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Mafia: agente scorta Borsellino sopravvissuto smentisce Avola, 'sportello auto era chiuso' (3)

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(Adnkronos) - Ma ecco il racconto di Antonio Vullo davanti alla Corte d'assise di Caltanissetta nel 1999 su quello che accadde quel pomeriggio infernale in via D'Amelio: "Era pieno di automobili parcheggiate, difatti, dato che era la madre, sia me sia al capomacchina, che era Claudio Traina, ci ha dato un po' di pensiero”. Borsellino infatti aveva raggiunto la villa per fare visita alla madre, precedendo ad un certo punto la vettura di Vullo per mostrare agli agenti il punto esatto in cui si trovava il cancelletto. Dopo una prima perlustrazione da parte dell'intera scorta, Vullo ha deciso di girare di nuovo la macchina, in modo da averla già pronta per ripartire. Borsellino stava suonando il campanello, poi l'esplosione. “Sono stato investito io da una nube abbastanza calda”, ha aggiunto il testimone, “all'interno dell'abitacolo sono stato sballottato, sono uscito dal veicolo e tutto distrutto, già avevo visto il corpo di un collega, dell'autista Cosina, che era accanto alla mia macchina e mi sono messo a girare così, senza nessuna meta, cercando aiuto o dando aiuto agli altri colleghi”.

Vullo si è messo a cercare poi aiuto, andando fino alla fine della strada, all'altezza del giardino. “Ho visto tutto distrutto, non ho visto nessuno che potesse aiutarci”, ha aggiunto, ” e (sono andato a vedere) prima dall'altra parte, verso la via Autonomia Siciliana, e là ho visto il primo collega… la prima voltante che è arrivata, però non ricordo bene chi fossero”.

Adesso arrivano le dichiarazioni dell'ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola. Dice che era vestito da poliziotto e che sarebbe stato lui a dare il via all'autobomba a Giuseppe Graviano. Ma per i magistrati di Caltanissetta il suo racconto non è attendibile. E ora arriva anche la smentita di Antonio Vullo, dell'unico agente di scorta sopravvissuto. (di Elvira Terranova)

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