I soliti noti

Che tempo che fa al Parlamento Europeo: David Sassoli chiama Fabio Fazio e Roberto Saviano

Renato Farina

Siamo gente volgare e un po' schematica, ma che i nostri denari versati all'Unione Europea servano alla propaganda del progressismo non ci pare un bel modo per risollevare l'Europa dalla crisi del Covid. Non è che le teorie di sinistra siano un vaccino sicuro per la nostra rinascita. Ma ci tocca inghiottire anche questa trovata timbrata come super-partes, ed invece subdolamente propagandistica, organizzata dal presidente del Parlamento di Strasburgo, David Sassoli, espressione del Partito democratico e del Partito socialista europeo.

L'ex giornalista del Tg1 ha pensato di organizzarsi un talk show, come se non ce ne fossero abbastanza in giro. Una videoconferenza con il timbro della istituzione sul tema a dire il vero non originalissimo: "Idee per un nuovo mondo - Europa, il cambio di paradigma nell'Europa post-Covid". Un titolo come si vede ghiottissimo, una leccornia per cui rinunciare all'ora d'aria e rintanarci tutti quanti in lockdown per non perderci una solo battito di ciglia del magico poker di sapienti planetari. In assenza giustificata di Marx, Lenin e Mao Tze Tung, essendo deceduti, costoro sogno stati brillantemente sostituiti dalla crème della sinistra europea, anche se francamente non ci pare poi molto più viva dei tre signori citati. Ecco così nell'ordine comparire questi personaggi. 1. David Sassoli. La sua carriera è stata prima al Giorno, poi è stato conduttore del Tg1, da lì è finito, più per la faccia che per la testa, come capolista del Partito democratico in Europa. Ha seguito il destino dei volti Rai progressisti, tipo Michele Santoro e Lilli Gruber, anch' essi confluiti a Strasburgo, e poi tornati con le ali peste in tivù. Non così Sassoli, forse anche perché non proprio un fenomeno di share. 2. Roberto Saviano, il cui nome è una garanzia di notorio equilibrio e di rispetto per le altrui posizioni. Chi non ricorda il suo impegno durante il Covid per spingere la magistratura a mettere in galera la giunta lombarda di centrodestra per il caso del Pio Albergo Trivulzio?

È certo uno scrittore noto, ma a che titolo, se non l'essere nemico giurato dei sovranisti e strabiliantemente presuntuoso, viene chiamato a pontificare sotto l'egida del Parlamento europeo? 3. Il terzo italiano della quadriglia è Fabio Fazio. Secondo voi è uno che non conduce abbastanza? Che è ingiustamente messo in ombra, piazzato dietro la lavagna e censurato orrendamente per il suo pensiero così alieno dal pensiero unico e politically correct? Una vittima della cultura dello scarto? Espressione tipica della rabbia di chi in questo periodo di desolazione da virus non ha visto un soldo? Di una cosa siamo certi: non è un esponente dei gilet arancioni di Pappalardo. Ha un garbo da spremuta di albicocche, senza zenzero perché è un po' acidino. Nessuno gli nega compostezza. Si inalbera come Furia cavallo del West solo nel caso sia toccato sul vivo degli emolumenti. Ha perso pertanto il suo famigerato aplomb allorché - in questi mesi di emergenza Covid - ha tirato una sventagliata di parole gentili contro Matteo Salvini, del quale aveva contato col pallottoliere e graduato forse con un algoritmo le critiche ricevute. Ma come, perché Matteo fai così con Fabietto? Non se lo merita. Lui è così favolosamente equidistante tra la sinistra e l'estrema sinistra. 4. Edgard Morin. Qui c'è un salto. Ci leviamo il cappello. Morin è uno dei filosofi più noti di Francia e a livello internazionale. Un abisso di profondità rispetto agli altri tre. Essendo noi sempliciotti ci viene però da notare la sua appartenenza al campo ideologico dei precedenti tre. Imperdibile la lettura di uno dei suoi libri: La mia sinistra, con presentazione di Nichi Vendola, una garanzia.

 

 

Siamo davanti insomma ad un perfetto esempio di come la sinistra intenda la par condicio in Italia e nel mondo. Essa non è basata trivialmente sulla lottizzazione di spazi per aree culturali diverse, tipo destra e sinistra. Sono concetti arcaici, figuriamoci se possono valere nel mondo nuovo post Covid. La nuova par condicio vige tra mestieri. Sia chiaro: non il geometra, l'operaio, l'autista, che avendo problemi di reddito esagererebbero nel lamento, ma si punta in alto: un politico (Sassoli), uno scrittore (Saviano), un giornalista (Fazio), un filosofo (Morin). Il pluralismo semmai è da intendersi in senso geografico. E la spartizione è qui ineccepibile: Sassoli-toscano, Saviano-campano, Fazio-ligure, Morin-francese. Manca solo un tedesco per farci su una disintossicante barzelletta. A dire la verità c'è un problema. Manca una donna. La prossima volta pare sarà cooptata al riguardo Luciana Littizzetto: è perfetta, cretinetta e piemontese.