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Ricerca, svelati nuovi misteri su Sole e stelle, ecco come brillano

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Roma, 25 nov. (Adnkronos) - Svelati nuovi misteri sul Sole e sulle stelle. Grazie ad un esperimento realizzato al Gran Sasso, un team internazionale di ricercatori a leadership italiana ha infatti potuto 'vedere' - con i neutrini solari - come si produce energia da fusione nella maggior parte delle stelle dell'Universo. La collaborazione scientifica Borexino, esperimento ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), ha pubblicato oggi su Nature l'annuncio della prima rivelazione in assoluto dei neutrini prodotti nel Sole dal ciclo Cno (carbonio-azoto-ossigeno): un risultato sperimentale di valore storico, che completa un capitolo della fisica iniziato negli anni '30 del secolo scorso. Con questo studio arriva la prima fondamentale conferma sperimentale di come brillino le stelle più pesanti del Sole.

Gli scienziati sottolineano come l'implicazione di questa nuova misura per la comprensione dei meccanismi stellari sia enorme: infatti, poiché il ciclo Cno è preponderante nelle stelle più massicce del Sole, con questa osservazione Borexino "ha raggiunto l'evidenza sperimentale di quello che di fatto è il canale dominante nell'universo per la combustione dell'idrogeno". Questa scoperta "è il coronamento di 30 anni di lavoro vero condotto da una collaborazione internazionale di centinaia di scienziati, tecnologi e tecnici a guida italiana che è stata capace di sviluppare una tecnologia unica e costruire il rivelatore di neutrini solari più sensibile al mondo" afferma, intervistato dall'Adnkronos, il fisico Marco Pallavicini, co-portavoce dell'esperimento Borexino.

"E questo -sottolinea lo scienziato- perché per poter osservare i neutrini solari con la sensibilità necessaria a vedere il ciclo Cno è stato necessario realizzare il rivelatore Borexino con la sostanza meno radioattiva che sia mai stata prodotta sulla Terra". "Questo fatto, insieme alla schermatura offerta naturalmente dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ha consentito questo fondamentale risultato che dice molto delle capacità della ricerca italiana" scandisce ancora Pallavicini, professore ordinario al Dipartimento di Fisica dell'Università di Genova e nella Giunta Esecutiva dell'Infn.

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