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Difesa Personale

QUAL' È LA TECNICA PIÙ EFFICACE PER L'AUTODIFESA?

La differenza in combattimento non è data dalla tecnica ma da sei parametri.

23 Dicembre 2018

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guidatv.sky.it

Qual'è la tecnica di combattimento più efficace per la difesa personale fisica? 

Il pugno del karate o del pugilato occidentale? Il calcio della thai boxe o del taekwondo? La proiezione del judo, della lotta greco romana o del sambo russo? La leva del brazilian jiu jitsu o quella del catch as catch can wrestling? La gomitata del krav maga o del wing chun?

Probabilmente deluderò molti di voi ma non è la tecnica presa da una determinata disciplina che fa la differenza!

Nel combattimento la differenza la fa: il controllo della distanza, il controllo della verticalità, il tempismo, la potenza, la rapidità e la precisione.

Tempo fa scrissi un articolo sulla distanza, leggetelo se siete interessati all'argomento, https://www.liberoquotidiano.it/news/articoli/12391560/per-imparare-a-difendersi-il-controllo-della-distanza-e-tutt.html ora completerò il discorso inserendo e analizzando gli altri cinque parametri.

Partiamo dal secondo sopra menzionato:

Verticalità: il combattimento duellesco (uno contro uno) nasce in piedi, come la storia ci ha insegnato. Quindi in un combattimento senza regole a mani nude, oltre alla distanza, il secondo parametro che bisogna essere in grado di gestire è la verticalità. Cerco di spiegarmi meglio, se siete convinti che con un pugno possiate mettere ko qualsiasi avversario, provate a tirarlo ad un lottatore di libera e vi troverete senza accorgervene con il sedere per terra, però ahimè a quel punto avrete l'efficacia di una tartaruga ribaltata, cioè pari a zero. Infatti se un lottatore, un giocatore di rugby o di football americano, alla giusta distanza e al giusto tempo, vi facesse un entrata alle gambe volereste per aria senza avere le ali, e il cemento quando si cade è terribilmente duro!

Tempismo: nel combattimento esistono il tempo di reazione e la scelta di tempo.

Il primo è la capacità di reagire ad uno stimolo nel minor tempo possibile, caratteristica atletica in parte condizionale ma soprattutto nervosa.

Il secondo è la scelta dell'attimo giusto per agire alla distanza idonea e con la rapidità giusta.

Senza un giusto tempismo, non è importante quante tecniche conoscete, perché non vi lasceranno il tempo per farle.

Potenza: si intende l’entità di una forza applicata per muovere il proprio corpo o parte di esso, diviso per il tempo speso per compiere l’azione:

Potenza = (Forza x Spostamento) / Tempo.

Se torniamo all'esempio di un pugno o di un calcio, l'efficacia della tecnica non proviene dalla discendenza giapponese, inglese o cinese, ma dalla potenza, che non si sviluppa credendo di avere il pugno di Mike Tyson solo perché praticate lo stesso sport, ma con l'allenamento specifico per produrre maggiore forza nel minor tempo possibile. La potenza si acquisisce con un meticoloso lavoro al sacco pesante e non con la pratica del vuoto o dei kata. 

Rapidità: velocità o rapidità di azione dei movimenti, ovvero la capacità di eseguire un gesto atletico in presenza di modeste resistenze fisiche. La rapidità è fondamentale nel caso, come nella difesa personale, si debba reagire ad un attacco. Partire un attimo dopo ed arrivare un attimo prima, è il motto. 

Precisione: capacità di colpire, o afferrare, un determinato punto in dinamica sotto stress contro un avversario non collaborativo.

Per questo, per i colpi, è necessario addestrarsi con i colpitori: focus pad e pao e per le tecniche lottatorie è necessario allenarsi con la metodologia dello sparring libero, sia per quanto riguarda le proiezioni, i takedown (portate a terra) e le leve articolari

Andrea Bisaschi

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