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Giuseppe Conte, Paolo Becchi: "Coronavirus, perché ha negato ai giuristi di vedere i verbali?"

Paolo Becchi e Giuseppe Palma
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A giorni il governo deciderà se prorogare o meno lo stato di emergenza. Nel frattempo però cerca di nascondere i documenti che lo avrebbero indotto a sospendere la democrazia a causa della emergenza epidemiologica. Al fine di sapere cosa è successo per davvero durante la Fase 1, tre giuristi della Fondazione Luigi Einaudi hanno presentato alla presidenza del Consiglio - Dipartimento per la Protezione Civile - istanza di accesso civico generalizzato ai verbali del Comitato tecnico scientifico, per consentire agli italiani di conoscere le motivazioni con le quali sono stati costretti per mesi a non uscire quasi dalle loro abitazioni.

Nello specifico i verbali del 28 febbraio, 1° marzo, 7 marzo, n. 39 del 30 marzo e n. 49 del 9 aprile sui quali il premier Conte ha fondato i suoi Dpcm del 1° marzo, 8 marzo, 1° aprile e 10 aprile. La Fondazione Einaudi non ha fatto altro che chiedere quali fossero le ragioni che giustificavano la sospensione dei diritti costituzionali e della legislazione ordinaria. La presidenza del Consiglio - Dipartimento per la Protezione Civile - ha respinto la richiesta opponendo diversi motivi, tra i quali spicca il divieto di accesso a documenti che sono stati utilizzati per l'adozione di atti amministrativi generali, secondo quanto previsto dall'art. 5 bis, comma 3, del D. Lgs. n. 33/2013 (che a sua volta richiama il primo comma dell'art. 24 della Legge n. 241/1990).

 

 

La Fondazione Einaudi ha proposto ricorso al Tar - Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio. Il 22 luglio il Tar ha depositato propria sentenza con la quale - sorprendentemente - ha accolto il ricorso, ordinando che la sentenza medesima sia eseguita dall'autorità amministrativa, obbligata a rilasciare ai richiedenti copia dei 5 verbali del Comitato tecnico scientifico. Tra le motivazioni in punto di diritto, il Tar evidenzia l'illegittimità del diniego della Protezione Civile accogliendo il primo motivo del ricorso, per «violazione degli articoli 1 e 2 della Costituzione, violazione degli articoli 22, 24 e seguenti della legge n. 241/1990, violazione degli articoli 5 e 5 bis del decreto legislativo n. 33/2013. In sostanza: eccesso di potere per sviamento». Nello specifico, il Tar ha ritenuto che «i verbali in oggetto costituiscono, effettivamente, atti endoprocedimentali prodromici all'emanazione dei Decreti del presidente del Consiglio dei ministri, emanati in attuazione del D.L. 23 febbraio 2020, n.6, al fine di indicare le misure necessarie ad evitare la diffusione del virus Covid - 19 sull'intero territorio nazionale».

Il che in buona sostanza significa che in quei verbali non vi sono semplici suggerimenti o consigli che il Comitato tecnico scientifico avrebbe dato al premier Conte, bensì si tratta - secondo il Tar - di veri e propri atti prodromici, senza i quali il presidente del Consiglio non avrebbe potuto adottare i successivi atti amministrativi (Dpcm) con cui mettere sessanta milioni di italiani agli arresti domiciliari. Per questa ragione non è possibile - per la presidenza del Consiglio/Dipartimento per la Protezione Civile - opporre un diniego di accesso agli atti. Tra pochi giorni sapremo cosa c'è scritto in quei verbali, salvo che la presidenza del Consiglio non presenti ricorso al Consiglio di Stato chiedendo la sospensiva sull'esecutività della sentenza, inaudita altera parte.

La partita si gioca sul filo di lana, staremo a vedere. Ma il problema, al di là del profilo giuridico, è soprattutto politico. Per quale motivo Conte e la Protezione Civile si sono opposti alla divulgazione del contenuto dei verbali del Comitato tecnico scientifico? Cosa c'è scritto dentro? Cosa intendeva coprire Conte? Si sono rivelate attendibili le previsioni degli "esperti" del Comitato? Una cosa comunque è fuori dubbio: finora Conte ha tentato di nascondere le prove sulle quali ha costruito la sopravvivenza politica del suo governo e ora tenta di fare altrettanto con il prolungamento dello stato di emergenza. Su quali documenti si è basato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e su quali si basa il prolungamento dello stato di emergenza? La democrazia, come scriveva Norberto Bobbio è il «governo del potere pubblico in pubblico», Conte invece ormai governa «in privato» con l'aiuto di «esperti», non eletti da nessuno e che dovrebbero rimanere invisibili.

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