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Pietro Senaldi: Berlusconi senatore a vita e Prodi al Quirinale, perché conviene anche a Meloni e Salvini

Pietro Senaldi
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«La vecchiaia fa diventare saggi» ha detto Romano Prodi, riferendosi al suo quasi coetaneo Silvio Berlusconi e alla possibilità che, in un modo o nell'altro, dopo le Regionali di settembre, il capo di Forza Italia sostenga la traballante maggioranza giallorossa, o quello che essa diventerà. L'ex leader dell'Ulivo, che ha sfidato e battuto due volte il Cavaliere, capitanando fragilissimi eserciti tenuti insieme solo dall'obiettivo di sbarrare al presidente forzista la via per Palazzo Chigi e disintegratisi causa guerre interne subito dopo aver ottenuto lo scopo, ha addirittura dichiarato che «Silvio al governo non sarebbe un tabù». Come cambiano le visioni del mondo. L'altro lato della medaglia è che la vecchiaia porta, oltre alla saggezza, la consapevolezza che non c'è più tempo da perdere, qualsiasi occasione è l'ultima, e per afferrarla, è lecito venire a patti anche con il nemico di una vita. Romano è soprannominato «Mortadella», ma è nomignolo estetico, che non deve trarre in inganno. La voce curiale e l'aspetto da pacioso reverendo celano un uomo di feroce determinazione e giusta cattiveria. Il suo compagno di collegio negli anni giovanili, e suo ex Guardasigilli, Giovanni Maria Flick, lo ricorda prepotente e dedito al nonnismo. Chi lo conosce, lo descrive dotato di memoria rancorosa e non incline al perdono. Per questo, l'apertura a un rivale che Prodi ha sempre considerato scorretto, fino al punto da rimproverarglielo nel faccia a faccia televisivo da Vespa, prima del voto del 2006, non può essere considerata una boutade. Tanto più che per anni, in uno dei molti processi a suo carico conclusisi con un nulla di fatto, Silvio venne pure accusato di aver corrotto dei parlamentari pur di far cadere Romano.

 

 



 

Vecchi sogni - E allora come mai questa mano tesa verso il rivale di sempre? Il fatto che Forza Italia sia favorevole all'approvazione del Meccanismo Europeo Salva-Stati (Mes) e, all'occorrenza, potrebbe garantire i voti necessari per farlo passare non è una motivazione sufficiente. C'è del personale nel calumet della pace che Romano porge a Berlusconi. Sappiamo che, al di là delle dichiarazioni di facciata, l'ex boiardo della Dc ha ancora un sogno nella vita, quello di approdare al Quirinale, che gli fu negato in una notte di tarda primavera di sette anni fa dalle trame del suo stesso partito, quando lui era già salito sull'aereo per raggiungere Roma dal Mali. Sono ferite che non si rimarginano. Ora Romano ha l'occasione di prendersi una rivincita sui 101 compagni che gli fecero salire la scaletta del velivolo da capo dello Stato e gliela fecero ridiscendere da pollo spennato. Dentro M5S in tanti sarebbero pronti a sostenerlo, Grillo lo sponsorizza apertamente, Renzi è sempre stato favorevole all'opzione, e pure nel Pd ormai gli equilibri sono cambiati e Prodi potrebbe risultare un nome che unisce, con il vantaggio che stavolta, fatta la frittata, non si potrebbe più tornare indietro.

Il peso di Forza Italia - Il sostituto di Mattarella si sceglie nel 2022 e, se il Parlamento dovesse rimanere questo, visto che le Regioni sono passate quasi tutte al centrodestra, i voti di Forza Italia potrebbero risultare decisivi per l'elezione di Romano. Operazione molto più semplice se, come auspica l'interessato, Berlusconi facesse già parte di fatto della maggioranza. Ma il Cavaliere, ben saldo nel centrodestra, dove è tornato a risultare decisivo e svolge ottimamente il ruolo di faccia moderata, perché dovrebbe starci, specialmente ora che Forza Italia ha smesso di crollare nei sondaggi? La risposta è che anche Silvio ha un sogno legittimo, ovverosia la riabilitazione completa, che non può avvenire attraverso l'audio di un giudice defunto che ammette che è stata una porcata condannarlo e neppure attraverso una sentenza della Corte Europea che ne annulli la cacciata dal Parlamento. Berlusconi sogna in grande, come sempre, e punta al laticlavio a vita. Tutta l'operazione mediatica che sta riscrivendo la storia e facendo passare Silvio per una vittima, con tanto di prove, è finalizzata a riabilitarlo agli occhi dell'opinione pubblica, in modo da rendere digeribile una sua eventuale nomina a senatore a vita, alla quale Salvini e Meloni non possono opporsi. E che sarebbe di molto agevolata dal sostegno di Forza Italia alla maggioranza che eleggerà il capo dello Stato, che è poi la stessa che regge il governo Conte bis. Il bello della manovra è che avverrebbe senza lacerazioni nel centrodestra; anzi, forse Salvini e Meloni non aspettano altro, purché si aspettino le regionali di settembre prima di muovere le acque. Con Silvio senatore a vita, Forza Italia farebbe la fine di Scelta Civica di Monti e i voti azzurri potrebbero finalmente essere spartiti tra sovranisti e calendian-renziani. Quanto alle truppe di berluscones, si salvi chi può, e chi ha qualche voto da portare in dote. Al di là delle dichiarazioni di rito, Lega e Fdi sono consapevoli che l'Italia è un bordello e che neppure Mandrake la tirerebbe in piedi dopo la cura giallorossa. Sono partiti guidati da leader giovani e due anni d'opposizione, con il governo delle Regioni in poppa e senza Berlusconi tra le scatole, sarebbero il volano per un trionfo di coppia alle prossime politiche. Quanto a Silvio, la vecchiaia porta saggezza ma toglie tempo. Per un 84enne due anni a dare ancora le carte sono molti. Dopo, si vedrà, tanto l'uomo con l'età non ha perso genio e guizzo e senz' altro saprà inventarsi di nuovo qualcosa.

E gli italiani? - Restano gli italiani, le consuete vittime sacrificali dei giochi di palazzo. Ne hanno viste talmente tante, che digeriranno anche questa; essendo peraltro sempre più numerosi coloro che sono convinti che si stava meglio quando stavamo peggio. Se ce la fanno, Romano e Silvio sarebbero gli unici ad avere attraversato da protagonisti, sui rispettivi fronti, le tre fasi della Repubblica, beffando tutti. Boiardo democristiano e imprenditore socialista ai tempi del pentapartito, leader unitario della sinistra divisa e capo divisivo del centrodestra unito nei loro anni da premier, pensionati d'oro della politica ai tempi dell'anti-casta imperante. r

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