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Vittorio Feltri e il mistero buffo sulle mascherine: "Ma che cosa ci vuole per farle? La mia sarta ci ha messo mezz'ora"

Vittorio Feltri
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Ogni giorno, da un mesetto, leggo sui giornali e apprendo dai notiziari televisivi che uno dei drammi in cui si dibattono medici e gente comune è la mancanza di mascherine. Sulle prime non mi sono stupito, poiché il virus si era da poco affacciato quale minaccia per le nostre vite relativamente tranquille. Poi passano settimane e settimane e constato che le mascherine sono ancora al centro del dibattito, quasi fossero decisive ai fini della salvaguardia della salute pubblica. Il che sarà pur vero, tuttavia mi domando: se esse sono così importanti, per quale arcano motivo non siamo stati capaci di produrne a valanga? Mistero buffo.


In fondo non si tratta di sofisticate tecnologie richiedenti specialisti introvabili nel nostro Paese, bensì di pezzuole idonee a proteggere naso e bocca. Oggetti che chiunque abbia una fabbrichetta del menga è in grado di realizzare a ritmi vertiginosi. Perfino la sarta di mia moglie, la quale lavora in una stanzetta, su specifica richiesta ha fornito 50 magnifici esemplari di protezioni facciali nel giro di mezz' ora. Ne ha smontata una che le avevamo consegnato a titolo dimostrativo, l' ha esaminata in cinque minuti e ne ha sfornate un mucchio identiche. Segno che l' operazione non è paragonabile alla progettazione di un' astronave. Me la sono cavata con una modica spesa: trenta euro. Come mai le menti geniali della Protezione civile non sono riuscite in decine di giorni ad accatastare milioni delle citate mascherine del cavolo ordinandole almeno a una ventina delle migliaia di aziende tessili italiane? È tanto difficile telefonare a qualche imprenditore bisognoso di commesse per tirare a campare e chiedergli di associarsi con alcuni colleghi allo scopo di immettere sul mercato dei rettangoli di pezza?


Mi rendo conto che il premier, già sedicente avvocato dei cittadini, sia impegnato a concionare sotto i riflettori, tuttavia avrebbe potuto incaricare un suo scagnozzo al fine di sollecitare un buon numero di ditte pronte a mascherare il popolo, dottori e infermieri inclusi. Non ci ha pensato? Peggio per noi, non per lui, che continua a pontificare e a vergare un provvedimento più inutile dell' altro, confondendo le idee dei compatrioti, i quali ormai a forza di interpretare le cazzate emanate da Palazzo Chigi hanno perso la sinderesi. Noi non necessitiamo di essere guidati da un gagà di Foggia, ma da un primo ministro che non confonda il governo con un club della caccia affidato alle cure di Rocco Casalino, il quale non avendo mai fatto il giornalista è stato messo dal suo mentore, Giuseppi, a capo dell' ufficio stampa della presidenza del Consiglio, non per parlare con i cronisti, piuttosto per schivarli affinché non prendano nota dei decreti dell' esecutivo, ma evitino di spiegarli ai cittadini. È probabile che in un momento delicato quanto l' attuale, se al posto di Conte ci fosse stato un marchese o un barone, sarebbe stato lo stesso casino, però almeno ci saremmo risparmiati il figurino del Grande Fratello.

 

 

 

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