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Coronavirus, Paolo Becchi contro il comitato scientifico del governo: "La nostra libertà in mano a burocrati"

Paolo Becchi

Paolo Becchi, Giuseppe Palma
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Riapriamo il 25 marzo, anzi no facciamo il 3 aprile, poi il 13, ma va bene anche il 23. Facciamo il 16 maggio e non se ne parli più. Aggiudicato! Metti la mascherina, togli la mascherina, ci vuole per tutti, anzi non serve a nulla, mettetela comunque. I bambini possono e non possono uscire di casa e per andare dove. Anziani meglio segretati in casa, ma pure in coda agli uffici postali. Decreti su decreti, ordinanze e ordinanze che interpretano altre ordinanze, la legge non esiste più, pare di essere tornati al «Medioevo del diritto». Ma non è detto che a questo ritorno pensasse Paolo Grossi. Le continue conferenze stampa del presidente del Consiglio dei ministri, in media una ogni tre-quattro giorni, e dei vertici della Protezione civile, una al giorno, alimentano la confusione e il panico in un popolo sempre più sull'orlo di una crisi di nervi.

Nell'ultima conferenza stampa di Conte, quella del 1° aprile, il presidente del Consiglio ha annunciato che le decisioni circa l'eventuale allentamento delle misure restrittive avverrà a seconda delle indicazioni fornitegli dagli esperti, dal «Comitato Tecnico-Scientifico» sull' epidemia. Questo aspetto è passato del tutto inosservato. Dopo la sottomissione della politica all'economia degli anni passati siamo arrivati - quasi senza accorgercene - alla sottomissione della politica alla tecnoscienza.

PROTEZIONE CERCASI
Ma certo, biopolitica e tecnoscienza, che coppia perfetta! Le decisioni politiche ora non le prendono neppure più i "bocconiani", ma gli esperti che si occupano di "bio". Del resto ora l'emergenza è sanitaria. E ci vogliono dunque tecnici sanitari a gestirla. La bioetica, la morale e la filosofia, e persino la politica sono strumenti inutili, ora conta l'"economia biologica", quella che ti dice che tra un giovane e un anziano da attaccare al respiratore devi scegliere il giovane e puoi farlo tranquillamente, tanto non ne porti neppure la responsabilità.

C'è il decreto che ti autorizza? Non è casuale che in sede di conversione del decreto "Cura Italia" sia stato presentato un emendamento, primo firmatario Andrea Marcucci del Pd (A.S. 1766), col quale la maggioranza vorrebbe introdurre uno «scudo» per esonerare dalle responsabilità civili, erariali e penali «le strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private e gli esercenti le professioni sanitarie - professionali - tecniche amministrative del Servizio sanitario».

 

 

Insomma, se l'emendamento fosse approvato anche i membri del «Comitato Tecnico-Scientifico» sull'epidemia godranno di una "immunità" totale. Ma da chi è composto questo famigerato «Comitato tecnico-scientifico»? Istituito da un'ordinanza del capo dipartimento della Protezione civile del 3 febbraio, e successivamente per decreto del capo dipartimento Angelo Borrelli, il Comitato è composto dal segretario generale del ministero della Salute, dal direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, dal direttore dell'ufficio di coordinamento degli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera del ministero della Salute, dal direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive "Lazzaro Spallanzani", dal presidente dell'ISS e da un rappresentante della commissione salute designato dal presidente della conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dal coordinatore dell' ufficio promozione e integrazione del servizio nazionale della Protezione civile, su coordinamento generale di Agostino Miozzo, direttore della Protezione civile europea.

PROFILI INADEGUATI
Questi i membri di diritto, ai quali si affiancano gli esperti di nomina del governo, tra i quali l' unico noto è Walter Ricciardi, del board dell'OMS, uno specialista del panico collettivo quotidiano. I nomi di tutti gli altri non sono mai stati resi pubblici. Insomma, le decisioni del governo sono nelle mani di un Comitato in parte "top secret" composto da tecnici, burocrati e funzionari. Tutti professionisti nell'ambito della sanità, pochi però con un volto pubblico visibile.

Lo avete capito, decidono loro sulla sospensione dei nostri diritti, e persino sulla nostra vita e sulla nostra morte, esenti da qualsiasi responsabilità su tutte le decisioni che riguardano la nostra pelle e i nostri diritti fondamentali. In realtà non è neppure Conte che decide, ma la tecnoscienza che si serve di lui, ed essendo "scienza" non la si può neppure discutere. Le decisioni importanti vengono prese sulla base di un' ordinanza e un decreto della Protezione civile, quindi sulla base di atti amministrativi non soggetti né al vaglio parlamentare né a quello del Consiglio dei ministri.

Il virus ha infettato la nostra democrazia. Siamo persino andati oltre "il governo dei tecnici" e lasciamo che a decidere sulle nostre libertà e sulla vita e sulla morte sia una tecnocrazia di esperti guidati dalla scienza.

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