico, ma anche qui sono ottimista, come accennavo prima sono sicuro che riusciremo a ripartire con una rinnovata energia magari prima sopita. Reagiremo e lo faremo velocemente. D'altronde noi italiani abbiamo sempre dato il meglio in situazioni di grande difficoltà”.

“Ho impiegato una settimana - fa notare - a capire esattamente cosa stesse succedendo. Per diversi giorni ho gravitato davanti alla televisione alla ricerca di notizie, numeri, statistiche, qualcosa che desse un segnale di veloce ripresa e facesse passare la notizia del coronavirus in secondo piano. Successivamente ho capito che l'emergenza si stava estendendo nel tempo e che l'eccezionalità del caso stava dettando nuove regole. In questo periodo ho pensato molto a mio padre e ai suoi racconti della seconda guerra mondiale, in particolare alla campagna d'Africa, a cui aveva partecipato, con non poche privazioni”.

“Vivere in un contesto diverso - sottolinea - da ciò che noi consideriamo scontato e abituale si può, l'hanno fatto i nostri avi e possiamo farlo noi. Di buono c'è che quando sarà finita saremo sicuramente in grado di apprezzare maggiormente tutto ciò che abbiamo dato per scontato”. “La libertà - rimarca Stefano Mainetti - è un bene prezioso ed è un concetto alto, lo avevano capito bene i nostri padri e i nostri nonni alla fine della seconda guerra mondiale, quelle degli anni '50 e '60, erano generazioni felici, pieni di aspettative, con una voglia di vivere e di costruire che oggi francamente non vedo, anzi, è come se 75 anni di pace e benessere ci avessero addormentato, dando più spazio all'oblio, al malumore e alla depressione, non solo economica”.

“Ecco - avverte - se qualcosa di positivo questa pandemia può fare, è farci riflettere su questo; non dare per scontato tutto ciò che abbiamo. Per prendere il buono da questa disavventura personalmente interpreto questo periodo come una sorta di ‘default' un punto da cui ripartire con maggior considerazione e rispetto per la vita, sotto tutti i punti di vista”.

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