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In Italia potranno beneficiarne fino a 1.400 malati all'anno

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Milano, 10 nov. (Adnkronos Salute) - Confermato il profilo rischio-beneficio della terapia a durata fissa a base di polatuzumab vedotin in combinazione con bendamustina e rituximab per il trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario non candidabile a trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Lo comunica Roche, che al 62° meeting annuale dell'American Society of Hematology (Ash), svoltosi in modalità virtuale, ha presentato i risultati a lungo termine dello studio di fase Ib/II GO29365 su polatuzumab vedotin, un anticorpo farmaco-coniugato anti-CD79b, composto capostipite di una nuova classe. I dati illustrati includono quelli relativi a una coorte addizionale di estensione, presentati per la prima volta al summit Ash, che "rafforzano il profilo rischio-beneficio di polatuzumab vedotin in combinazione con bendamustina e rituximab, in termini sia di tasso di risposta completa sia di sopravvivenza libera da progressione" di malattia.

I risultati ottenuti nella fase randomizzata dello studio, che ha coinvolto 80 pazienti - dettaglia in una nota - indicano che le risposte al trattamento sono durature. In particolare, mostrano che con un follow-up di 48,9 mesi i pazienti che hanno completato il trattamento con polatuzumab vedotin in combinazione con bendamustina e rituximab (Br) hanno ottenuto un tasso di risposta completa (Cr) del 42,5%, rispetto al 17,5% registrato tra i pazienti trattati con Br. Lo studio non ha riportato tossicità di rilievo. I dati della coorte randomizzata mostrano anche un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione (Pfs) mediana che, all'attuale follow-up, è di 9,2 mesi con polatuzumab vedotin in combinazione con Br, rispetto a 3,7 mesi con Br. La sopravvivenza globale (Os) mediana è risultata di 12,4 mesi per la combinazione polatuzumab vedotin-Br e di 4,7 mesi per i pazienti trattati con Br.

Risultati positivi anche dalla coorte di estensione a singolo braccio composta da ulteriori 106 pazienti, i quali hanno mostrato un tasso di Cr del 38,7% con polatuzumab vedotin in combinazione con Br, una Pfs mediana di 6,6 mesi e una Os mediana di 12,5 mesi.

Sulla base dello studio GO29365 - ricorda Roche - a gennaio 2020 la Commissione europea ha approvato in via condizionata l'immissione sul mercato di polatuzumab vedotin in combinazione con Br per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) recidivato o refrattario non candidabili a trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Attualmente la terapia è stata approvata in più di 40 Paesi tra cui Usa e Ue, Italia inclusa. Nel 2021 saranno disponibili i risultati dello studio di fase III Polarix che valuta l'efficacia della terapia con polatuzumab vedotin in combinazione a immunochemioterapia nei pazienti con Dlbcl in prima linea.

"In Italia nel 2020 sono circa 13.200 le nuove diagnosi di linfoma non-Hodgkin (Nhl), e di queste in media il 25-35% sono pazienti con linfomi diffusi a grandi cellule B, la forma più frequente di Nhl - afferma Annarita Conconi, responsabile Ssd Ematologia Ospedale degli Infermi di Biella - Sono stati fatti molti progressi nella ricerca, ma è necessario continuare a sviluppare nuove strategie terapeutiche che possano migliorare i risultati in termini di sopravvivenza e di qualità di vita di questi pazienti, per i quali persistono ancora significativi unmet need", bisogni clinici insoddisfatti.

"Gli studi riguardanti la combinazione di polatuzumab vedotin con bendamustina e rituximab - commenta la specialista - dimostrano che questo trattamento può avere un impatto positivo sulla sopravvivenza delle persone affette da linfoma diffuso a grandi cellule B, recidivato o refrattario, non candidabili a trapianto, che ad oggi non hanno purtroppo a disposizione opzioni terapeutiche efficaci. Il trattamento è già stato approvato in Europa e in Italia, dove a beneficiarne potranno essere dai 1.300 ai 1.400 pazienti all'anno. Ci auguriamo che entro il 2021 questa opportunità terapeutica possa essere accessibile ai nostri pazienti nella pratica clinica quotidiana".

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