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Filippo Facci contro Marco Travaglio, Saviano e Beppe Sala: "Quando il coronavirus dà alla testa"

Filippo Facci
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Uno svarione iniziale lo si concede a tutti (Libero compreso) ma chi persevera dolosamente, o non si arrende neppure all' evidenza più palese e solare, beh, forse è un po' diverso. In barba al «non fare polemiche» (un corno, visto che gli errori fanno la differenza tra la vita e la morte) proponiamo quattro diversi livelli di erraticità umana.

Giuseppe Sala.
È l' esempio meno grave, perché almeno è andato da Fabio Fazio e ha ammesso gli errori: ma in modo un po' reticente. Il sindaco di Milano si era fatto fotografare con la maglietta «#milanononsiferma» prima che si fermasse l' intera regione, aveva chiesto di tenere i locali aperti la sera, si era fatto ritrarre mentre prendeva uno spritz, infine aveva rilanciato un video che esaltava i ritmi della capitale morale. Ora, da Fazio, ha detto che il video «tutti lo rilanciavano, l' ho rilanciato anche io: giusto o sbagliato, probabilmente sbagliato». Allora diciamo le cose bene. Non era «giusto o sbagliato», era sbagliato. Non era «probabilmente sbagliato», era sbagliato. Quanto al semplice rilanciare un video, non era un meme spiritoso, ma un messaggio politico del sindaco più importante d' Italia.

Roberto Saviano.
Limitiamoci alla sua articolessa di ieri su Repubblica. Che scrive Saviano? Il titolo è «Il virus nelle mani della mafia» ma l' articolo spiega che il virus non è nelle mani della mafia. Per spiegarlo impiega due pagine, e si chiede: «Cosa fanno i clan al tempo del coronavirus? È quasi impossibile capirlo». Bene, e allora di che scrivi? Lui continua: «Le organizzazioni criminali anticipano sempre le direzioni.
La natura dei mercati azionari non è fotografare la crisi, ma prevederla». E l' hanno prevista? No, dice, non l' hanno prevista in nessuna parte del mondo. Scrive: «Dall' osservazione di questi giorni». Che osservazione? Da dove? Dall' appartamento di New York? «Sembra emergere». Sembra emergere dove? Perché? Comunque «sembra emergere che le mafie non fossero in possesso di informazioni maggiori rispetto agli altri». Eureka. Però «possiamo cogliere gia dei segnali». Quali? Mistero. Però scrive che «ogni chiusura favorisce solo le organizzazioni criminali». Solo? «Solo» le organizzazioni criminali? Cioè: le chiusure stanno salvando mezzo Occidente, ma la cosa a lui non «sembra emergere». Fidatevi sulla parola: «Si stanno muovendo profitti e interessi criminali: conoscerli è parte della sopravvivenza». Quella di Saviano, che per contratto deve scrivere anche quando non ha niente da dire: e, sfortuna nostra, coincide con le volte in cui una sua articolessa ci capita sott' occhio.

Marco Casalino Travaglio.
Qui siamo al dolo conclamato, perché la zelante e indefessa e fessa difesa del foggiano, sempre e comunque, anche a pistola fumante, oltrepassa il cretinismo bipolare a cui noi giornalisti avevamo fatto il callo. Per riprendere tutte le cazzate servirebbero delle pagine. Per dare l' idea del giornalismo ansiogeno, imposto come linea e mirante al panico anche basato sul nulla, servirebbero altre pagine. Siamo oltre la faziosità: quando Berlusconi diceva cazzate, Emilio Fede si limitava a tacerle, non a giustificarle dando di «sciacalli da divano» o «avvoltoi» a tutti gli altri: giornali e giornalisti, quindi anche il New York Times, e poi Salvini, Meloni, Renzi, Fontana, pare anche Mattarella (per la diretta Facebook: Travaglio difende anche quella) senza contare gli attacchi surreali alle sinergie pubblico-privato della sanità lombarda, che è roba da medaglie al valore: Ora la elogia anche Boris Johnson, il Fatto invece pubblicava i verbali su Formigoni. Sul quale i lombardi in effetti sono divisi: chi vorrebbe un monumento in granito, chi in bronzo.

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