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Vittorio Feltri: "Perché in Italia è facile evadere le tasse", il sospetto sugli esattori

 Vittorio Feltri

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A volte si scoprono storie incredibili ma vere. L'ultima che ci capita sotto gli occhi sembra inventata e invece è cronaca. Un tizio abitante a Milano ha rimediato una condanna a dieci anni di galera in primo grado per aver fregato il fisco alla grande. Si chiama Alessandro Jelmoni, 52 anni, al quale è stato sequestrato un patrimonio da 20 milioni di euro che non era mai stato denunciato. L'uomo per anni si è limitato a dichiarare un reddito annuo di poco più di 3 mila euro, quello di un clochard, mentre in realtà campava come un pascià. Basti pensare che era proprietario di due ville principesche in Sardegna e che tra i vari oggetti di valore che possedeva c'era un quadro di Picasso piuttosto importante e quindi costosissimo. Non conosciamo neppure sommariamente la vita di questo stravagante soggetto, tuttavia è un fatto che i beni sottrattigli ammontano a cifre da capogiro. E qui sorge la domanda delle cento pistole: come hanno fatto gli agenti delle entrate per lustri a farsi sfuggire una preda così ghiotta? Infatti il problema che ci poniamo è il seguente: sappiamo che l'Italia è piena di evasori e quindi ladri, eppure non immaginavamo che potessero cavarsela impunemente per decenni, buggerando gli stessi uffici che a noi non perdonano niente, neanche mille euro inopinatamente sfuggiti alla nostra contabilità.

 

 

Parliamoci chiaro, amici: a me, e suppongo anche ai lettori, accade quasi ogni settimana di ricevere lettere minatorie provenienti da esattori un po' storditi che mi sollecitano di saldare certe mie pendenze inesistenti. Per fortuna dispongo di un commercialista provetto che mi protegge, contestando tali richieste illegittime, altrimenti ogni due per tre dovrei sborsare denaro non dovuto. È incomprensibile il motivo per cui i signorini del fisco pretendano soldi da chi ha versato fino all'ultimo euro alle casse dello Stato, e poi trascurino di fare i conti in tasca a milionari quale il suddetto Jelmoni, titolare di ricchezze ingenti passate in cavalleria per copiose primavere. Pare del tutto evidente che gli apparati addetti alla riscossione dei tributi siano inadeguati, e puntino a dissanguare coloro che sono in regola con le imposte e se ne freghino dei furboni. Viene il sospetto, difficile da fugare, che gli incaricati alla esazione privilegino i disonesti, magari per convenienza (corruzione bella e brutta), e si accaniscano sugli onesti. Se ci sbagliamo ce ne diano prova. Sarà arduo. Pure perché siamo in possesso di dati preoccupanti. Sono pochi i cittadini che ammettono di incassare oltre 200.000 mila euro, mentre la metà dei contribuenti giura di incamerarne meno di 30 mila, il che contrasta con il loro tenore di vita. Significa che i furfanti sono la stragrande maggioranza degli italiani, e il governo che non riesce a incastrarli è loro complice. Se il nostro discorso è astruso e non veritiero qualcuno ce lo dimostri cifre alla mano.

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