Vergogna

Conte assolto da Repubblica, Renato Farina: "Lombardia, chi considera gli italiani carne da coronavirus"

Renato Farina

Chi sono i nemici degli italiani? Chi li considera carne da virus? Gli imprenditori e i loro rappresentanti. Questo è il messaggio che Conte, per il tramite di Repubblica, ha lanciato un momento prima di essere sottoposto a interrogatorio per i fatti della Valseriana, nell'inchiesta della procura di Bergamo che vuole accertare se nella strage di Nembro e Alzano Lombardo, il Covid-19 abbia avuto dei complici a Roma. Ieri il quotidiano romano di Agnelli-Elkan, nei panni di avvocato d'ufficio di Conte e sorpassando in curva il Fatto meglio di un Hamilton, ha proposto a tutta prima pagina un titolo che è una sentenza assolutoria per il premier e un'accusa di infamia per gli industriali: «Zone rosse, le pressioni di Confindustria su Conte». Chiaro no? Il presidente del Consiglio non ha potuto tutelare i comuni di Nembro e Alzano dal contagio, trasformandoli in territori off-limits, perché il pover' uomo ha avuto addosso i cannoni dei grossi imprenditori locali. Era - come si sente dire nel film Il Padrino - «una proposta che non può rifiutare». Lo stesso quotidiano ieri ospitava un'intervista del premier. Nessun pentimento. «Rifarei tutto». Alt! Rifarebbe anche il gesto, propalato dal suo difensore mediatico, di aver assecondato gli interessi di una lobby assetata di sangue e denaro? Oggi vede i vertici di Confindustria. Che dirà loro: colpa vostra, sono innocente dei morti? Oppure: vi ho ascoltati, è stata una dolorosa necessità? Comunque la si veda è un pasticcio, da cui Conte esce malissimo. Nei panni di un dittatore di pasta frolla.

«Rifarei tutto» - Un po' di cronaca. Ieri Conte, godendo delle prerogative del suo status, è stato interrogato non a Bergamo ma a Palazzo Chigi dalla pm Maria Cristina Rota. Tre ore. «Ho ricostruito e chiarito tutto», ha sintetizzato il premier. Questa frase, in combinato disposto con il «rifarei tutto», dice una posizione netta: non ammette errori. Deduca la gentile pm a che cosa sia dovuta la strage della Val Seriana: se essa ha avuto queste dimensioni spaventose è stato dunque per fatalità o per colpe altrui. La pm ha già spiegato, la settimana scorsa, che per legge non era nel potere della Lombardia limitare drasticamente la libertà di movimento dei cittadini. In aggiunta a questa constatazione, già enunciata da Sabino Cassese il 24 febbraio scorso sul Corriere della Sera, secondo cui per queste ordinanze occorre la firma del ministro della Salute, Libero ha pubblicato il documento ufficiale con cui si invitavano le Regioni a sottomettersi alla volontà di Roma, e di non prendere iniziative autonome. Per cui scaricare il barile chiodato addosso al governatore lombardo Attilio Fontana e all'assessore Giulio Gallera è impossibile. E allora? Addosso a Confindustria? Che tristezza. Un ripensamento? Un piccolo mea culpa? Mostrerebbe in Conte quella forza morale che invece si dissolve quando ci si rifiuta di guardare la realtà con umiltà, caricandosi sulle spalle i morti di una battaglia in cui si è atteggiato a generalissimo.

Questioni di coscienza - Ci permettiamo per qualche riga di immaginare cosa sia accaduto ieri prima e durante l'interrogatorio del presidente del Consiglio nell'intimità della sua coscienza. Ci scuserete la modestia del tentativo shakespeariano, ma sia chi scrive sia il protagonista del dramma sono quello che sono. Il sipario si apre a Palazzo Chigi. In primo piano, compare la procuratrice di Bergamo Maria Cristina Rota. Il presidente Giuseppe Conte galante la accompagna: «Si accomodi». Scrivania sontuosa, bandiere d'Italia e d'Europa. Ritratto di Sergio Mattarella. La coscienza intuisce cosa abbia in testa il suo titolare: difesa a oltranza, rivendicazione di purità adamantina. Ed ecco la coscienza dormiente si sveglia e s' impunta: «Dio mio, no. Non farlo. Così facendo umili te stesso e la dignità della carica di presidente del Consiglio. È così semplice dire, a proposito dei sigilli rossi non apposti a Nembro e Alzano: "Ho sbagliato, lo dico col senno di poi. Ma allora chi poteva prevedere l'ecatombe? Ho centinaia di esperti, si contraddicevano, ho compreso che sarebbe crollata l'economia, ho preso dei rischi. Non lo rifarei più. Consideri tutto questo, dottoressa Rota: l'eccezionalità dell'emergenza in presenza di un virus ignoto, forse ho sottovalutato, ma ho agito per il bene"». Sogni. Questo è Conte, non è mica Cossiga dopo il caso Moro. Lasciamo perdere la coscienza di Conte, che dev' essersi suicidata, e passiamo al giudizio politico. Magari il premier avesse avuto la forza di questa confessione non solo davanti alla pm ma al Paese. Niente da fare. Nessuna colpa, ovvio. Nessun errore. Non funziona così, presidente Conte. Infatti. 1. A che cosa serve un premier? A decidere. Si chiama premier perché è il numero 1 e gli compete scegliere. In tempi di emergenza un presidente del Consiglio è più che mai la punta del vertice. Giuseppe Conte questa preminenza se l'è presa tutta. L'ha rivendicata con una forza sconosciuta a qualsiasi altro predecessore in età repubblicana. Lo si evince anche dagli strumenti utilizzati per vietare, chiudere, punire: i Dpcm, cioè Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ascrivibili alla sua totale discrezionalità, non sottoposti né sottoponibili al vaglio del capo dello Stato e neppure del Parlamento. C'è stato in questi mesi uno sfregio alla democrazia costituzionale, rabberciato alla bell'e meglio spesso con rattoppi peggiori del buco, tramite voti di fiducia lampo delle Camere. CHI COMANDAVA? 2. Chi ha la responsabilità suprema di quanto è accaduto e accade in questo Paese? La risposta discende dalla prima. Il presidente del Consiglio deve ascoltare e prendere nota delle segnalazioni di interesse e di disperazione. Di negozianti, industriali, leggere i pareri degli esperti di scienza virologica e di economia. Poi la sintesi è la sua. Logico che le latterie e le discoteche chiedano di tenere aperti i battenti (le chiese no, e questo è un bel mistero), gli imprenditori le fabbriche, gli insegnanti e i genitori gli asili e le scuole. Poi è la politica e in questo caso il premier con il suo governo, vagliato dal Parlamento e si spera in futuro dal voto, ad accettare il giudizio della realtà. La Val Seriana parla! Altro che gettare nella fossa imprenditori e governatori. E quando la gente muore per un suo possibile errore, cedimento, disinformazione, battersi il petto. E se, del caso, offrire la propria testa su un vassoio. 3. Lo farà?